luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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giovedì 12 gennaio 2012

(A)normalità

Stanno facendo il giro del web, accompagnate dal comprensibile scalpore che le dichiarazioni del genere non mancano mai di suscitare, le parole del teleprofessore di medicina più popolare dell’etere, lo psichiatra Francesco Bruno: lo strizzacervelli televisivo ha infatti solennemente annunciato per l’ennesima volta che «l’omosessualità va considerata anormalità»; fin qui, visto che l’Italia è un paese in cui ciascuno resta libero di dire la propria, passi. Ma se si considera che nel lontano 1990 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, a dispetto di Bruno, ha depatologizzato l’orientamento omosessuale, la circostanza che proprio un medico si prenda la briga di smentire autorevoli colleghi di livello internazionale sulla base della propria percezione individuale lascia francamente senza parole: e meno male, perché di parole abbonda già a sufficienza l’accademico labbro di Francesco Bruno.
Il culmine del trash verbale il professore lo raggiunge infatti in un paio di affermazioni rilasciate alla vecchia volpe che è appunto Volpe, arcinoto direttore del blog Pontifex, testata ultrareazionaria che volentieri, manco a dirlo, ospita gli sproloqui del nostro: «Io ho il diabete» afferma infatti il professor Bruno; «non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia?». Ordunque: il diabete secondo Bruno è una condizione di cosiddetta anormalità, ammesso e non concesso di essere certi su cosa sia, invece, la normalità. Ma per una volta ammettiamolo; e concediamolo pure.
Il professore quindi prosegue. «Una eccessiva tolleranza verso stati di anormalità, e l’omosessualità tale va considerata, ci porta alla conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene e che cosa è il male». Perché dunque, dal punto di vista del telemedico, considerare un diabetico, cui lo stesso professor Bruno ha posto l’etichetta di difforme dalla normalità, come oggetto di umana tolleranza? Perché rendersi in tal modo complici della generale confusione nella comprensione di ciò che è bene e ciò che è male? Professore, attento alle spalle: le sue parole sono un boomerang.
Ma per fortuna, dottor Bruno, la salvano i meriti: un suo degno collega e predecessore, il medico Sorano di Efeso, molti secoli fa ebbe a scrivere: «Come lo strumento che, applicato ad un vaso, quando il recipiente è pieno fino all’orlo fa colare il liquido, così il diabete causa l’impulso intrattenibile ad urinare». Nel caso in questione, ciò che segna la vera svolta nel campo scientifico, lo stimolo è piuttosto quello alla farneticazione: grazie ai meriti, normali o anormali, del professor Francesco Bruno, un nuovo capitolo della storia della medicina è ora aperto.

venerdì 6 gennaio 2012

Befane lesbiche

La Befana, è ben noto, è la festa di tutte le donne. La vecchietta un po’ scorbutica dal cuore d’oro che distribuendo piccoli doni, ben più proletari rispetto a quelli magniloquenti del collega capitalista Babbo Natale, si porta via tutte le feste, somiglia davvero al concetto del femminile: mutevole e popolare, dolce e sanguigna, ironica e malvestita, la befana è l’archetipo di ciò che non sembra ma è, di ciò che le apparenze nascondono, di ciò che non si può dire. Perfetta per tutte le donne, che le assomiglino o no, la Befana parla di donne: di ciò che le donne non sono, di ciò che vorrebbero essere, di ciò che non vorrebbero essere e persino di ciò che non sono.
Ma c’è di più: poiché delle donne anziane, come se lo sfiorire della bellezza giovanile negasse automaticamente l’identità femminile, non si parla mai, la Befana è anche una importante occasione di riflessione su come la società moderna vede la donna e sui ghetti di lustrini e belle apparenze nei quali, l’attualità delle varie suobrette rubacuori insegna, la relega. Inoltre il legame tra Befana ed il concetto del manifestarsi, nel caso occidentale l’epifania cristiana del piccolo Gesù ai Magi, dona alla famosa vecchietta un’aura di introspezione psicologica che in altri personaggi popolari o mitici non è altrettanto evidente.
Perfetto per l’occasione befanesca è quindi il libro della psicoterapeuta statunitense Karol Jensen, Lesbian Epiphanies, una pubblicazione che parla delle donne che acquisiscono consapevolezza della propria omosessualità tardi nella vita, magari dopo un matrimonio e una famiglia tradizionale, e dell’impatto che i cliché sociali hanno su questo genere di esistenze. Attraverso l’esame di una ventina di casi del genere, il libro s’interroga sui motivi che spingono le donne a nascondere la propria sessualità per così tanto tempo.
L’ingrediente psicologico, la presenza di befane tardone che non sono consapevoli del loro essere tali, ossia di avere un potenziale lato di ribelle autonomia, e le molte storie di rinnegamento della propria identità lesbica a seguito della visione negativa che la società ha della sessualità femminile (in tutte le sue forme, a ben vedere) rendono il libro un prezioso regalo per le befane anglofone e una valida occasione di riflessione per tutti. Se la Befana di quest’anno, in piena crisi economica, si dovesse dimenticare di riempire le calze ansiose di aggiungere questo libro alla propria lista di letture per il 2012, una cospicua selezione è facilmente reperibile anche su internet: nel suo essere donna, anziana, lesbica e persino un po’ comunista, la Befana è davvero una sovversiva.

