luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.

mercoledì 29 giugno 2011

Il contrappasso

Cito da wikipedia.it: "La legge del contrappasso (dal latino contra e patior, soffrire il contrario) è un principio che regola la pena che colpisce i re mediante il contrario della loro colpa o per analogia ad essa.
È presente in numerosi contesti storici e letterari d'influenza religiosa, come ad esempio l'Inferno islamico o la Divina Commedia. [...]
Il contrappasso può essere per analogia o per contrasto: se per analogia, la pena è uguale al peccato, per esempio ipotetico gli alcolizzati sarebbero condannati a bere per l'eternità fino a scoppiare.
Se per contrasto, la pena è diversa dal peccato, per esempio gli alcolizzati non potrebbero assaggiare neanche un po' di birra, però magari ne sentirebbero l'odore per l'eternità."

Singolare il contrappasso che subisce la città di Milano.

Per decenni il capoluogo lombardo ha visto amministrazioni civili del peggior qualunquismo politico destrorso al fianco, invece, di amministrazioni religiose di inusitato progressismo etico e spirituale. Ora che le Potenze Superiori hanno risvegliato le coscienze dei milanesi facendoli virare ad una politica più impegnata, tuttavia li puniscono per contrappasso con la nomina di un arcivescovo tra i più retrogradi che la città potesse immaginare.

Angelo Scola, lombardo di Malgrate, ci insegna che da Azione Cattolica a Comunione e Liberazione il passo è breve.
Il suo personale contrappasso, la pena per la recentissima incoronazione a sommo re della diocesi ambrosiana, avverrà per analogia (da Comunione e Liberazione all'Opus Dei) oppure, come tutti ci auguriamo ed auguriamo allo stesso arcivescovo, per contrasto?
  

martedì 28 giugno 2011

Tremonti e le nozze da melodramma

Girovagando per il web mi imbatto nelle immagini gustose, polpose come una pescanoce, decadenti e vagamente kitsch del matrimonio del nostro ministro per le pari opportunità, la soubrette Carfagna, con un rampollo dell'edilizia vicino a torbidi ambienti ex Dc.

Il solito matrimonio da melodramma; una festa freak di nani e ballerine. Con Brunetta che accanto alla moglie è più patetico di Rigoletto, con il Papi in persona in veste nientemeno che di testimone della sposa (un testimone dello sposo, vi ricorda niente? di cognome fa invece De Mita) e con la solita pletora di volti vecchi e nuovi della politica nazionale vestiti e truccati per la festa, ossia con generose dosi di cerone a nascondere i lineamenti tesi di chi è lì per procacciarsi favori.

Il volto della Carfagna, quasi deforme come Amelia che nel Ballo in Maschera cerca a mezzanotte l'erba stregata che le farà dimenticare pene (volutamente non aggiungo articoli) d'amore, è l'emblema della politica nazionale: ipocrita e ormai prossimo al disfacimento, non ha niente che ricordi nemmeno lontanamente le fattezze radiose di una sposa felice.

Ma per fortuna interviene LUI, il mio politico preferito, il ministro Tremonti: che ovviamente non è invitato a nozze, ma tra un bicchiere di Veuve Cliquot e un vol au vent al pregiato salmone siberiano, viene maledetto dal Papi anche nel momento della festa della sua velina-ministro.
Tremonti: un nome, una garanzia. La serietà che irrompe nel faceto.
Come il tenore che interviene, deus ex machina, a salvare la bella soprano dalle grinfie del baritono malvagio, così il faccione serio di Tremonti, in pericolo se non di vita quantomeno di ministero, ci consola delle smorfie tirate della sposa Carfagna.
 

lunedì 27 giugno 2011

Il cervello non ha sesso

Oggi ricorre il 180° anniversario della scomparsa della matematica Sophie Germain. Nata in una famiglia di liberali francesi filorivoluzionari, la sua vicenda è simile a quella di eserciti di intellettuali di genere femminile, figure dimenticate dalla storia ufficiale, quella dei maschi, e quasi sempre relegate nel pittoresco. Eppure lei, la Germain, ha elaborato teorie importantissime ma oggi sfido a incontrare qualcuno che associ il suo nome ad altri ben più conosciuti nell'empireo matematico: Lagrange e Gauss. I due grandi matematici, in verità, sono entrambi legati alla figura di Sophie Germain: il primo come mentore ai tempi dell'università, il secondo come amico de plume, corrispondente epistolare della brillante matematica.
Cosa ci faceva, alla fine del Settecento, una donna al neonato Politecnico di Parigi, si domanderanno i più realisti dei miei lettori? Ebbene: con un rischioso stratagemma, ossia prendendo l'identità di un mediocre studente maschio iscrittosi e ben presto ritiratosi, la giovane Sophie riuscì ad attirare su di sé l'attenzione nientemeno che del professor Lagrange, il noto pioniere della teoria dei gruppi, che le chiese un incontro personale (lei ovviamente non si faceva vedere in aula) e la smascherò come donna senza per questo smettere di lodarla come matematica.
Gauss, invece, il guru dell'algebra e della geometria, entra nella vita di Sophie attraverso una serie di lettere che lei decise di mandargli per essere incoraggiata nelle sue ricerche proprio dalla massima autorità nel campo degli studi matematici puri e applicati.
Sophie Germain è un'icona per tutte quelle donne che sentono la vocazione per la matematica e per la scienza; la dimostrazione, non propriamente di tipo matematico ma quasi, di come il cervello non abbia sesso.
   

