luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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sabato 14 gennaio 2012

L'unico frutto della discordia

A sentir parlare di banane, quei buoni frutti ricchi di fosforo che piacciono un po’ a tutti, la prima psichedelica associazione di idee è pensare alla fantomatica eppure famosissima Repubblica delle banane: luogo ideale in cui sarebbe costantemente in vigore, secondo Wikipedia, un regime politico «instabile, dove le consultazioni elettorali sono pilotate, la corruzione è ampiamente diffusa così come una forte influenza straniera. [...] Per estensione il termine è usato per definire governi dove un leader forte concede vantaggi ad amici e sostenitori senza grande considerazione delle leggi e mettendo alla porta coloro che non l’hanno votato o appoggiato in senso economico e/o politico».
La popolarità che il dolce e sostanzioso frutto da sbucciare ha raggiunto in questi giorni non riguarda, però, né il famoso film di Woody Allen «Il dittatore dello stato libero di Bananas» e nemmeno, a scanso di equivoci, la situazione politica nostrana: la tropicaleggiante simpatica banana richiama semmai una ennesima querelle sul copyright, che concerne stavolta i cosiddetti diritti di sfruttamento di un logo celeberrimo, appunto la banana della copertina del disco che i Velvet Underground hanno pubblicato nel lontano e ormai mitico 1966, disegnata per il gruppo musicale nientemeno che da Andy Warhol in persona. La disputa è la seguente: poiché il logo pop, i cui diritti sono gestiti dalla Andy Warhol Foundation, richiama anche in maniera inequivocabile l’immagine dei Velvet Underground, questi ultimi chiedono (non, va da sé, a ritmo di rock bensì a suon di avvocati) una parte del malloppo.
La malinconica banana, che nella copertina delle primissime copie del disco uscì addirittura in versione sbucciabile con tanto di interno ambiguamente rosa, anch’esso partorito dal genio congiunto del leader dei Velvet, Lou Reed, e del suo amico Warhol, vede oggi tramontare il proprio mito: dietro le grandi amicizie, ormai, spuntano inesorabili le questioni di soldi. Ma tant’è.
Altro che Velvet Underground: oggidì, con i tempi che corrono, non si può più cantare nemmeno «l’unico frutto dell’amor / è la banana / è la banana». Il nostro amato frutto giallo non espone più il proprio ambiguo cuore rosa custodito dalle ammiccanti parole peel slowly and see, sbuccia lentamente e vedrai, bensì un prosaico verde-bigliettoni assai più consono alla società moderna. Morto il ’68, anche il ’66 comincia a non sentirsi troppo bene. Carenza di fosforo?
 

sabato 3 dicembre 2011

Hamburger omofobo per George Michael

Fa discutere il blog del gruppo, fino a ieri fantomatico, che risponde al nome di Christians For A Moral America, compagine fondamentalista dai toni apocalitticamente omofobi balzata all’onore della cronaca per un post pubblicato il 29 novembre scorso dal testuale ed evocativo titolo di: «Un’altra vittima dello stile di vita omosessuale; George Michael sul letto di morte».
In particolare fa discutere la conclusione del breve articolo i cui simpatici autori pregano affinché George Michael, omosessuale impenitente tuttora ricoverato in condizioni critiche per una grave polmonite, per salvarsi dalle fiamme eterne dell’inferno trovi ravvedimento mediante la conversione a Cristo «in his last days», nei suoi ultimi giorni, affermazione da cui si evince il dono di profezia di cui i Cristiani Morali sono dotati, almeno nel caso in questione, spacciando la nota popstar britannica come già quasi nella tomba.


Anche il resto dell’articolo, comunque sia, è un capolavoro di veggenza.
I Christians sanno per certo che la polmonite di George Michael è chiaro sintomo di quell’AIDS di cui sicuramente il depravato cantante è affetto, e che senz’ombra di dubbio il divo ha conosciuto gli abissi di abbrutimento del tunnel della droga e le più disparate e terribili malattie veneree.
Il segno estremo dell’abiezione è costituito poi dal singolare coming out del cantante, sorpreso durante un rapporto omosessuale consumatosi in una toilette pubblica che probabilmente i Cristiani Morali immaginano affollata di rispettabili mamme con lamentosi bimbi incontinenti al seguito, anziane signore dignitose cui l’età ha regalato il privilegio di un continuo stimolo a urinare e altre categorie umane dotate di solenne moralità nonché del sacrosanto diritto di lanciare maledizioni a destra e a manca, alla cui presenza l’osceno George Michael, circondato di maschioni assatanati, avrebbe sbottonato il proprio impermeabile.