Karol L. Jensen
Lesbian Epiphanies: Women Coming Out in Later Life

Harrington Park Press, giugno1999
228 pagine, 26,97 euro
(in inglese)

   
 

lunedì 12 dicembre 2011

I gay e lo stronzio peruviano

Lo stronzio, malleabile metallo assai diffuso nel nostro pianeta e rinvenibile sia nella celestite che, appunto, nella stronzianite, è un elemento chimico che almeno una volta nella vita ha divertito un po’ tutti: dal bambino in età scolare che legge le prime etichette dell’acqua minerale, alla matricola della facoltà di Chimica in vena di goliardate, passando per le immancabili occhiatine sottobanco lanciate tra liceali nell’ora di scienze, lo stronzio non ha mai mancato alla propria esilarante vocazione.

L’elemento stronzio, che deve il nome all’ameno villaggio scozzese di Strontian, nelle Highlands, i cui dintorni sono ricchi di quel metallo, torna ora alla meritata ribalta grazie ad un altro luogo geografico: la città costiera di Huarmey, in Perù. Il sindaco di Huarmey, evidentemente in vena di popolarità a basso costo, ovvero in odore di collusione con le lobby degli imbottigliatori, ovvero affetto dalla ormai onnipresente vis polemica omofobica, ha messo in guardia i concittadini contro l’elemento chimico in questione, colpevole a suo dire di trasformare il tipico intrepido macho sudamericano, apprezzato da decenni in tutto il mondo, in un flaccido e pavido omosessuale.
Tale sorprendente metamorfosi avverrebbe in seguito all’ingestione di forti dosi di stronzio, metallo contenuto in una certa quantità nell’acqua pubblica di Huarmey (come nelle acque pubbliche del resto del mondo) i cui effetti collaterali sarebbero costituiti da un netto calo del testosterone: donde, va da sé, le mutate abitudini erotiche dei peruviani dopo abbondanti libagioni della vituperata acqua del rubinetto.

A parte la scontata associazione tra carenza di testosterone e desiderio omosessuale, che legioni di virilissimi gay palestrati possono quotidianamente smentire mediante la loro semplice presenza, ben farebbe il sindaco peruviano ad essere quel che è, ossia un sindaco, preoccupandosi di ciò che nel suo acquedotto potrebbe davvero risultare nocivo per la popolazione da lui amministrata, incluse le eventuali privatizzazioni di cui i politici di questo stampo malvolentieri parlano; e magari, con un auspicabile tocco di originalità, sfruttare la notizia per rilanciare il turismo gay-friendly in Sudamerica. La scoperta di una tale fonte miracolosa sarebbe una manna per i vacanzieri omosessuali in crisi d’identità: altro che Lourdes. Invece nell’acqua pubblica, fino a poco tempo addietro nel mirino degli speculatori anche qui da noi, in Sudamerica non si può sperare.