venerdì 24 giugno 2011

L'amore è amore.

Sulla dichiarazione di Veronesi riguardo l'amore omosessuale ha già detto, e molto bene, l'amica gianna nel suo ottimo post.
Che aggiungere?
La biografia di Veronesi è costellata di prese di posizione insolite e talvolta contrastanti: le prese di posizione dei cosiddetti liberi pensatori che finiscono per concepire tutto e il contrario di tutto senza troppi scrupoli morali. Nucleare ed eutanasia, inceneritori e vegetarismo, depenalizzazione delle droghe leggere e sostegno agli OGM, la polenta più insidiosa delle polveri sottili, le donne i cavalier l'arme e gli amori, tutto confluisce in una corrente di pensiero ormai inutilmente provocatoria. E vagamente offensiva: quale amore è più puro di altri?

Ma a ben vedere Veronesi offende se stesso, sua moglie e i suoi sette figli e, gli auguro, innumerevoli nipoti e pronipoti più di tutti quegli etero che si vedono accusati di un amore strumentale e magari (ricordo a Veronesi che in Italia la percentuale di infertilità si attesta intorno al 15-20%) i figli nemmeno li hanno.
Più di tutti quei gay e quelle lesbiche che mi auguro reagiscano con l'amaro in bocca a certi contentini che vengono loro offerti come un inutile e vacuo risarcimento alla totale mancanza di leggi che ne tutelino le scelte.
Più di tutti quei bisex o transgender ai quali Veronesi evidentemente non ha pensato: come li etichettiamo? Come la mettiamo, professore, con la vita che è ben più multiforme e caleidoscopica di quanto possano mai essere multiformi e caleidoscopiche le sue personali teorie?
Professor Veronesi, l'amore è amore. Non saturiamolo dei nostri pensieri in libertà: inchiniamoci in silenzio di fronte alla sua forza.
 

Veronesi e l'omosessualità.

Ammiro Veronesi anche se la sua presidenza all’agenzia per la sicurezza nucleare e le sue dichiarazioni sul nucleare mi hanno fatto storcere il naso.
Questa sua dichiarazione compensa in qualche modo la défaillance: “Quello omosessuale è l'amore più puro, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione [...] l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta”.

In parte concordo con questo suo modo di vedere l’omosessualità, ho sempre pensato che il concetto di amore è talmente esteso ed estensibile che è impossibile mettere dei limiti o fare delle distinzioni. E, in effetti, quella di Veronesi, è una visione assolutamente libera da influenze e preconcetti, direi quasi scientifica.

Veronesi ha fatto queste dichiarazioni rispondendo alle polemiche scatenate in questi giorni dalle dichiarazioni di Virginio Merola, sindaco di Bologna, che penalizzerà le coppie gay nelle graduatorie comunali anche rispetto all’assegnazione della casa, e a quelle del sindaco di Sulmona, Fabio Federico che, augurandosi con tutto il cuore che i suoi figli non fossero gay, ha definito l’omosessualità “un’aberrazione genetica”.

Bene ha fatto Veronesi a esprimere il suo parere autorevole, ma due piccoli appunti però glieli vorrei fare:
-la finalità:
non è detto che una coppia etero si metta insieme per poi procreare e non è nemmeno detto che una coppia omo non desideri avere figli.
-la graduatoria:
più puro, meno puro, non va bene. Non c'è un amore più puro di un altro, se è amore, che sia gay o etero, è amore e basta. L’amore non ha sesso, e va rispettato in qualsiasi forma, perché è una scelta libera e consapevole delle persone.