D’altra parte non è lecito aspettarsi, dai Christians For A Moral America, argomenti più fantasiosi.
Scorrendo il loro blog, che nei toni pare la copia carbone, ma con grafica più dignitosamente severa, del nostrano Pontifex.Roma.it, il chiodo fisso è sempre il medesimo: l’omosessualità.
Veniamo ad apprendere infatti che un misterioso hacker, della cui identità nulla è certo se non che si tratta di «un omosessuale», avrebbe teso un bieco tranello informatico al degno blog, sventato poi dalla fantomatica «giustizia». Forse divina?
Scopriamo che in America esiste una catena di ristoranti, i Chick-Fil-A, di fronte ai quali la politica buonista del McDonalds è roba da pivelli, che con donazioni sostengono le associazioni cristiane pro life e che sono oggetto di sistematici boicottaggi da parte, manco a dirlo, «degli omosessuali»; chiunque intenda far conoscenza con gli adepti del movimento Christians For A Moral America sa dunque dove invitarli per un buon hamburger di pollo.

Ma non è tutto. Con un preziosismo neolinguistico degno degli Accademici della Crusca, i suddetti militanti etichettano i post che trattano di omosessualità come Gaystapo: apprendiamo così che una lobby omosessuale minaccia il mondo al pari dei giovanotti «venuti dal Brasile» del famoso film sui replicanti hitleriani.
Di questo pericoloso universo sotterraneo il povero George Michael, icona sexy degli anni ottanta e novanta, dal suo letto di ospedale probabilmente non conosce alcunché. Buon per lui. Gli auguriamo di poter presto sorridere delle maledizioni lanciate al suo indirizzo e festeggiare l’auspicabile guarigione con un bell’hamburger. Ma non da Chick-Fil-A.
   

sabato 26 novembre 2011

Cicciolina for president!

Nata a Budapest il 26 novembre del 1951, l’onorevole pornodiva Cicciolina, al secolo Ilona Staller, approda in forma smagliante alla fatidica soglia dei sessanta.



Con l’abituale insalatona mista di kitsch e candore, colori pastello e rossetti da vamp, fiaba e sensualità, Cicciolina ci accoglie nel suo sito ammiccante come sempre; ci racconta i retroscena della sua ormai lunga esistenza di icona del sesso tra cui, gustosissimo, l’incontro con Berlusconi nel lontano 1974, che «con il suo aereo privato» le fece scoprire una delle più belle isole della Grecia, lasciando ai lettori il divertimento di immaginarsi quale; ci racconta l’episodio in cui persino Nilde Iotti la applaudì nel corso di un suo discorso «contro la violenza sulle donne», e infatti le immancabili animazioni web, irresistibili per chiunque e dunque figuriamoci per Cicciolina, le regalano occhi sfavillanti come quelli di una pasionaria o di una principessa austroungarica.

In effetti, a ben vedere, un po’ principessa e un po’ pasionaria Cicciolina la è stata. E non tanto del porno quanto dei diritti civili. Tutto si può dire della grottesca, improbabile accoppiata Cicciolina-Pannella, la Bella e la Bestia, ma non che non abbiano compreso come l’affermazione dei diritti civili passi anche attraverso una presa di coscienza del proprio corpo e della propria sessualità che in questi nostri tempi, purtroppo, latita irrimediabilmente. Di corpo e sessualità né si parla, né si ascolta chi ne parla.

Non c’è dunque da stupirsi se, ripercorrendo la carriera di Cicciolina, il clamore suscitato dalla sua candidatura a parlamentare della nostra sciagurata Repubblica ha riguardato il suo mestiere, come se sedere a Montecitorio e guadagnarsi il pane nel mondo del porno si escludano a vicenda in virtù di qualche fantomatica postilla costituzionale.
Viene altresì da pensare che i ventimila che compatti l’hanno votata siano stati abbagliati, per parafrasare una nota pubblicità di mentine di moda giusto in quell’epoca, più dal buco che dalla donna intorno: il sesso stuzzica e tuttavia, almeno nel Belpaese, si fa ma non si dice. Una gnocca a Montecitorio, sebbene non siano state quelle le intenzioni di Pannella né della stessa Cicciolina, non è mai sgradita.

