luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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lunedì 12 dicembre 2011

I gay e lo stronzio peruviano

Lo stronzio, malleabile metallo assai diffuso nel nostro pianeta e rinvenibile sia nella celestite che, appunto, nella stronzianite, è un elemento chimico che almeno una volta nella vita ha divertito un po’ tutti: dal bambino in età scolare che legge le prime etichette dell’acqua minerale, alla matricola della facoltà di Chimica in vena di goliardate, passando per le immancabili occhiatine sottobanco lanciate tra liceali nell’ora di scienze, lo stronzio non ha mai mancato alla propria esilarante vocazione.

L’elemento stronzio, che deve il nome all’ameno villaggio scozzese di Strontian, nelle Highlands, i cui dintorni sono ricchi di quel metallo, torna ora alla meritata ribalta grazie ad un altro luogo geografico: la città costiera di Huarmey, in Perù. Il sindaco di Huarmey, evidentemente in vena di popolarità a basso costo, ovvero in odore di collusione con le lobby degli imbottigliatori, ovvero affetto dalla ormai onnipresente vis polemica omofobica, ha messo in guardia i concittadini contro l’elemento chimico in questione, colpevole a suo dire di trasformare il tipico intrepido macho sudamericano, apprezzato da decenni in tutto il mondo, in un flaccido e pavido omosessuale.
Tale sorprendente metamorfosi avverrebbe in seguito all’ingestione di forti dosi di stronzio, metallo contenuto in una certa quantità nell’acqua pubblica di Huarmey (come nelle acque pubbliche del resto del mondo) i cui effetti collaterali sarebbero costituiti da un netto calo del testosterone: donde, va da sé, le mutate abitudini erotiche dei peruviani dopo abbondanti libagioni della vituperata acqua del rubinetto.

A parte la scontata associazione tra carenza di testosterone e desiderio omosessuale, che legioni di virilissimi gay palestrati possono quotidianamente smentire mediante la loro semplice presenza, ben farebbe il sindaco peruviano ad essere quel che è, ossia un sindaco, preoccupandosi di ciò che nel suo acquedotto potrebbe davvero risultare nocivo per la popolazione da lui amministrata, incluse le eventuali privatizzazioni di cui i politici di questo stampo malvolentieri parlano; e magari, con un auspicabile tocco di originalità, sfruttare la notizia per rilanciare il turismo gay-friendly in Sudamerica. La scoperta di una tale fonte miracolosa sarebbe una manna per i vacanzieri omosessuali in crisi d’identità: altro che Lourdes. Invece nell’acqua pubblica, fino a poco tempo addietro nel mirino degli speculatori anche qui da noi, in Sudamerica non si può sperare.

Ma per fortuna c’è Bruno Volpe, il fosco direttore di Pontifex.Roma.it, che in un breve editoriale insiste sulla non scientificità della notizia peruviana. La circostanza, poi, che il direttore non si ponga analogo scrupolo razionalistico poche righe più avanti, quando dichiara che l’orientamento omosessuale è «possibile causa» di malattie «come l’AIDS», poco importa; la smentita dei fatti in questione è quello che conta e stavolta il povero Volpe, che avrebbe preferito un miracoloso getto d’acqua di altra più religiosa natura, deve rinunciare a scagliarsi contro il nuovo nemico dell’umanità: il peruviano stronzio.
Per le mamme borghesi, sudamericane e non, il problema invece esiste eccome.
Accanto al calcare, eterna minaccia della buona casalinga affaccendata, compare ora un altro subdolo pericolo della chimica che si profila come autentico nemico dell’ordine morale: l’elemento stronzio. Parola del sindaco di Huarmey.
 

sabato 3 dicembre 2011

Hamburger omofobo per George Michael

Fa discutere il blog del gruppo, fino a ieri fantomatico, che risponde al nome di Christians For A Moral America, compagine fondamentalista dai toni apocalitticamente omofobi balzata all’onore della cronaca per un post pubblicato il 29 novembre scorso dal testuale ed evocativo titolo di: «Un’altra vittima dello stile di vita omosessuale; George Michael sul letto di morte».
In particolare fa discutere la conclusione del breve articolo i cui simpatici autori pregano affinché George Michael, omosessuale impenitente tuttora ricoverato in condizioni critiche per una grave polmonite, per salvarsi dalle fiamme eterne dell’inferno trovi ravvedimento mediante la conversione a Cristo «in his last days», nei suoi ultimi giorni, affermazione da cui si evince il dono di profezia di cui i Cristiani Morali sono dotati, almeno nel caso in questione, spacciando la nota popstar britannica come già quasi nella tomba.


