luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.

venerdì 30 settembre 2011

la Brambilla in salsa verde

Scusate la monomania.
Ma ho scovato un articolo gustosissimo firmato nientemeno che dal vate del cattolicesimo non secolarizzato sul web, il direttore di Pontifex.Roma.it Bruno Volpe, e non ho resistito.

Il suddetto articolo, com'è brava consuetudine di Pontifex, impasta allegramente ingredienti diversi per la gioia del palato dei lettori.

La ricetta in questione, succosa e invitante, parte dall'elemento base Umberto Bossi, sorta di polenta verde di mais padano igt molto apprezzata da Volpe, aggiunge un sentore di pastori (nessuno pensi ai pascoli alpini: qui si tratta di anime) della Cei, indigesti a Volpe dopo le recenti dichiarazioni di Bagnasco (ma si sa: un po' di peperoncino dona alle pietanze quel giusto tocco esotico che, se preso in piccole dosi, non può certo considerarsi dannoso) e infine approda all'ingrediente fondamentale che, come il prezzemolo, conferisce quell'aroma nazionalpopolare e sempre uguale a se medesimo che piace un po' a tutti: i gay.

Ora dobbiamo sapere, e per nostra fortuna ce lo dice Volpe, che la ministra del turismo Michela Vittoria Brambilla avrebbe patrocinato le attività gay-friendly, ossia quei luoghi di svago e soggiorno nei quali i gestori non passano ai raggi X da testa a piedi ogni coppia omosessuale che osi chiedere una camera matrimoniale, con grave disappunto del direttore di Pontifex che considera "sconveniente (sic!) che si apra ai gay e conceda loro delle agevolazioni".
Già.
Il direttore insiste nella sua caritatevole preoccupazione per questo ennesimo ghetto nel quale i suoi amici omosessuali verrebbero reclusi. 
"Siamo del parere" prosegue Volpe "che seppure non discriminabili e meritevoli di ogni rispetto, i gay sono portatori intrinseci di disordine morale e sociale, di scarsa pulizia morale, non per colpa, ma per genetica infermità o per vizio sopravvenuto.
Pertanto già sarebbe tanto ospitare i gay in hotel normali, ma dare loro residenze ci sembra poco rispettoso della morale.
Il gay, infatti, è paragonabile al pastore cieco.
Anche nella società e nella politica i gay non dovrebbero poter assumere ruoli di guida o comando: come fa un cieco a guidare altri ciechi?
Entrambi finirebbero nel burrone della corruzione etica."

Qui mi fermo anche perché, per nostra fortuna, si interrompe persino il direttore, la cui tranquilla attitudine ad affermare candidamente quanto riportato sopra mi sorprende e non poco.
Ma veniamo al dunque: la ricetta di cui sopra.
La ministra Brambilla, colpevole di dare ascolto alle esigenze di una minoranza sudicia e corrotta, e Umberto Bossi che Volpe definisce "scarpa grossa e cervello fino" dopo la di lui ultima esternazione (i vescovi dicano più messe, ha sibilato il senatur) si ritrovano insieme appassionatamente in una pietanza lombarda che suggerisco ai palati fini dei miei simpatici lettori.

Prossimamente, grazie a Pontifex.Roma.it, la vostra affezionata Calliope Nera, novella Suor Germana in erba del web, si dedicherà ad altre appassionanti ricette tipiche del Belpaese per il vostro diletto e la vostra fantasia culinaria.
   

La giaculatoria del pachiderma


Vendere, vendere, vendere.
E' stata questa la giaculatoria del pachiderma di Radio Londra, Giuliano Ferrara, giovedì sera 29 settembre su RAI 1.


Già il 18 ottobre scorso (2010) dalle pagine de Il Foglio, il fornitore ufficiale di lardo del berlusconismo, si sperticava nella peggiore delle non-proposte politiche per rimettere in sesto i conti dello Stato: vendere i beni pubblici.http://www.ilfoglio.it/soloqui/6500


Conti che, nel precipizio del debito, sono finiti grazie e soprattutto alle non-politiche di questo non-governo. Non-politiche che, nonostante siano state fondate sui tagli alla spesa pubblica, più che sul rilancio dell'economia, non hanno evitato un debito pubblico tra i più alti al mondo.