Ma per fortuna c’è Bruno Volpe, il fosco direttore di Pontifex.Roma.it, che in un breve editoriale insiste sulla non scientificità della notizia peruviana. La circostanza, poi, che il direttore non si ponga analogo scrupolo razionalistico poche righe più avanti, quando dichiara che l’orientamento omosessuale è «possibile causa» di malattie «come l’AIDS», poco importa; la smentita dei fatti in questione è quello che conta e stavolta il povero Volpe, che avrebbe preferito un miracoloso getto d’acqua di altra più religiosa natura, deve rinunciare a scagliarsi contro il nuovo nemico dell’umanità: il peruviano stronzio.
Per le mamme borghesi, sudamericane e non, il problema invece esiste eccome.
Accanto al calcare, eterna minaccia della buona casalinga affaccendata, compare ora un altro subdolo pericolo della chimica che si profila come autentico nemico dell’ordine morale: l’elemento stronzio. Parola del sindaco di Huarmey.
 

sabato 3 dicembre 2011

Hamburger omofobo per George Michael

Fa discutere il blog del gruppo, fino a ieri fantomatico, che risponde al nome di Christians For A Moral America, compagine fondamentalista dai toni apocalitticamente omofobi balzata all’onore della cronaca per un post pubblicato il 29 novembre scorso dal testuale ed evocativo titolo di: «Un’altra vittima dello stile di vita omosessuale; George Michael sul letto di morte».
In particolare fa discutere la conclusione del breve articolo i cui simpatici autori pregano affinché George Michael, omosessuale impenitente tuttora ricoverato in condizioni critiche per una grave polmonite, per salvarsi dalle fiamme eterne dell’inferno trovi ravvedimento mediante la conversione a Cristo «in his last days», nei suoi ultimi giorni, affermazione da cui si evince il dono di profezia di cui i Cristiani Morali sono dotati, almeno nel caso in questione, spacciando la nota popstar britannica come già quasi nella tomba.


Anche il resto dell’articolo, comunque sia, è un capolavoro di veggenza.
I Christians sanno per certo che la polmonite di George Michael è chiaro sintomo di quell’AIDS di cui sicuramente il depravato cantante è affetto, e che senz’ombra di dubbio il divo ha conosciuto gli abissi di abbrutimento del tunnel della droga e le più disparate e terribili malattie veneree.
Il segno estremo dell’abiezione è costituito poi dal singolare coming out del cantante, sorpreso durante un rapporto omosessuale consumatosi in una toilette pubblica che probabilmente i Cristiani Morali immaginano affollata di rispettabili mamme con lamentosi bimbi incontinenti al seguito, anziane signore dignitose cui l’età ha regalato il privilegio di un continuo stimolo a urinare e altre categorie umane dotate di solenne moralità nonché del sacrosanto diritto di lanciare maledizioni a destra e a manca, alla cui presenza l’osceno George Michael, circondato di maschioni assatanati, avrebbe sbottonato il proprio impermeabile.

D’altra parte non è lecito aspettarsi, dai Christians For A Moral America, argomenti più fantasiosi.
Scorrendo il loro blog, che nei toni pare la copia carbone, ma con grafica più dignitosamente severa, del nostrano Pontifex.Roma.it, il chiodo fisso è sempre il medesimo: l’omosessualità.
Veniamo ad apprendere infatti che un misterioso hacker, della cui identità nulla è certo se non che si tratta di «un omosessuale», avrebbe teso un bieco tranello informatico al degno blog, sventato poi dalla fantomatica «giustizia». Forse divina?
Scopriamo che in America esiste una catena di ristoranti, i Chick-Fil-A, di fronte ai quali la politica buonista del McDonalds è roba da pivelli, che con donazioni sostengono le associazioni cristiane pro life e che sono oggetto di sistematici boicottaggi da parte, manco a dirlo, «degli omosessuali»; chiunque intenda far conoscenza con gli adepti del movimento Christians For A Moral America sa dunque dove invitarli per un buon hamburger di pollo.