Anche il resto dell’articolo, comunque sia, è un capolavoro di veggenza.
I Christians sanno per certo che la polmonite di George Michael è chiaro sintomo di quell’AIDS di cui sicuramente il depravato cantante è affetto, e che senz’ombra di dubbio il divo ha conosciuto gli abissi di abbrutimento del tunnel della droga e le più disparate e terribili malattie veneree.
Il segno estremo dell’abiezione è costituito poi dal singolare coming out del cantante, sorpreso durante un rapporto omosessuale consumatosi in una toilette pubblica che probabilmente i Cristiani Morali immaginano affollata di rispettabili mamme con lamentosi bimbi incontinenti al seguito, anziane signore dignitose cui l’età ha regalato il privilegio di un continuo stimolo a urinare e altre categorie umane dotate di solenne moralità nonché del sacrosanto diritto di lanciare maledizioni a destra e a manca, alla cui presenza l’osceno George Michael, circondato di maschioni assatanati, avrebbe sbottonato il proprio impermeabile.

D’altra parte non è lecito aspettarsi, dai Christians For A Moral America, argomenti più fantasiosi.
Scorrendo il loro blog, che nei toni pare la copia carbone, ma con grafica più dignitosamente severa, del nostrano Pontifex.Roma.it, il chiodo fisso è sempre il medesimo: l’omosessualità.
Veniamo ad apprendere infatti che un misterioso hacker, della cui identità nulla è certo se non che si tratta di «un omosessuale», avrebbe teso un bieco tranello informatico al degno blog, sventato poi dalla fantomatica «giustizia». Forse divina?
Scopriamo che in America esiste una catena di ristoranti, i Chick-Fil-A, di fronte ai quali la politica buonista del McDonalds è roba da pivelli, che con donazioni sostengono le associazioni cristiane pro life e che sono oggetto di sistematici boicottaggi da parte, manco a dirlo, «degli omosessuali»; chiunque intenda far conoscenza con gli adepti del movimento Christians For A Moral America sa dunque dove invitarli per un buon hamburger di pollo.

Ma non è tutto. Con un preziosismo neolinguistico degno degli Accademici della Crusca, i suddetti militanti etichettano i post che trattano di omosessualità come Gaystapo: apprendiamo così che una lobby omosessuale minaccia il mondo al pari dei giovanotti «venuti dal Brasile» del famoso film sui replicanti hitleriani.
Di questo pericoloso universo sotterraneo il povero George Michael, icona sexy degli anni ottanta e novanta, dal suo letto di ospedale probabilmente non conosce alcunché. Buon per lui. Gli auguriamo di poter presto sorridere delle maledizioni lanciate al suo indirizzo e festeggiare l’auspicabile guarigione con un bell’hamburger. Ma non da Chick-Fil-A.
   

mercoledì 2 novembre 2011

Zucca e marzapane in salsa Pontifex

Con la consueta accuratezza linguistica e in piena temperie funereo-millenaristica, più consona che mai alla giornata del 2 novembre, il sito Pontifex.Roma.it titola a caratteri cubitali che «evocare i morti» sarebbe, per l'appunto, un «abominio e peccato mortale».
In particolare, secondo la pagina web meno secolarizzata dell'oltretomba, «la peggiore e più grave espressione di divinazione» sarebbe nientemeno che «la necromanzia o spiritismo, ossia il ricorso agli spiriti dei morti per entrare in contatto con loro».

Curiosa affermazione, questa.
Che va di pari passo, per inciso, con l'editoriale che il direttore di Pontifex, l'ineffabile Bruno Volpe, ha dolorosamente partorito, con tutta probabilità dopo una cena un po' troppo pesante, nella ghiotta occasione della festa di Halloween.
Mostruoso impronunciabile lemma spaventosamente americanofono, il termine Halloween, che tradotto dall'inglese arcaico significa semplicemente «vigilia di Ognissanti», ossia ciò che effettivamente è, dev'essere pregno, per Volpe, del medesimo fascino oscuro e proibito di un sabba infernale di streghe. Almeno a giudicare dai toni apocalittici del suo articolo, nel quale accusa di incoerenza una donna di sua conoscenza, madre di un bambino vestito in maschera per la vigilia di Ognissanti con tanto di zucca, appropriato copricapo «e pagliacciate varie».
«Se questa carnevalata la avesse imposta un'atea, [...] poteva anche andare. Ma una donna che domenicalmente rende culto a Dio e poi "vende" il figlio alle tenebre, va molto male e la dice lunga, in negativo, sull'evangelizzazione scadente dei nostri preti modernisti».