Dunque, vendere i beni pubblici è il consiglio che il pachiderma Giuliano sente di dare di vero cuore a Tremonti. O meglio svendere. Regalare il patrimonio dello Stato per 4 denari (dopo aver impoverito il paese) ai nuovi padroni, presso i quali questa classe politica (quasi trasversalmente) ha assunto il ruolo di sguattera, o ancora peggio lustrascarpe con grasso di pachiederma.
Nemmeno amministratori di condominio, che pure è una vergogna per un politico a cui è affidata la responsabilità di curare gli interessi della collettività. Ma del resto questa classe politica è il frutto di un golpe legislativo come il porcellum, giusto per restare in tema di lardo.


Una classe politica lurida che, dopo aver deliberatamente fallito nell'amministrazione dei beni pubblici, invece di tornarsene a casa, e perché no, ripagare il paese del danno arrecato, prende la scorciatoia dello smembramento dello Stato e dei beni comuni: li vende ai privati. Privati, o meglio, sottratti alla collettività che li ha pagati fin anche con il sangue, alla quale non resterà nulla, se non l'unto rancido e consunto tipico della povertà, mentre lorsignori continueranno arroganti nello sbafo. Grasso che cola sulle nostre teste.


giovedì 29 settembre 2011

Il Gattopardo del Cardinale.

Ho letto il discorso del cardinale Bagnasco . Un discorso duro, una presa di posizione sulla quale è difficile per chiunque, credente o meno, non essere d’accordo. La sua analisi del degrado delle istituzioni potrebbe benissimo provenire da un esponente dell’opposizione:
 “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune”. Per questo motivo, “c'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”. 

Tutto vero, non c’è che dire. Eppure qualcosa non mi convince.
Il fatto, ad esempio, che l’esponente della Chiesa abbia accuratamente evitato di pronunciare il nome del destinatario delle accuse. E’ chiaro, obietterà qualcuno, non poteva farlo, si sarebbe creato un incidente difficile da sanare. E’ plausibile, ma a me resta il sospetto che il cardinale abbia volutamente scelto di non fare nomi. La sua analisi, per assurdo, potrebbe anche adattarsi ad altri politici. Per esempio a Nichi Vendola che un altro prelato ha condannato per la sua omosessualità, un peccato peggiore, ha detto, di quelli di Berlusconi.
E poi c’è la scelta dei tempi: la Chiesa è stata di recente accusata per il suo silenzio. Un silenzio durato a lungo, quasi che l’eco delle vicende giudiziarie del premier, dei festini e di tutto il resto non arrivasse nelle stanze della Conferenza episcopale in genere molto attenta a quanto accade nel paese. Una sorta di tacito ringraziamento, era il sospetto di molti, per le regalie avute da questo governo, come la riforma Gelmini che svuotando la scuola pubblica favorisce di fatto le scuole private, in gran parte di enti e congregazioni cattoliche. O il rifiuto di prendere nella benché minima considerazione l’ipotesi di applicare l’Ici ai beni immobiliari della Chiesa destinati ad attività commerciali. Bagnasco ha finalmente rotto il silenzio con parole che sembrano non lasciare dubbi sul fatto che anche i vescovi italiani abbiano preso atto che la situazione è ormai insostenibile.
Adesso, appunto. Dopo mesi e mesi di scandali, nel momento in cui è evidente che, per quanto ancora sorretto dai numeri in Parlamento, il governo non esiste più e il premier è sempre più solo, abbandonato da molti dei suoi uomini e da quegli stessi ceti sociali che ne avevano determinato la fortuna. Un risveglio tardivo, un sussulto di coscienza che arriva buon ultimo e che potrebbe determinare la fine prematura dell’esecutivo. 