Eppure lei, la pornodiva che ha fatto storia, nel ruolo della paladina del sesso libero e senza inibizioni, della lotta all’AIDS, dell’inquietante fenomeno della violenza sulle donne è perfetta. Nel labirinto di argomenti tabù, affrontati abitualmente con ideologia, con falsi pudori o, quel che è peggio, con malinteso senso della religiosità, i brillantini virtuali negli occhi di Cicciolina sono un faro di coerenza.
Non a caso quando il nostro ex presidente del Consiglio ormai agli sgoccioli ha proposto, come nuovo nome per il suo partito, quello indubbiamente evocativo di Forza Gnocca, pochissimi hanno associato la sortita berlusconiana al più antico e più serio Partito dell’Amore di cicciolinesca memoria. Sarà un caso? O forse, su e giù per uno Stivale stretto tra le escort ipocritamente travestite da suore di Silvio e le suore neppure travestite da escort di Mario, di politici come l’onorevole Ilona Staller si comincia a sentire decisamente la mancanza
   

lunedì 18 luglio 2011

Due donne a confronto

Che cosa accomuna la scrittrice anglosassone Jane Austen e la mistica carmelitana Elisabetta della Trinità?
Anzitutto la data odierna del 18 luglio.

Il 18 luglio del 1817 muore la scrittrice e il 18 luglio del 1880 nasce la mistica.
Ma non solo.
Le due figure di donna sono vicine nella vita spesa al di fuori del matrimonio;
vicine nella passione per il dialogo (letterario in un caso e interiore con Dio nell'altro, ma sempre specchio della propria multiforme dimensione emotiva);
vicine nella morte sopraggiunta in entrambi i casi per via di un male autoimmune ai tempi incurabile, il morbo di Addison che colpisce, dicono gli scienziati, in prevalenza le donne.

Forse la malattia le ha poste dinnanzi alla sofferenza in un modo sorprendentemente simile, la colta figlia di un reverendo anglicano e la vivace mistica cattolica, tanto da far affermare all'una:
"un progetto che promette soltanto delizie non è possibile che riesca"
e all'altra:
"non posso dire di amare la sofferenza in se stessa, ma l'amo perché mi rende conforme a colui che è il mio Sposo"
   

mercoledì 13 luglio 2011

Evviva la vita!

Il 13 luglio del 1954 moriva una delle più grandi figure di artista del nostro secolo, la messicana Frida Kahlo.

La pittura di Frida non è soltanto la rappresentazione della sua realtà interiore, come ella stessa ebbe a dire in una celebre frase: la sua pittura libera finalmente la donna, per la prima volta nella storia della raffigurazione, dagli stereotipi di uno sguardo idealizzato sulla femminilità e le restituisce la dignità verista di soggetto artistico autentico.

Le donne di Frida sono una: se stessa.
Raffigurata con impietoso realismo ma come in un archetipo dalla suggestione arcana, precolombiana quasi, della stessa idea di femminilità, la donna di Frida è un modello efficacissimo e non di rado doloroso nel quale ognuna di noi può trovare una parte, piccola o grande che sia, della propria essenza.

In un modo per noi quasi inconsapevole Frida ci richiama a noi stesse e all'incontro-scontro con la nostra realtà fatta di buone e cattive qualità, di difetti e di bellezza, di fantasmi interiori e quiete pacificante, di origini e di futuro, di sofferenza e di fede immensa nella vitalità dell'esistenza.

Evviva le donne, evviva Frida che segna non soltanto la storia dell'arte ma anche la storia delle donne: la storia interiore di ciascuna delle sue spettatrici-interlocutrici, finalmente libere di mostrare se stesse, nella vita quotidiana, con la dignità e la verità di una imperfezione che rende tutto più interessante.

Evviva gli uomini, cui Frida offre se stessa e il coraggio di uno sguardo autentico sulle donne. Un gesto che mancava. Un gesto del quale si sentiva la necessità. Un gesto che libera.

Evviva l'arte che ci ha regalato il talento psicanalitico di una donna speciale. Una donna che dal proprio percorso di dolore ha saputo trarre profonde riflessioni su se stessa e sulla società e che, nonostante le esperienze di malattia e sofferenza anche fisica, ha tenuto salda la propria fede nella vita: quella vera.
Evviva la vita!
 

il caldo

Fa molto caldo a Parigi il 13 luglio del 1793: un caldo record che impedisce la pubblica esposizione delle spoglie mortali di Jean-Paul Marat, assassinato nella vasca da bagno da Charlotte Corday.
L'enigma della morte di Marat, una esecuzione apparentemente priva di moventi politici, permane tuttora. Forse è il caldo che dà alla testa e spinge la giovane Charlotte al gesto estremo.
Il caldo e la rivoluzione.