Ognissanti val dunque, secondo la prosa colorita ed allusiva di Volpe, vendere l'anima alle tenebre. Tanto come entrare in contatto con i morti sarebbe un peccato, guarda caso, mortale.
Nel faticoso processo digestivo di cui sopra, il direttore Volpe e i suoi devono aver dimenticato la quantità di tradizioni locali, legate in maniera molto sanguigna alla pratica religiosa cattolica, che ammettono il contatto con il mondo dei più o se non altro l'evocazione dei cari estinti, i quali vengono per l'appunto omaggiati di una visita proprio nel periodo di Ognissanti, festa religiosa cui segue a stretto giro di boa l'altra festa, quella della Commemorazione dei Defunti. Tanta contiguità sarà casuale?

In pieno torpore postprandiale Bruno Volpe evidentemente dimentica come nel vicentino, ad esempio, fosse usanza che la mattina del 2 novembre le donne si alzassero prima del solito e uscissero di casa dopo aver rifatto i letti meglio del solito, per offrire riposo per l'intera giornata alle povere anime del Purgatorio. Questo per quanto riguarda il giorno dei morti. Ma c'è di più.
Proprio durante la notte di Ognissanti una credenza siciliana vuole che i cari estinti facciano ritorno nel mondo dei vivi per lasciare, ai bambini della famiglia, regali golosi come la celeberrima frutta di Martorana, ossia quei simpatici dolcetti di marzapane di cui certamente Volpe non ignora l'esistenza.
Alla faccia di chi considera Halloween (pardon, Ognissanti) una festa importata. Ma in effetti lo è: importata di sana pianta da quel mondo dei morti che da sempre affascina chi resta.

Il rapporto tra la vita e la morte e dunque, con preziosità linguistica degna di Pontifex, tra i vivi e i morti, sta ad ogni pratica spirituale come la pasta di mandorle sta ai dolcetti di Martorana o come la zucca sta alla festa di Halloween (pardon, di Ognissanti): ossia ne è un ingrediente fondamentale. Popolareccio, sapido, gustoso, troppo deciso talora, ma pur sempre fondamentale. Ed è un vero peccato che  Bruno Volpe sia evidentemente tanto delicato di stomaco: a mangiare sempre la solita minestra non sa cosa si perde.
 

venerdì 21 ottobre 2011

Una massa compatta di persone vestite di nero

All'indomani dei fattacci romani che hanno visto protagoniste le teste calde infiltratesi nella pacifica manifestazione degli indignati di sabato scorso, l'epiteto di black bloc è salito alla ribalta guadagnandosi un meritato quarto d'ora di celebrità.

Riempirsene la bocca è ormai di gran moda, tant'è che persino monsignor Gianfranco Ravasi viene simpaticamente additato come black bloc.
La massima carica del Pontificio Consiglio della Cultura è infatti accusato dalla massima carica dell'ineffabile sito meno secolarizzato della cristianità, il mitico Bruno Volpe di Pontifex.Roma.it, di prestare il fianco alle medesime tendenze anarcoidi e anticapitalistiche dei famigerati black bloc.
Il cardinale, inaugurando l'anno accademico della Facoltà di Teologia di Bari, avrebbe tuonato contro un fantomatico complotto capitalista ai danni dell'umanità intera che già dai toni insospettisce: un fanatismo fantapolitico che ricorda sinistramente le ossessive accuse dei redattori di Pontifex contro chiunque osi mettere in discussione la visione mercificata dell'esistenza, che per loro proviene da quella stessa volontà divina di cui evidentemente si ritengono interpreti.
Ma c'è di più.

Le famose tendenze anarchiche di monsignor Ravasi sarebbero collegabili al violento nubifragio che ha recentemente messo in ginocchio la capitale e che, nella testa di Volpe, altro non è che un castigo divino nei confronti della Chiesa, colpevole di covare al suo interno elementi sovversivi quali il comunista Ravasi.
Il desiderio di Volpe che certi vertici ecclesiastici, antipaticamente schierati un po' troppo a sinistra per i suoi gusti, vengano finalmente spazzati via da un moderno diluvio universale è ormai un fatto noto. Ciò che sorprende è invece l'attualità del suo lessico: i black bloc.