Credo comunque che la frase di Veronesi sia giusta e opportuna visto il contesto retrogrado e omofobo che c'è ancora in questo Paese, e possa servire a scuotere la coscienza di qualcuno: uno scienziato dalla mente così brillante come Veronesi verrà di sicuro ascoltato. Ma rimane il passo più grosso da fare per sconfiggere l'omofobia: lo Stato deve riconoscere le coppie omosessuali al pari di quelle etero. Pari diritti e pari doveri: matrimonio, divorzio, figli naturali, adozioni, reversibilità delle pensioni, eredità e così via. Solo così saremo veramente un paese libero. 

E se la chiesa è contraria, liberissima di esserlo! I gay si sposeranno solo in comune, adotteranno da orfanotrofi laici, e manderanno i propri figli alle scuole e università statali.

mercoledì 22 giugno 2011

hacker e tettone

Apprendiamo da repubblica.it di una importante svolta nelle indagini a carico di Luigi Bisignani e più in generale nell'inchiesta sulla P4: i dati contenuti nel pc di Bisignani sarebbero stati intercettati mediante l'introduzione di un virus proprio da parte degli inquirenti, segnando così una svolta nell'impiego delle nuove tecnologie, anche al limite del piratesco, al servizio della giustizia.
La notizia è gustosa perché finalmente gli hacker, quei personaggi che sembrano vivere sospesi tra storia e domani, immersi in una passione quasi romantica che sfocia nell'ossessione futuribile e completamente assorbiti in una dimensione che di solito non è quella cui appartengono i comuni mortali, quei personaggi a volte addirittura pericolosi se si mettono in testa di penetrare in reti governative o altro, quei personaggi, dicevo, che tutto sommato mi sono simpatici, sono stati finalmente sdoganati.
Ma non solo. La notizia è gustosa per un altro dettaglio. Avete presente quei virus un po' ingenui perché si basano sulla comune credulità e tuttavia efficaci, quelli che arrivano via e.mail con un allegato (di norma pericolosissimo) dal nome evocativo, diciamo, di tettona.exe, femminasexy.exe oppure, per gli anglofoni più sospettosi, hotpussy.exe?
Ebbene, quei programmini che non devono assolutamente essere aperti di norma vengono invece aperti. Chissà se Bisignani è stato incastrato proprio grazie alla passione per le maggioratedisponibili.exe, uno specchietto per allodole cui è difficile resistere?
  

martedì 21 giugno 2011

Il silenzio sull'Islanda.


Esiste un Paese di 300 mila abitanti che, dopo il fallimento della sua economia nel 2008, si è rifiutato, con un referendum, di pagare i debiti delle sue banche e di socializzare le perdite, arrivando a nazionalizzarle e a denunciare e perseguire penalmente i banchieri responsabili.

Esiste un Paese che ha fatto dimettere il Governo, dissolvere il Parlamento ed ha eletto con procedimento diretto i rappresentanti che dovranno scrivere una nuova Costituzione più democratica e sociale.

Esiste un paese che mette in discussione il sistema dei partiti tradizionali, obsoleto e inefficace per dare soluzione ai nuovi problemi, passa all'elezione diretta dei rappresentanti del popolo, per le loro capacità, onestà e impegno, rompendo la dipendenza dal circolo di potere di ogni partito, iniziando un controllo della ricchezza del Paese con trasparenza e partecipazione cittadina.

E se fosse poco, ha approvato un'iniziativa per trasformare il Paese in un rifugio internazionale per la libertà di stampa, in cui il prossimo Julian Assange potrà lavorare senza essere incarcerato o gli chiudano la pagina web.


Solo che è una rivoluzione diversa, una rivoluzione “pacifica”. Gli Islandesi non hanno fatto manifestazioni tumultuose, barricate infuocate, tirato pietre o bottiglie incendiarie, no, ma stanno facendo quello che di più simile a una rivoluzione si sia mai visto da molto tempo a questa parte in questa zona del mondo. 

Però noi ne siamo appena informati.
Abbiamo visto praticamente in tempo reale tutto quello che è successo e sta succedendo nei paesi arabi, dall’Egitto in poi; quotidianamente siamo informati sui massacri che si compiono in tante parti del mondo, bollettini di guerra a cui siamo ormai assuefatti.

Sarà perché in “tele” le rivoluzioni vengono bene se sono violente? Si sa che la guerra fa audience, la pace invece no.

Oppure….
Non sarà che le mediatiche rivolte arabe non hanno rischio di contagio in Europa, mentre la mobilitazione islandese potrebbe essere fastidiosa, non piacere al sistema?
Non c’è nessun inviato che trasmette dall’Islanda, nessun media ha diffuso il risultato della rivoluzione, nessuna televisione ha trasmesso immagini, nessun analista finanziario ha parlato del fallimento del FMI nella soluzione del problema, nessuno ha paragonato l'Islanda con l'Irlanda o la Grecia.
Un silenzio opaco avvolge tutto quello che riguarda l'Islanda, si è parlato di più del lesbianismo della sua presidente che del referendum di rifiuto del pagamento del debito delle banche e, soprattutto, si sono commentate molto di più le eruzioni del vulcano Eyjafjallajokull e dei suoi effetti devastanti sull'aviazione nello spazio aereo europeo.