In quei caldi anni la rivoluzione è una evoluzione involutiva: per il caldo o per l'ambizione individuale i rivoluzionari si attaccano fra loro anche in maniera molto violenta e la storia personale di Marat, il principe dei sospetti e delle accuse rivolte alla buona fede di altri rivoluzionari, magari provenienti da una classe sociale diversa dalla sua, ne è un brillante esempio.
Da wikipedia apprendo che Marat era ossessionato da una misteriosa malattia che lo costringeva a frequenti immersioni in una singolare vasca da bagno, la medesima nella quale trova la morte per mano della Corday, che con un solo fendente spalanca a Marat il regno dell'eternità.

Sulle motivazioni di Charlotte il velo di un'afa silenziosa: ella è ghigliottinata dopo soli quattro giorni dal delitto che vede forse protagonista il suo spirito obnubilato più che autentiche ragioni politiche. Ma chissà.
L'economia in quegli anni è calda: involutiva anch'essa.
Esiste un re accusato di orge e di sperperi.
Il caldo normalmente non sopisce le coscienze bensì le anima: ma il troppo caldo le annebbia e spinge il popolo contro il popolo.

Anche oggi fa molto caldo qui da noi.
 
 

lunedì 27 giugno 2011

Il cervello non ha sesso

Oggi ricorre il 180° anniversario della scomparsa della matematica Sophie Germain. Nata in una famiglia di liberali francesi filorivoluzionari, la sua vicenda è simile a quella di eserciti di intellettuali di genere femminile, figure dimenticate dalla storia ufficiale, quella dei maschi, e quasi sempre relegate nel pittoresco. Eppure lei, la Germain, ha elaborato teorie importantissime ma oggi sfido a incontrare qualcuno che associ il suo nome ad altri ben più conosciuti nell'empireo matematico: Lagrange e Gauss. I due grandi matematici, in verità, sono entrambi legati alla figura di Sophie Germain: il primo come mentore ai tempi dell'università, il secondo come amico de plume, corrispondente epistolare della brillante matematica.
Cosa ci faceva, alla fine del Settecento, una donna al neonato Politecnico di Parigi, si domanderanno i più realisti dei miei lettori? Ebbene: con un rischioso stratagemma, ossia prendendo l'identità di un mediocre studente maschio iscrittosi e ben presto ritiratosi, la giovane Sophie riuscì ad attirare su di sé l'attenzione nientemeno che del professor Lagrange, il noto pioniere della teoria dei gruppi, che le chiese un incontro personale (lei ovviamente non si faceva vedere in aula) e la smascherò come donna senza per questo smettere di lodarla come matematica.
Gauss, invece, il guru dell'algebra e della geometria, entra nella vita di Sophie attraverso una serie di lettere che lei decise di mandargli per essere incoraggiata nelle sue ricerche proprio dalla massima autorità nel campo degli studi matematici puri e applicati.
Sophie Germain è un'icona per tutte quelle donne che sentono la vocazione per la matematica e per la scienza; la dimostrazione, non propriamente di tipo matematico ma quasi, di come il cervello non abbia sesso.
   

giovedì 16 giugno 2011

Governo patafisico!

Oggi 16 giugno è impossibile non ricordare l'anniversario della scomparsa, in anni recenti, dell'artista e anarchico milanese Enrico Baj, pittore surrealista e un po' grottesco, dal grande impegno politico.


Enrico Baj ha aderito al movimento patafisico, che un intellettuale patinato affermerebbe non avere assolutamente niente a che fare con le chips: in realtà la patafisica, che non è la tua fisica (pas ta physique) e non è nemmeno la pastafisica (pate à physique), è LA SCIENZA DELLE SOLUZIONI IMMAGINARIE. Dunque la si può tranquillamente immaginare anche associata alle patatine.
La patafisica indaga la molteplicità degli universi paralleli al nostro.
La patafisica studia le eccezioni, il particolare, l'assurdo invece che le regole, l'ordinario, l'abitudine.
La patafisica è ciò che è vicino alla metafisica, ossia a ciò che è oltre la fisica.
La patafisica è anarchia, o meglio: la patafisica oltre che rinnegare il potere lo sbeffeggia e lo mette in ridicolo. Un momento storico come il nostro, in cui il potere si mette in ridicolo da solo, è dunque intimamente, inderogabilmente, inevitabilmente patafisico.
 