Il dubbio, però, è questo:
la Chiesa si dissocia dall’uomo Berlusconi o prende le distanze da una esperienza politica e da ciò che rappresenta? 
Ha deciso che è meglio sacrificare un uomo per consentire ai suoi eredi politici di continuare a gestire la cosa pubblica o considera al termine questo ciclo politico? 

Ho l’impressione che sia buona la prima, che il cardinale Angelo Bagnasco abbia fatto propria la filosofia del principe Fabrizio Salina:
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.


martedì 27 settembre 2011

Sabina Began e lo zibaldone sincretico

Oggi, care amiche ed amici, sono in vena di esperienze estreme: per esplorare i limiti del sadomasochismo apro contemporaneamente IlGiornale.it e Pontifex.Roma.it e incrocio le dita nella speranza che il computer non si autodistrugga.
Non si autodistrugge.
Leggo a caso qua e là e la mia mente comincia ad essere trasportata in un trip acido degno della migliore tradizione lisergico-liturgica.
Nel mio delirio scorgo Sabina Began, la bieca organizzatrice delle notti selvagge del Cavaliere, che dichiara di essere comunista e che probabilmente la prossima invitata ai festini di Arcore sarà la Bindi; Silvio avrebbe detto, all'indirizzo della vicepresidente della camera, "delle cose carine": così riferisce la Began mentre mi si para davanti in deshabillé tanto da lasciarmi scorgere un tatuaggio che persino un'appassionata del genere come me istintivamente aborre. L'ape regina porta incise nella carne le lettere S.B.
Sabina Began.
Ma anche, in una singolare coincidenza d'iniziali, Silvio Berlusconi.
Altre iniziali quelle di Floriano Abramovich, un nome che già in sé evoca antisecolarismo, intervistato manco a dirlo da Pontifex, che in un articolo dedicato alla marcia della pace della scorsa domenica accusa gli ebrei di deicidio. Ma che c'entra tutto ciò con la marcia della pace?
Deicidio, deicidio, deicidio...
Il sacerdote Abramovich, sorta di capostipite di una turpe genia di preti antigiudaici, mi aleggia intorno e intanto la redazione di Pontifex sussurra al mio orecchio stordito: "domenica scorsa ad Assisi si è tenuta la tradizionale marcia per la pace, secondo quello che si chiama Spirito di Assisi, in realtà un inutile e dannoso zibaldone sincretico".
Sincretico, sincretico, sincretico...
Come se non bastasse mi perseguitano in un'eco sinistra le parole di Abramovich: i cattolici, inclusa la Bindi, oggigiorno stanno "adorando l'anticristo", anticristo, anticristo, anticristo...
Stavolta devo aver esagerato.
La contemporanea apertura delle due suddette pagine esplosive deve aver causato pericolosi quanto ignoti effetti collaterali: un Silvio comunista e una Bindi, che peraltro ha partecipato al fianco di Vendola alla marcia della pace, adoratrice dell'anticristo.
Se Berlusconi è comunista e la Bindi satanista allora possiamo proprio fare eco ad una celebre t-shirt, riaverci dal viaggio acido ed esclamare a gran voce: GRAZIE A DIO IN FAMIGLIA NON ABBIAMO COMUNISTI!
La fantasia delle mie testate preferite supera ogni limite e diventa realtà.
Ma, per fortuna, in un altro mondo.
 

domenica 25 settembre 2011

Il tunnel più pazzo del mondo

Mi sveglio stamattina nella luce grigiastra di una domenica sonnolenta e ancora calda di fine settembre e scopro, con grande sorpresa, che la geografia non è più quella di prima.

In questi vent'anni di berlusconismo sarebbe stata realizzata, esattamente sotto i miei piedi, una ciclopica opera pubblica al cui paragone impallidirebbero tanto il fantasmagorico ponte sullo stretto di Messina quanto il futuribile scudo spaziale ideato qualche anno fa da un'America pervertita dalle idee distorte del guerrafondaio Bush: qua sotto, precisamente sotto casa mia, sarebbe stato scavato un tunnel di centinaia di chilometri, 730 per l'esattezza, dal Cern di Ginevra fino all'Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso d'Abruzzo.
Come non emozionarsi ad una tale notizia?