Già, credo che la paura sia questa: se trionfasse la rivoluzione sociale, se il modello dell’Islanda si diffondesse, nascerebbe un'alternativa al sistema finanziario e al dominio quasi assoluto del BM e del FMI. Si metterebbe in moto un'evoluzione del sistema dei partiti con la partecipazione diretta dei cittadini nella proposta dei candidati e un'amministrazione più trasparente.
E non sarebbe cosa da poco, destabilizzante sicuramente, per un sistema come il nostro che trova tutte le strategie possibili per restare aggrappato a formule obsolete, privatistiche e clientelari, in tutti i settori, dall’economia alla politica.

Dai nostri media riceviamo invece tante rassicurazioni:
l’Italia non è come la Grecia o l’Irlanda……..
bene….
non potremmo essere come l’Islanda allora?

venerdì 17 giugno 2011

Il paradosso

Come l'accuratezza scientifica di Maurits Cornelis Escher, di cui oggi festeggiamo il compleanno, possa sortire come effetto il completo ribaltamento della realtà e dei punti di vista esistenziali, è un miracolo che ha molto da dire.
La vita multiforme ci sfugge nonostante i nostri tentativi di ingabbiarla nelle regole e nei nostri giudizi. E tanto più si è scienziati veri, tanto meglio e più profondamente si giunge alla conclusione di non poter giudicare, mai.
La realtà produce paradossi che paradossalmente nessuna realtà può spiegare.
Il paradosso di cronaca di oggi è un sindaco di una cittadina ricca di arte e storia e decorata per l'attività antifascista, Sulmona, che da medico sostiene l'aberrazione delle tendenze omosessuali.


Questa è la differenza tra scienza e pregiudizio: la scienza parte dalle regole per arrivare alla vita, il pregiudizio, invece, fa il viceversa. Per il primo percorso ci vuole qualcosa che somigli all'amore e che nel caso di Escher si può universalmente definire arte, mentre nel caso del politicante abruzzese l'unica categoria evocabile è quell'assurdo senz'anima che non ha altre possibili definizioni.
Chissà che cosa penserebbe Escher della sua amata Italia ridotta all'assurdo senz'anima, lui che è propugnatore dell'anima del paradossale. Forse la vedrebbe labirintica e disorientata come in certi suoi dipinti. O forse, amaramente, foscamente e paradossalmente, un dipinto per dipingerci non è possibile.
 

giovedì 16 giugno 2011

Governo patafisico!

Oggi 16 giugno è impossibile non ricordare l'anniversario della scomparsa, in anni recenti, dell'artista e anarchico milanese Enrico Baj, pittore surrealista e un po' grottesco, dal grande impegno politico.


Enrico Baj ha aderito al movimento patafisico, che un intellettuale patinato affermerebbe non avere assolutamente niente a che fare con le chips: in realtà la patafisica, che non è la tua fisica (pas ta physique) e non è nemmeno la pastafisica (pate à physique), è LA SCIENZA DELLE SOLUZIONI IMMAGINARIE. Dunque la si può tranquillamente immaginare anche associata alle patatine.
La patafisica indaga la molteplicità degli universi paralleli al nostro.
La patafisica studia le eccezioni, il particolare, l'assurdo invece che le regole, l'ordinario, l'abitudine.
La patafisica è ciò che è vicino alla metafisica, ossia a ciò che è oltre la fisica.
La patafisica è anarchia, o meglio: la patafisica oltre che rinnegare il potere lo sbeffeggia e lo mette in ridicolo. Un momento storico come il nostro, in cui il potere si mette in ridicolo da solo, è dunque intimamente, inderogabilmente, inevitabilmente patafisico.
 

Tremonti, il Reuccio e lo stato di grazia

I miei lettori mi perdoneranno se anziché parlare del risultato dei referendum propongo ancora un episodio della saga che vede protagonista il mio politico preferito, il ministro Giulio Tremonti, ma l'occasione fa la blogger ladra.
Come non parlare della proposta di riforma fiscale del Nostro? Dimostra un equilibrio che non gli conoscevamo, ma il bello della politica è appunto la sorpresa.

Anzitutto il Nostro, in evidente stato di grazia, propone un sistema fiscale più semplice. Amen.
Secondo di poi, un sistema fiscale senza privilegi (o con meno privilegi). Osanna.
Terzo: l'esempio deve venire dalla classe politica. Alleluja!