lunedì 13 giugno 2011

merda d'artista

Chi è Aelita Andre?
L'ennesima bambina-prodigio.
Ovvero, per i più scettici, bambina-business.
In questo lunedi di attesa (attesa per il quorum, attesa per i racconti degli amici di ritorno dal Pride) m'imbatto del tutto casualmente nel suo sito web felice di acculturarmi fin dalle prime ore di un mattino ancora un po' fosco.
E apprendo che esiste una bambina di tre anni, Aelita Andre per l'appunto, che dipinge come Jackson Pollock (o non è piuttosto Pollock a dipingere come lei?) e al quale è stata paragonata in termini di talento ed ispirazione artistica.

Nel frattempo il gatto di casa sale sul pianoforte aperto e mi riproduce per filo e per segno le migliori composizioni di Luciano Berio, e mentre l'operosa ma ormai rottamabile lavatrice tedesca mi allieta con la migliore rievocazione del Quartetto per elicotteri ed archi di Karlheinz Stockhausen, io percuoto i tasti del computer echeggiando i pianissimi di certa tipica produzione del gruppo Nuove Consonanze.

Tutta questa arte intorno a me, che non sono che una povera piccola creatura che annaspa nell'infinito spazio dell'universo, mi mette decisamente a disagio. Meglio sarà che cominci di buona lena a fare i mestieri di casa, per esempio iniziando dal bagno: un bagno ordinario di una casa ordinaria.
Almeno lì sarò sicura di non trovare alcuna traccia della Merda d'artista di Piero Manzoni.
 

martedì 7 giugno 2011

La mela avvelenata

Il controllo sulla sessualità, argomento su cui oggi non racconterò una favola bensì l'amara realtà, è uno dei bocconi avvelenati più subdoli e pericolosi della storia del potere dell'umanità sull'umanità.

Un 7 giugno dei sessuofobi anni '50 ingurgita la sua mela avvelenata il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, facendo il suo ingresso nell'eternità in maniera un po' diversa dalla dolce stucchevole fortunata Biancaneve.

Turing è un personaggio tanto geniale e affascinante quanto scomodo.
Durante il secondo conflitto mondiale è impegnato nella decrittazione di codici bellici tedeschi, italiani e giapponesi, permettendo di fatto agli Alleati di vincere la guerra. In tutta risposta il governo britannico, pazzesco ma vero, lo accusa del "reato di omosessualità" in un periodo in cui questa vergognosa affermazione è ancora possibile.
In seguito ad incaute dichiarazioni riguardo la propria sfera sessuale, rilasciate nel corso di un processo in cui il matematico accusa di furto un uomo da lui stesso ospitato, Turing viene costretto alla castrazione chimica che ovviamente gli devasta il bel corpo atletico e l'ancor più bella ed ancor più atletica mente. Le conseguenze della massiccia assunzione di ormoni femminili lo spingono al suicidio mediante la mela avvelenata di cui sopra.

Così l'Inghilterra, una delle più antiche democrazie europee, ringrazia le proprie risorse umane: da Wilde a Turing passano molti, troppi anni, che mostrano come sia difficile imparare dai propri errori. Parentesi: un altro morto il 7 giugno quantunque in circostanze meno drammatiche, Forster, inglese anche lui, pubblicherà solo postumo il proprio romanzo sull'omosessualità. Sarà un caso?

Cinquant'anni dopo quei fatidici anni '50 (il che non è male, considerati i secoli impiegati dalla Chiesa per fare pubblica ammenda dei roghi dell'Inquisizione), il governo britannico chiede ufficialmente scusa per il suicidio di Turing. Ma quali sono le speranze per il futuro in un'Europa in cui non esiste ancora, di fatto, la possibilità di godere degli stessi diritti per eterosessuali ed omosessuali? Ed anzi, un'Europa in cui ci troviamo ancora a distinguere tra eterosessuali ed omosessuali?
Una mela avvelenata che siamo costretti ad ingurgitare tutti i giorni.
 

giovedì 2 giugno 2011

avventurieri

Nel giorno della nostra festa della Repubblica nascono, a distanza di tre soli anni l'uno dall'altro, due tra i più famosi avventurieri della storia dell'umanità: il 2 giugno del 1740 nasce a Parigi il conte Donatien-Alphonse-François de Sade, più noto come Marchese de Sade; il 2 giugno del 1743 nasce a Palermo Giuseppe Balsamo, più noto con il nome di Cagliostro.