Ma non è tutto. Con un preziosismo neolinguistico degno degli Accademici della Crusca, i suddetti militanti etichettano i post che trattano di omosessualità come Gaystapo: apprendiamo così che una lobby omosessuale minaccia il mondo al pari dei giovanotti «venuti dal Brasile» del famoso film sui replicanti hitleriani.
Di questo pericoloso universo sotterraneo il povero George Michael, icona sexy degli anni ottanta e novanta, dal suo letto di ospedale probabilmente non conosce alcunché. Buon per lui. Gli auguriamo di poter presto sorridere delle maledizioni lanciate al suo indirizzo e festeggiare l’auspicabile guarigione con un bell’hamburger. Ma non da Chick-Fil-A.
   

venerdì 24 giugno 2011

L'amore è amore.

Sulla dichiarazione di Veronesi riguardo l'amore omosessuale ha già detto, e molto bene, l'amica gianna nel suo ottimo post.
Che aggiungere?
La biografia di Veronesi è costellata di prese di posizione insolite e talvolta contrastanti: le prese di posizione dei cosiddetti liberi pensatori che finiscono per concepire tutto e il contrario di tutto senza troppi scrupoli morali. Nucleare ed eutanasia, inceneritori e vegetarismo, depenalizzazione delle droghe leggere e sostegno agli OGM, la polenta più insidiosa delle polveri sottili, le donne i cavalier l'arme e gli amori, tutto confluisce in una corrente di pensiero ormai inutilmente provocatoria. E vagamente offensiva: quale amore è più puro di altri?

Ma a ben vedere Veronesi offende se stesso, sua moglie e i suoi sette figli e, gli auguro, innumerevoli nipoti e pronipoti più di tutti quegli etero che si vedono accusati di un amore strumentale e magari (ricordo a Veronesi che in Italia la percentuale di infertilità si attesta intorno al 15-20%) i figli nemmeno li hanno.
Più di tutti quei gay e quelle lesbiche che mi auguro reagiscano con l'amaro in bocca a certi contentini che vengono loro offerti come un inutile e vacuo risarcimento alla totale mancanza di leggi che ne tutelino le scelte.
Più di tutti quei bisex o transgender ai quali Veronesi evidentemente non ha pensato: come li etichettiamo? Come la mettiamo, professore, con la vita che è ben più multiforme e caleidoscopica di quanto possano mai essere multiformi e caleidoscopiche le sue personali teorie?
Professor Veronesi, l'amore è amore. Non saturiamolo dei nostri pensieri in libertà: inchiniamoci in silenzio di fronte alla sua forza.
 

Veronesi e l'omosessualità.

Ammiro Veronesi anche se la sua presidenza all’agenzia per la sicurezza nucleare e le sue dichiarazioni sul nucleare mi hanno fatto storcere il naso.
Questa sua dichiarazione compensa in qualche modo la défaillance: “Quello omosessuale è l'amore più puro, al contrario di quello eterosessuale, strumentale alla riproduzione [...] l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta”.

In parte concordo con questo suo modo di vedere l’omosessualità, ho sempre pensato che il concetto di amore è talmente esteso ed estensibile che è impossibile mettere dei limiti o fare delle distinzioni. E, in effetti, quella di Veronesi, è una visione assolutamente libera da influenze e preconcetti, direi quasi scientifica.

Veronesi ha fatto queste dichiarazioni rispondendo alle polemiche scatenate in questi giorni dalle dichiarazioni di Virginio Merola, sindaco di Bologna, che penalizzerà le coppie gay nelle graduatorie comunali anche rispetto all’assegnazione della casa, e a quelle del sindaco di Sulmona, Fabio Federico che, augurandosi con tutto il cuore che i suoi figli non fossero gay, ha definito l’omosessualità “un’aberrazione genetica”.

Bene ha fatto Veronesi a esprimere il suo parere autorevole, ma due piccoli appunti però glieli vorrei fare:
-la finalità:
non è detto che una coppia etero si metta insieme per poi procreare e non è nemmeno detto che una coppia omo non desideri avere figli.
-la graduatoria:
più puro, meno puro, non va bene. Non c'è un amore più puro di un altro, se è amore, che sia gay o etero, è amore e basta. L’amore non ha sesso, e va rispettato in qualsiasi forma, perché è una scelta libera e consapevole delle persone.