Ma attenzione: i commenti a caldo sulla proposta del Nostro non sono teneri; Tremonti fa discutere all'interno della sua stessa area politica.

Alemanno: "Bisogna fare le riforme, ma non si possono fare degli spot elettorali";
La Lega attraverso il suo capogruppo alla Camera: "Valuteremo la sua ipotesi";
Casini: "Per ora sono solo chiacchiere, aspettiamo i fatti".

Il Reuccio, intanto, dopo l'amara sconfitta sul legittimo impedimento non calcola nemmeno di striscio il suo ministro e continua a vedere come prioritaria la riforma della giustizia rispetto a quella dell'economia.
Chissà che cosa intende, convinto com'è sulla tenuta del suo governo come se fosse anch'esso un dono della grazia divina...
 

mercoledì 15 giugno 2011

la parola NOW, la parola ALEMANNO

Il discorso di Lady Gaga all'Europride di Roma mi suscita tre commenti.

1. Nonostante la pochezza della sua musica, Lady Gaga non è una stupida. Chiunque abbia scritto il suo discorso lei lo ha condiviso e diffuso con il cuore e con l'anima. Considerato poi che il suo pubblico include una nutrita schiera di giovanissimi, ecco che una popstar può fare opinione meglio della scuola e della tanto acclamata famiglia. Una bomba, insomma, lanciata proprio da un contesto dove la società è "altra".

2. La sua autocritica nei confronti della società statunitense, dove non è tutto oro quello che luccica, spinge tutti a riflettere sul mito americano che tuttora fa gola a chi i diritti non ce li ha, come a mettere in guardia: c'è ancora molto da fare.
Che è un po' il senso del Pride: festa e diritti, guardiamo a ciò che c'è senza dimenticare di vigilare su ciò che ancora non c'è, anche dietro le righe.

3. La traduttrice del filmato rai diffuso in rete ha omesso un dettaglio fondamentale del discorso di Lady Gaga.
Quando la popstar invita a chiedere giustizia e diritti per tutti, lo chiede adesso: NOW, una parola che esce dalle sue labbra come un grido e forse per questo non è stata compresa. Ma il senso del Pride è anche questo: adesso, o comunque il prima possibile. Non si può ancora attendere, no.

4. I miei attenti lettori obietteranno che i commenti dichiarati erano tre.
Infatti: questo numero 4 non lo è. I fischi della folla nel momento in cui Lady Gaga ha pronunciato la parola ALEMANNO, per l'appunto, si commentano da soli.
 

lunedì 13 giugno 2011

merda d'artista

Chi è Aelita Andre?
L'ennesima bambina-prodigio.
Ovvero, per i più scettici, bambina-business.
In questo lunedi di attesa (attesa per il quorum, attesa per i racconti degli amici di ritorno dal Pride) m'imbatto del tutto casualmente nel suo sito web felice di acculturarmi fin dalle prime ore di un mattino ancora un po' fosco.
E apprendo che esiste una bambina di tre anni, Aelita Andre per l'appunto, che dipinge come Jackson Pollock (o non è piuttosto Pollock a dipingere come lei?) e al quale è stata paragonata in termini di talento ed ispirazione artistica.

Nel frattempo il gatto di casa sale sul pianoforte aperto e mi riproduce per filo e per segno le migliori composizioni di Luciano Berio, e mentre l'operosa ma ormai rottamabile lavatrice tedesca mi allieta con la migliore rievocazione del Quartetto per elicotteri ed archi di Karlheinz Stockhausen, io percuoto i tasti del computer echeggiando i pianissimi di certa tipica produzione del gruppo Nuove Consonanze.

Tutta questa arte intorno a me, che non sono che una povera piccola creatura che annaspa nell'infinito spazio dell'universo, mi mette decisamente a disagio. Meglio sarà che cominci di buona lena a fare i mestieri di casa, per esempio iniziando dal bagno: un bagno ordinario di una casa ordinaria.
Almeno lì sarò sicura di non trovare alcuna traccia della Merda d'artista di Piero Manzoni.
 

domenica 12 giugno 2011

Tremonti e il Ravanello trasformista

Il mio politico preferito, il ministro dell'economia e finanze Giulio Tremonti, già definito con l'azzeccato epiteto di "enigmatico" dall'amica e collaboratrice Gianna, ha preso parte all'assemblea dei giovani di Confindustria.
Il solo fatto che in Confindustria, protagonista sotto le mentite spoglie di Pompindustria (associazione di imprenditori di dubbia moralità) in un bellissimo gioco di parole di Umberto Eco, esista un'assemblea dei giovani, mi sorprende alquanto. Quando poi leggo (fonte: repubblica.it) che il mio eroe Tremonti ha ammesso che in Italia "la crisi non è finita" il mio stupore cresce esponenzialmente.