Due personaggi spregiudicati, amanti della sessualità forte, della truffa, dell'esoterismo.
Aristocratico l'uno e plebeo l'altro, entrambi accomunati dal medesimo spirito errabondo e nomade.


Entrambi accusati di non si sa bene cosa e incarcerati a lungo;
entrambi perseguitati da tutti i regimi, dal monarchico al rivoluzionario;
entrambi detenuti alla Bastiglia negli anni intorno al 1785, mi piace pensare che si siano persino conosciuti e che abbiano architettato insieme qualche truffa ai danni della storia e degli stessi ignari posteri, magari scambiandosi di identità e finendo l'uno nella prigione destinata all'altro, accomunati dal medesimo destino che contraddistingue ogni sovversivo. Nobile o umile che sia.
 

mercoledì 20 aprile 2011

Pietro Aretino for president

Affermare che Pietro Aretino sia il primo dei pornografi non è un gesto correttissimo, lo vedo bene, nei confronti della gustosa letteratura licenziosa del mondo antico; ma oggi, nella ricorrenza del suo compleanno, mi piace ricordare l'Aretino così.
Ritratto assai particolare dell'Aretino

Se non è stato il primo dei pornografi in assoluto, quanto meno lo è stato in epoca moderna e con una sensibilità che ci è sorprendentemente vicina.
Pietro ha l'anima irriverente, quanto mai consona alla sua inclinazione verso la lussuria.
Pietro ha il gusto del piacere e della vita vissuta con fervore.
Pietro incarna il desiderio di una libertà che oggigiorno diventa sempre più equivoca; e all'odierno sbandieramento di anatomie femminili invidiabilmente perfette, che intendono suggerire che la donna sia degna di nota solo quando è oggetto, contrappone un divertimento sanguigno, popolaresco, una sessualità variopinta ed autentica che avrebbe, secoli dopo, fatto la gioia di Balzac.
Pietro testimonia di un gusto per la verità attraverso il desiderio che oggi, anche grazie alle recenti squallidissime vicende sessuali del nostro presidente del Consiglio, non è purtroppo più d'attualità: sostituito da un patetico svilimento della dimensione erotica dell'esistere che ha fatto scendere in piazza, e giustamente, migliaia di donne offese.
Gli amanti dell'Aretino sono ancora oggi, per noi, nella loro imperfezione che ce li rende simpatici ed umani, un modello di gioia di vivere: Pietro Aretino for president, o meglio, for king.
"Mi dicono ch'io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l'anima di un re. Io vivo libero, mi diverto, e perciò posso chiamarmi felice."

sabato 9 aprile 2011

Baudelaire

Oggi è il compleanno di Charles Baudelaire. Lo scrivo come se lui fosse qui.
Quando ho cattivi pensieri penso a Baudelaire: perché lui accoglie i cattivi pensieri e non li censura.
Quando mi sento a terra penso a Baudelaire: perché lui vede la bellezza anche nell'essere a terra.
Auguri amante dal cuore messo a nudo, auguri.

lunedì 28 marzo 2011

"Non posso più combattere."

E' il 28 marzo del 1941. La guerra sconvolge l'Europa.
A Rodmell, nel sud dell'Inghilterra, l'acqua del torrente scorre portando via con sé le vestigia dell'inverno. Mi piace pensare che l'olmo sia già in fiore.
O forse no. Forse è troppo presto per un Paese del nord.
Morire pochi giorni dopo l'equinozio, quando luci ed ombre si contendono ad armi pari la giornata, è un evento singolare. Ma si dice che la primavera non giovi ai depressi e porti con sé risoluzioni di suicidio.
Tra le vittime di guerra, quel 28 marzo del 1941, si contano gli oltre duemila marinai italiani deceduti nella battaglia di Capo Matapan. Più una vittima della propria depressione e della paura e del dolore della guerra, suicida a Rodmell, in quel sud dell'Inghilterra dove mi piace pensare che un olmo sia già in fiore.
Quel 28 marzo del 1941, riempitesi le tasche di sassi, Virginia Woolf si toglie la vita, annegandosi nel torrente che scorre via portandosi con sé le vestigia di un terribile inverno di guerra e la certezza che la guerra non finirà mai, per lei.
Lei che non può più combattere.
Lei che riposa sotto un olmo che ogni primavera fiorisce costringendoci al ricordo di una guerra non finita.