Notizia del tg (uno qualunque, tutti hanno dato questa grande notizia):
il nostro Paese è campione mondiale nel settore vitivinicolo, è il primo produttore di vino al mondo scavalcando così i cugini francesi. Inoltre, per il vino, il nostro Paese spicca anche in qualità e per esportazioni, con crescite robuste in Paesi come gli Stati Uniti nonostante l’imperante contraffazione dei prodotti made in Italy.
Che dire? Bene! Una volta tanto siamo ai primi posti, ed è anche bello sapere cose del genere, nemmeno io sono immune da un certo campanilismo. Peccato però che questa prima posizione non abbia un così alto valore ideologico e non serva a renderci un paese vivibile in termini di rispetto dei diritti umani. Perché ci sono altre cose che non vengono dette, o che vengono deviate dal significato originale, dai vari tg e di cui non possiamo essere altrettanto orgogliosi.
Mi riferisco all’EuroPride romano.
È vero, la stampa italiana non ha perso l’occasione di dare notizia dell’EuroPride romano, ma contando più sull’immagine fotogenica, e anche un po’ piccante di una Lady Gaga avvezza a trovate scandalose che piacciono tanto ai lettori orfani delle cronache del bunga bunga. In realtà approfondire il perché la cantante abbia deciso di schierarsi a favore dei diritti di gay, lesbiche e transessuali in Italia potrebbe risultare molto meno accattivante. Si, perché se i colori dell’arcobaleno, che per l’occasione dipingono le porte di ingresso della città eterna, sono il simbolo del variegato universo
lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) , ci sono altri colori altrettanto rappresentativi per il medesimo universo.
Sono da sottolineare naturalmente quelle regioni in rosso in cui vengono messe in atto pesanti discriminazioni e violazioni dei diritti umani.
I primi: dal verde scuro al giallo, il massimo del rispetto.
Dal rosso chiaro al bordeaux-quasi nero i secondi.
Così se paesi dell’Est europeo come Russia, Ucraina e Moldavia, nettamente rossi, sono separati dalla civile Europa verde da una fascia di paesi “gialli” come Polonia (dove comunque ci sono dei grossi problemi a dichiararsi omosessuali), Romania e Bulgaria…………….
l’Italia è tristemente grigia.
Zero.
Semplicemente in Italia non c’è nessun diritto per gli omosessuali.
E, vista l’ennesima bocciatura della legge sull’omofobia in Commissione Giustizia, nemmeno nessun interesse a tutelare i diversi orientamenti di genere dalle violenze e dalle discriminazioni che subiscono. Forse questo assume ancor più valore se pensiamo che la Città del Vaticano, influente per qualsiasi governo in carica, sta a quota meno due in linea con la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaijan.
Insomma, passano le stagioni politiche e i governi, ma la famiglia rimane sacra per tutti……….
però……
possiamo sempre consolarci con un buon bicchiere di vino…..