Perché, mi chiederanno i miei lettori?
Perché qualche giorno fa il grande uomo, contestando i dati resi noti da quel manipolo di fanatici comunisti avulsi dalla realtà e ancora immersi nella temperie marxista-leninista che notoriamente è l'Istat, aveva al contrario dichiarato che l'Italia è "più ricca" rispetto a 10 anni fa.

Donde cotanto trasformismo? Forse dalla frequentazione, nelle fila del medesimo partito, di un altro personaggio dalla variopinta tonalità politica, il buon Sandro Bondi, sindaco comunista nell'alta Lunigiana poi trasferitosi alla Corte del Nano, il cosiddetto Ravanello di Fivizzano per l'inguaribile inclinazione a mostrarsi rosso fuori e bianco (o rosa? o verde? o giallo?) dentro?

Si sa, certi ortaggi dal forte sapore a lungo andare sono indigesti e, a mangiarne troppi, rimangono sullo stomaco.
Suggerisco a Tremonti una buona dieta depurativa: grazie alla proverbiale lucidità che deriva da una più agevole digestione l'Italia, che guarda caso si è impossessata proprio dei colori dell'ostico molestatore di mucose gastriche, gli apparirà più facilmente per quello che è.
 

sabato 11 giugno 2011

meglio ricchioni che berlusconi

MEGLIO RICCHIONI CHE BERLUSCONI non è un'ansa appena battuta:
è una universale indiscrezione che trapela dall'Europride in corso oggi a Roma.

Un sussurro che si trasformerà in un grido.

Una brezza che diventerà un benefico uragano.

Uno scossone simpatico, autoironico ed efficace che viene dall'altro mondo, quello arcobaleno di chi festeggia e intanto con gioia afferma i propri diritti, la propria dignità e, in fin dei conti, la propria esistenza al mondo.

Il mondo è bello perché è variopinto. Un pensiero agli amici che sono in questi giorni al Pride e un GRAZIE per la fantasia di questo slogan di cui, contateci, ci approprieremo tutti.
  

Il vino e l'EuroPride.

Notizia del tg (uno qualunque, tutti hanno dato questa grande notizia):

il nostro Paese è campione mondiale nel settore vitivinicolo, è il primo produttore di vino al mondo scavalcando così i cugini francesi. Inoltre, per il vino, il nostro Paese spicca anche in qualità e per esportazioni, con crescite robuste in Paesi come gli Stati Uniti nonostante l’imperante contraffazione dei prodotti made in Italy.

Che dire? Bene! Una volta tanto siamo ai primi posti, ed è anche bello sapere cose del genere, nemmeno io sono immune da un certo campanilismo. Peccato però che questa prima posizione non abbia un così alto valore ideologico e non serva a renderci  un paese vivibile in termini di rispetto dei diritti umani. Perché ci sono altre cose che non vengono dette, o che vengono deviate dal significato originale,  dai vari tg e di cui non possiamo essere altrettanto orgogliosi.
Mi riferisco all’EuroPride romano.
È vero, la stampa italiana non ha perso l’occasione di dare notizia dell’EuroPride romano, ma contando più sull’immagine fotogenica, e anche un po’ piccante di una Lady Gaga avvezza a trovate scandalose che piacciono tanto ai lettori orfani delle cronache del bunga bunga. In realtà approfondire il perché la cantante abbia deciso di schierarsi a favore dei diritti di gay, lesbiche e transessuali in Italia potrebbe risultare molto meno accattivante. Si, perché se i colori dell’arcobaleno, che per l’occasione dipingono le porte di ingresso della città eterna, sono il simbolo del variegato universo lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) , ci sono altri colori altrettanto rappresentativi per il medesimo universo.
Una cartina geografica dell’Unione Europea dal titolo Rainbow Europa (maggio 2011) preparata dall’Ilga Europe (International Lesbianand Gay Association), riporta uno studio sulla situazione dei diritti legali e dell’uguaglianza concessa agli omosessuali nei diversi paesi europei. 