Bruno Volpe che impiega le parole black bloc fa un po' lo stesso effetto del bambino che, scoprendo un nuovo termine per lui oscuro, lo gira e rigira in bocca come una caramella.
Chissà se Volpe ha in mente il significato del bonbon che voluttuosamente succhia: come da Wikipedia, l'etimologia del termine black bloc deriva dall'unione delle parole inglesi bloc (che indica una massa compatta di persone, a differenza di block che indica un blocco solido di materia inanimata o l'atto del bloccare) e black (che indica il colore nero, in questo caso "vestite di nero").
Questo è, curiosamente e in pratica, il ritratto della cristianità cattolica e in specie delle cariche sacerdotali: quelle, per intendersi, vestite di scuro. E d'altra parte qual è la cosa più simile ad una massa compatta di persone in nero contro cui il degno re del cattolicesimo non secolarizzato possa scagliarsi in santa pace?
 

venerdì 30 settembre 2011

la Brambilla in salsa verde

Scusate la monomania.
Ma ho scovato un articolo gustosissimo firmato nientemeno che dal vate del cattolicesimo non secolarizzato sul web, il direttore di Pontifex.Roma.it Bruno Volpe, e non ho resistito.

Il suddetto articolo, com'è brava consuetudine di Pontifex, impasta allegramente ingredienti diversi per la gioia del palato dei lettori.

La ricetta in questione, succosa e invitante, parte dall'elemento base Umberto Bossi, sorta di polenta verde di mais padano igt molto apprezzata da Volpe, aggiunge un sentore di pastori (nessuno pensi ai pascoli alpini: qui si tratta di anime) della Cei, indigesti a Volpe dopo le recenti dichiarazioni di Bagnasco (ma si sa: un po' di peperoncino dona alle pietanze quel giusto tocco esotico che, se preso in piccole dosi, non può certo considerarsi dannoso) e infine approda all'ingrediente fondamentale che, come il prezzemolo, conferisce quell'aroma nazionalpopolare e sempre uguale a se medesimo che piace un po' a tutti: i gay.

Ora dobbiamo sapere, e per nostra fortuna ce lo dice Volpe, che la ministra del turismo Michela Vittoria Brambilla avrebbe patrocinato le attività gay-friendly, ossia quei luoghi di svago e soggiorno nei quali i gestori non passano ai raggi X da testa a piedi ogni coppia omosessuale che osi chiedere una camera matrimoniale, con grave disappunto del direttore di Pontifex che considera "sconveniente (sic!) che si apra ai gay e conceda loro delle agevolazioni".
Già.
Il direttore insiste nella sua caritatevole preoccupazione per questo ennesimo ghetto nel quale i suoi amici omosessuali verrebbero reclusi. 
"Siamo del parere" prosegue Volpe "che seppure non discriminabili e meritevoli di ogni rispetto, i gay sono portatori intrinseci di disordine morale e sociale, di scarsa pulizia morale, non per colpa, ma per genetica infermità o per vizio sopravvenuto.
Pertanto già sarebbe tanto ospitare i gay in hotel normali, ma dare loro residenze ci sembra poco rispettoso della morale.
Il gay, infatti, è paragonabile al pastore cieco.
Anche nella società e nella politica i gay non dovrebbero poter assumere ruoli di guida o comando: come fa un cieco a guidare altri ciechi?
Entrambi finirebbero nel burrone della corruzione etica."

Qui mi fermo anche perché, per nostra fortuna, si interrompe persino il direttore, la cui tranquilla attitudine ad affermare candidamente quanto riportato sopra mi sorprende e non poco.
Ma veniamo al dunque: la ricetta di cui sopra.
La ministra Brambilla, colpevole di dare ascolto alle esigenze di una minoranza sudicia e corrotta, e Umberto Bossi che Volpe definisce "scarpa grossa e cervello fino" dopo la di lui ultima esternazione (i vescovi dicano più messe, ha sibilato il senatur) si ritrovano insieme appassionatamente in una pietanza lombarda che suggerisco ai palati fini dei miei simpatici lettori.

Prossimamente, grazie a Pontifex.Roma.it, la vostra affezionata Calliope Nera, novella Suor Germana in erba del web, si dedicherà ad altre appassionanti ricette tipiche del Belpaese per il vostro diletto e la vostra fantasia culinaria.