Credo comunque che la frase di Veronesi sia giusta e opportuna visto il contesto retrogrado e omofobo che c'è ancora in questo Paese, e possa servire a scuotere la coscienza di qualcuno: uno scienziato dalla mente così brillante come Veronesi verrà di sicuro ascoltato. Ma rimane il passo più grosso da fare per sconfiggere l'omofobia: lo Stato deve riconoscere le coppie omosessuali al pari di quelle etero. Pari diritti e pari doveri: matrimonio, divorzio, figli naturali, adozioni, reversibilità delle pensioni, eredità e così via. Solo così saremo veramente un paese libero. 

E se la chiesa è contraria, liberissima di esserlo! I gay si sposeranno solo in comune, adotteranno da orfanotrofi laici, e manderanno i propri figli alle scuole e università statali.

venerdì 17 giugno 2011

Il paradosso

Come l'accuratezza scientifica di Maurits Cornelis Escher, di cui oggi festeggiamo il compleanno, possa sortire come effetto il completo ribaltamento della realtà e dei punti di vista esistenziali, è un miracolo che ha molto da dire.
La vita multiforme ci sfugge nonostante i nostri tentativi di ingabbiarla nelle regole e nei nostri giudizi. E tanto più si è scienziati veri, tanto meglio e più profondamente si giunge alla conclusione di non poter giudicare, mai.
La realtà produce paradossi che paradossalmente nessuna realtà può spiegare.
Il paradosso di cronaca di oggi è un sindaco di una cittadina ricca di arte e storia e decorata per l'attività antifascista, Sulmona, che da medico sostiene l'aberrazione delle tendenze omosessuali.


Questa è la differenza tra scienza e pregiudizio: la scienza parte dalle regole per arrivare alla vita, il pregiudizio, invece, fa il viceversa. Per il primo percorso ci vuole qualcosa che somigli all'amore e che nel caso di Escher si può universalmente definire arte, mentre nel caso del politicante abruzzese l'unica categoria evocabile è quell'assurdo senz'anima che non ha altre possibili definizioni.
Chissà che cosa penserebbe Escher della sua amata Italia ridotta all'assurdo senz'anima, lui che è propugnatore dell'anima del paradossale. Forse la vedrebbe labirintica e disorientata come in certi suoi dipinti. O forse, amaramente, foscamente e paradossalmente, un dipinto per dipingerci non è possibile.
 

mercoledì 15 giugno 2011

la parola NOW, la parola ALEMANNO

Il discorso di Lady Gaga all'Europride di Roma mi suscita tre commenti.

1. Nonostante la pochezza della sua musica, Lady Gaga non è una stupida. Chiunque abbia scritto il suo discorso lei lo ha condiviso e diffuso con il cuore e con l'anima. Considerato poi che il suo pubblico include una nutrita schiera di giovanissimi, ecco che una popstar può fare opinione meglio della scuola e della tanto acclamata famiglia. Una bomba, insomma, lanciata proprio da un contesto dove la società è "altra".

2. La sua autocritica nei confronti della società statunitense, dove non è tutto oro quello che luccica, spinge tutti a riflettere sul mito americano che tuttora fa gola a chi i diritti non ce li ha, come a mettere in guardia: c'è ancora molto da fare.
Che è un po' il senso del Pride: festa e diritti, guardiamo a ciò che c'è senza dimenticare di vigilare su ciò che ancora non c'è, anche dietro le righe.

3. La traduttrice del filmato rai diffuso in rete ha omesso un dettaglio fondamentale del discorso di Lady Gaga.
Quando la popstar invita a chiedere giustizia e diritti per tutti, lo chiede adesso: NOW, una parola che esce dalle sue labbra come un grido e forse per questo non è stata compresa. Ma il senso del Pride è anche questo: adesso, o comunque il prima possibile. Non si può ancora attendere, no.