Sono da sottolineare naturalmente quelle regioni in rosso in cui vengono messe in atto pesanti discriminazioni e violazioni dei diritti umani.
I primi: dal verde scuro al giallo, il massimo del rispetto.
Dal rosso chiaro al bordeaux-quasi nero i secondi.
Così se paesi dell’Est europeo come Russia, Ucraina e Moldavia, nettamente rossi, sono separati dalla civile Europa verde da una fascia di paesi “gialli” come Polonia (dove comunque ci sono dei grossi problemi a dichiararsi omosessuali), Romania e Bulgaria…………….
l’Italia è tristemente grigia.
Zero.
Semplicemente in Italia non c’è nessun diritto per gli omosessuali.
E, vista l’ennesima bocciatura della legge sull’omofobia in Commissione Giustizia, nemmeno nessun interesse a tutelare i diversi orientamenti di genere dalle violenze e dalle discriminazioni che subiscono. Forse questo assume ancor più valore se pensiamo che la Città del Vaticano, influente per qualsiasi governo in carica, sta a quota meno due in linea con la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaijan. 
Insomma, passano le stagioni politiche e i governi, ma la famiglia rimane sacra per tutti……….
però……
possiamo sempre consolarci con un buon bicchiere di vino…..

venerdì 10 giugno 2011

i Robin Hood del terzo millennio

La preziosa Wikipedia, come sempre illuminante anche sulle questioni politiche, ci informa qui sulle principali posizioni ufficiali dei vari partiti in vista dei referendum di domenica e lunedi.

La lettura, che consiglio, è sorprendente per un notevole dettaglio folkloristico: un paio di partiti, simpaticamente schierati su posizioni molto democratiche e inclini a considerare la legge uguale per tutti, propongono di votare sì per i primi tre quesiti, acqua pubblica e nucleare, mentre caldeggiano l'astensione per il quarto quesito, quello sul legittimo impedimento; il che, in tutta franchezza, mi pare sia un po' come rubare ai poveri per dare ai ricchi.

O meglio: un po' come chiedere al povero di rubare per poi dare al ricco. Perché ovviamente lassù, nella foresta di Sherwood, i novelli Robin Hood del terzo millennio non si sporcano le mani.
  

Tremonti e il Duce a cavallo

Una nuova appassionante avventura per il mio politico preferito, il ministro Tremonti.
L'eroe dell'economia nazionale è oggi alle prese con la formale richiesta, avanzata dal presidente della provincia di Bolzano, di poter procedere alla copertura del bassorilievo raffigurante Mussolini che campeggia sulla facciata del palazzo delle finanze della città altoatesina.
Povero Tremonti, chissà che cosa starà pensando. Tutte a me, probabilmente. Oppure: è mai possibile che in più di sessant'anni nessun emerito simpaticone ci abbia mai pensato prima?

Ecco che al nostro eroe tocca l'incombenza di formalizzare l'inizio dei lavori di copertura dell'effigie tra mille polemiche: perché c'era già una lettera di Bondi in proposito eppure l'iter, seguìto manco a dirlo alla lettera dalle autorità altoatesine, prevede l'intervento del ministro dell'economia che, in quanto titolare della competenza sull'immobile in questione, non può esimersi dall'autorizzare ciò che comunque i bolzanini hanno (per fortuna) già deciso di autorizzarsi per conto loro.

Questo è quanto.
La dolente immagine verrà dunque coperta sul palazzo delle finanze di Bolzano grazie all'intervento subitaneo del Nostro?
Lo scopriremo nella prossima puntata.
 

giovedì 9 giugno 2011

la storia delle persone e non dei personaggi

A metà maggio si è svolto l'annuale Sinodo della CELI, la Chiesa evangelica luterana in Italia, che ha visto una piccola grande decisione, di quelle che non hanno troppa risonanza nei media ma dalle conseguenze epocali: quei gesti che fanno la storia piccola, minima, quotidiana, la storia delle persone e non dei personaggi.

Vengo al dunque: il Sinodo dei luterani ha approvato a stragrande maggioranza l'introduzione della benedizione per coppie non tradizionali, etero ed omosessuali.

 "La benedizione delle unioni di vita non tradizionali riguarda le coppie sia etero che omosessuali” ha commentato la presidente del Sinodo Christiane Groeben. “Riteniamo infatti che il compito della chiesa sia quello di accompagnare i cristiani nel loro percorso di vita ascoltando la Parola di Dio e osservando i cambiamenti sociali. E quello che osserviamo è che nel campo delle relazioni umane esiste una molteplicità di comunioni di vita, comprese quelle omosessuali, vissute in maniera responsabile e basate sulla volontarietà, sulla continuità e la fiducia, verso cui la chiesa ha delle responsabilità pastorali che non può eludere”.

Ma non è tutto. All'interno del documento stilato dal Sinodo dei luterani in Italia si legge che “l’omosessualità fa parte delle espressioni della sessualità, quindi rappresenta una condizione naturale”. Per questo “la condanna morale dell’omosessualità non può essere in nessun modo giustificata”.
 
Cosa aggiungere a queste parole dense di umanità, speranza, fede, coscienza civile? Parole che guarda caso vengono dal basso: da persone e non dai soliti personaggi cui i media ci hanno abituati.
 

Una teoria buttata lì...


La mia teoria è piuttosto semplicistica, me ne rendo conto, ma non sono un’economista e ho tutte le scusanti, però, pur nella mia limitata conoscenza della materia, sono arrivata a fare questo ragionamento:
in questo sistema economico i redditi vengono distribuiti in funzione del contributo fornito dagli agenti economici alla produzione del valore.
Dovrebbe funzionare così (mi si corregga se sbaglio): i produttori producono ed incassano profitto, quelli che lavorano alla produzione percepiscono reddito, i consumatori quel reddito lo spendono.
Quando sul mercato stazionano più merci di quelle che il reddito disponibile dei consumatori consente di smaltire, quell’eccesso svaluta il valore di quella produzione, riduce il contributo dei produttori, brucia ricchezza.

Così si entra nella crisi. 

Se invece i consumatori dispongono di reddito adeguato a smaltire le merci, viene restituito valore a quelle merci; così che, una volta consumate, debbono essere prodotte di nuovo generando nuovo valore, nuovo lavoro e crescita economica. 

Da qui si deduce come vi sia più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre e quindi si dovrebbe apprezzare quel valore, quel ruolo, quella responsabilità.

Redistribuire la ricchezza per andare oltre la crisi.

E per fare questo si dovrebbe ripristinare la capacità di acquisto dei consumatori.

Non potrebbe essere così che si da’ una stoccata alla crisi?
È troppo semplice? Forse, ma qualcuno ne parla mentre i politici divagano: la sinistra dice vedremo, la destra nicchia e quelli del centro…boh?
Già, la politica, tutta fuoco e fiamme, parla d’altro mentre la crisi rigurgita crisi e un quarto della popolazione italiana non riesce a pagare le bollette, le rate del mutuo e non riesce a far fronte neppure alle più piccole spese impreviste, per non parlare della gente, sempre più numerosa, che va a mangiare alla Caritas.
Forse, se si immergesse in questi problemi, che sono quelli fondamentali, potrebbe pure ritrovare un po’ di credito di ruolo…..forse.

martedì 7 giugno 2011

La mela avvelenata

Il controllo sulla sessualità, argomento su cui oggi non racconterò una favola bensì l'amara realtà, è uno dei bocconi avvelenati più subdoli e pericolosi della storia del potere dell'umanità sull'umanità.

Un 7 giugno dei sessuofobi anni '50 ingurgita la sua mela avvelenata il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, facendo il suo ingresso nell'eternità in maniera un po' diversa dalla dolce stucchevole fortunata Biancaneve.

Turing è un personaggio tanto geniale e affascinante quanto scomodo.
Durante il secondo conflitto mondiale è impegnato nella decrittazione di codici bellici tedeschi, italiani e giapponesi, permettendo di fatto agli Alleati di vincere la guerra. In tutta risposta il governo britannico, pazzesco ma vero, lo accusa del "reato di omosessualità" in un periodo in cui questa vergognosa affermazione è ancora possibile.
In seguito ad incaute dichiarazioni riguardo la propria sfera sessuale, rilasciate nel corso di un processo in cui il matematico accusa di furto un uomo da lui stesso ospitato, Turing viene costretto alla castrazione chimica che ovviamente gli devasta il bel corpo atletico e l'ancor più bella ed ancor più atletica mente. Le conseguenze della massiccia assunzione di ormoni femminili lo spingono al suicidio mediante la mela avvelenata di cui sopra.

Così l'Inghilterra, una delle più antiche democrazie europee, ringrazia le proprie risorse umane: da Wilde a Turing passano molti, troppi anni, che mostrano come sia difficile imparare dai propri errori. Parentesi: un altro morto il 7 giugno quantunque in circostanze meno drammatiche, Forster, inglese anche lui, pubblicherà solo postumo il proprio romanzo sull'omosessualità. Sarà un caso?

Cinquant'anni dopo quei fatidici anni '50 (il che non è male, considerati i secoli impiegati dalla Chiesa per fare pubblica ammenda dei roghi dell'Inquisizione), il governo britannico chiede ufficialmente scusa per il suicidio di Turing. Ma quali sono le speranze per il futuro in un'Europa in cui non esiste ancora, di fatto, la possibilità di godere degli stessi diritti per eterosessuali ed omosessuali? Ed anzi, un'Europa in cui ci troviamo ancora a distinguere tra eterosessuali ed omosessuali?
Una mela avvelenata che siamo costretti ad ingurgitare tutti i giorni.