4. I miei attenti lettori obietteranno che i commenti dichiarati erano tre.
Infatti: questo numero 4 non lo è. I fischi della folla nel momento in cui Lady Gaga ha pronunciato la parola ALEMANNO, per l'appunto, si commentano da soli.
 

sabato 11 giugno 2011

meglio ricchioni che berlusconi

MEGLIO RICCHIONI CHE BERLUSCONI non è un'ansa appena battuta:
è una universale indiscrezione che trapela dall'Europride in corso oggi a Roma.

Un sussurro che si trasformerà in un grido.

Una brezza che diventerà un benefico uragano.

Uno scossone simpatico, autoironico ed efficace che viene dall'altro mondo, quello arcobaleno di chi festeggia e intanto con gioia afferma i propri diritti, la propria dignità e, in fin dei conti, la propria esistenza al mondo.

Il mondo è bello perché è variopinto. Un pensiero agli amici che sono in questi giorni al Pride e un GRAZIE per la fantasia di questo slogan di cui, contateci, ci approprieremo tutti.
  

giovedì 9 giugno 2011

la storia delle persone e non dei personaggi

A metà maggio si è svolto l'annuale Sinodo della CELI, la Chiesa evangelica luterana in Italia, che ha visto una piccola grande decisione, di quelle che non hanno troppa risonanza nei media ma dalle conseguenze epocali: quei gesti che fanno la storia piccola, minima, quotidiana, la storia delle persone e non dei personaggi.

Vengo al dunque: il Sinodo dei luterani ha approvato a stragrande maggioranza l'introduzione della benedizione per coppie non tradizionali, etero ed omosessuali.

 "La benedizione delle unioni di vita non tradizionali riguarda le coppie sia etero che omosessuali” ha commentato la presidente del Sinodo Christiane Groeben. “Riteniamo infatti che il compito della chiesa sia quello di accompagnare i cristiani nel loro percorso di vita ascoltando la Parola di Dio e osservando i cambiamenti sociali. E quello che osserviamo è che nel campo delle relazioni umane esiste una molteplicità di comunioni di vita, comprese quelle omosessuali, vissute in maniera responsabile e basate sulla volontarietà, sulla continuità e la fiducia, verso cui la chiesa ha delle responsabilità pastorali che non può eludere”.

Ma non è tutto. All'interno del documento stilato dal Sinodo dei luterani in Italia si legge che “l’omosessualità fa parte delle espressioni della sessualità, quindi rappresenta una condizione naturale”. Per questo “la condanna morale dell’omosessualità non può essere in nessun modo giustificata”.
 
Cosa aggiungere a queste parole dense di umanità, speranza, fede, coscienza civile? Parole che guarda caso vengono dal basso: da persone e non dai soliti personaggi cui i media ci hanno abituati.
 

martedì 7 giugno 2011

La mela avvelenata

Il controllo sulla sessualità, argomento su cui oggi non racconterò una favola bensì l'amara realtà, è uno dei bocconi avvelenati più subdoli e pericolosi della storia del potere dell'umanità sull'umanità.

Un 7 giugno dei sessuofobi anni '50 ingurgita la sua mela avvelenata il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, facendo il suo ingresso nell'eternità in maniera un po' diversa dalla dolce stucchevole fortunata Biancaneve.

Turing è un personaggio tanto geniale e affascinante quanto scomodo.
Durante il secondo conflitto mondiale è impegnato nella decrittazione di codici bellici tedeschi, italiani e giapponesi, permettendo di fatto agli Alleati di vincere la guerra. In tutta risposta il governo britannico, pazzesco ma vero, lo accusa del "reato di omosessualità" in un periodo in cui questa vergognosa affermazione è ancora possibile.
In seguito ad incaute dichiarazioni riguardo la propria sfera sessuale, rilasciate nel corso di un processo in cui il matematico accusa di furto un uomo da lui stesso ospitato, Turing viene costretto alla castrazione chimica che ovviamente gli devasta il bel corpo atletico e l'ancor più bella ed ancor più atletica mente. Le conseguenze della massiccia assunzione di ormoni femminili lo spingono al suicidio mediante la mela avvelenata di cui sopra.

Così l'Inghilterra, una delle più antiche democrazie europee, ringrazia le proprie risorse umane: da Wilde a Turing passano molti, troppi anni, che mostrano come sia difficile imparare dai propri errori. Parentesi: un altro morto il 7 giugno quantunque in circostanze meno drammatiche, Forster, inglese anche lui, pubblicherà solo postumo il proprio romanzo sull'omosessualità. Sarà un caso?

Cinquant'anni dopo quei fatidici anni '50 (il che non è male, considerati i secoli impiegati dalla Chiesa per fare pubblica ammenda dei roghi dell'Inquisizione), il governo britannico chiede ufficialmente scusa per il suicidio di Turing. Ma quali sono le speranze per il futuro in un'Europa in cui non esiste ancora, di fatto, la possibilità di godere degli stessi diritti per eterosessuali ed omosessuali? Ed anzi, un'Europa in cui ci troviamo ancora a distinguere tra eterosessuali ed omosessuali?
Una mela avvelenata che siamo costretti ad ingurgitare tutti i giorni.
 

mercoledì 18 maggio 2011

Vento di speranza

Ogni tanto si respirano venti di cambiamento anche nel nostro vecchio, ammuffito e retrogrado Belpaese.
In occasione della giornata mondiale contro l'omofobia il presidente Napolitano ha detto la sua, e l'ha detta con decisione: "l'ostentazione in pubblico di atteggiamenti di irrisione nei confronti di omosessuali è inammissibile in società democraticamente adulte. In altri Paesi democratici, persone che hanno dichiarato i loro orientamenti omosessuali hanno potuto raggiungere posizioni di grande rilievo, ricoprire alte cariche anche pubbliche" (cito da Repubblica.it)
Questa improvvisa brezza, arrivata fra l'altro all'indomani delle vili aggressioni a giovani gay avvenute in quel tempio dell'incosciente tamarraggine studentesca che è oggigiorno l'università Bocconi, questa brezza, dicevo, in un contesto di scirocco, mi ha scossa piacevolmente e mi fa sperare di poter vivere in un paese civile e degno della propria storia di arte, cultura, musica, pensiero e accoglienza. Un repubblica il cui presidente possa finalmente affermare a testa alta, con dignità e serietà ed autorevolezza, non soltanto l'inammissibilità dei comportamenti omofobi "in società democraticamente adulte", ma anche l'importanza dell'apporto creativo delle persone omosessuali all'interno della società civile.

venerdì 6 maggio 2011

il puro e l'impuro

Con una grave presa di posizione l'arcivescovo di Palermo ha vietato una veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell'omofobia, che avrebbe dovuto tenersi nella chiesa palermitana di Santa Lucia il prossimo 12 maggio.
Che dire?
Un gesto offensivo per tutti.
Per i numerosi fedeli omosessuali che in seno alla chiesa Cattolica faticano ad essere accolti come Gesù ha accolto chiunque.
Per il dialogo ecumenico: poiché la veglia è stata organizzata congiuntamente con la chiesa Valdese e con quella Luterana.
Per chi possiede una coscienza abituata ad essere critica e/o una fede profonda ma non assolutista.

La meditazione proposta per la serata affonda le sue radici nel versetto 28 del decimo capitolo degli Atti degli Apostoli: Dio mi ha insegnato a non chiamare impuro nessun uomo. Altrove Luca, l'autore putativo degli Atti, dichiara che tutto è puro per coloro che sono puri. Parole come pietre.
Parole che tornano indietro come un boomerang, investendo chi pensa di poter distinguere il puro dall'impuro.
L'organizzazione promette di tenere comunque la veglia di preghiera, non dentro bensì fuori dalla chiesa inesorabilmente chiusa ad una proposta di riflessione che, fra l'altro, va oltre la fede per abbracciare il vissuto di ciascuno di noi: le nostre reazioni di fronte a ciò che è diverso, non riconoscibile, non assimilabile. E dunque ritenuto impuro.
Impuro sì, come sa diventarlo la coscienza di quelle creature che si arrogano il diritto di proibire di riunirsi nel nome del creatore.