La mia cantina, umile ambiente finora dedicato alla stagionatura di salumi e formaggi ed alla conservazione del vino, viene eletta agli onori della cronaca dal passaggio dei fasci di neutrini sulla cui traiettoria è venuta improvvisamente a trovarsi. Già. Perché secondo quanto annunciato dal ministro Maria Stella Gelmini, "alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro".

L'esperimento di cui si parla è ovviamente quello, ben noto, che ha portato alla scoperta epocale secondo cui i neutrini viaggerebbero più veloci della luce, mettendo così in discussione la teoria della relatività di Einstein e, con lei, i fondamenti sui quali essa si basa.

E la notizia bomba è che, all'insaputa dei contribuenti italiani, sarebbe stato edificato un tunnel per validare le teorie in proposito. Un tunnel costato 45 milioni di euro.
Un tunnel che, al pari dei passaggi segreti così in voga nei castelli medievali, porterebbe fasci di luce in giro per lo stivale irradiando di fantasmagorie i seminterrati degli italiani. Chissà se la Gelmini, novella dama medievale monacata a forza, userà il tunnel del Cern per fuggire la vergogna di un onore da lei medesima disonorato.

O chissà se a scappare in Svizzera sarà il novello Cavaliere errante dei giorni nostri o del ventennio nostro che dir si voglia, inseguito dal popolo italiano stanco di essere preso in giro dai buffoni della sua corte: quel popolo che, finalmente unito, levatosi in compatta insurrezione dalle cantine illuminate a festa dai fasci di neutrini, brandendo salametti e bottiglie di vino lo caccerà finalmente fuori dal Belpaese.
 

venerdì 23 settembre 2011

Listaouting: scandali e politica

Tra virtuali squilli di trombe e polverosi sipari arcobaleno che sempre virtualmente si sollevano svelando il volto della politica italiana, il blog listaouting pubblica finalmente, come da tempo annunciato sul web, la tanto attesa lista dei politici italiani "gay ma omofobi".


Sulla discutibilità di una tale operazione hanno già detto molto e molto bene altri. Essere denunciati, per così dire, come gay non è certo una colpa e su questo non ci piove. Ma non solo.

L'ipocrisia della nostra classe politica è evidente e tuttavia, seguendo la logica del fango (quello da gettare in faccia al prossimo, beninteso, e non l'argilla per gli impacchi), parimenti si sarebbero dovuti denunciare i politici pro scuola pubblica che fanno svernare i propri figli tra le protettive mura di prestigiosi istituti privati, i politici ecochic alla guida dell'enorme suv non propriamente parco nelle emissioni, i politici paladini della sanità che si curano nelle migliori cliniche private a spese dei contribuenti, cioè noi, e chi più ne ha più ne metta.

Lungi dal fare un favore alla collettività, mossa semmai ad una comprensibile disapprovazione delle sue farneticazioni, l'intento del collega blogger è semmai, a mio avviso, eminentemente scandalistico.
Ed anche qui, sebbene non sia un terreno poi così arduo, c'è da dire che egli ci riesce a metà: aprendo la scarna paginetta di listaouting per scoprire, finalmente, chi sarebbero i politici italiani "gay ma omofobi", resterebbe delusa persino la portinaia più pettegola della sua categoria.

L'impressione che ho scorrendo l'elenco di nomi è controversa. L'operazione intera mi sembra fare leva sui sentimenti più volgari e caciaroni del popolo italiota, spinto dove lo porta il cuore, diciamo, dagli intenti allusivi del primo che capita.
Dalla lista, per l'appunto, non manca nessun ingrediente per titillare la malizia del popolino.

Tutto fa brodo: dal politico di estrema destra, come ad alludere all'antico e mai svelato legame tra esercito e selvagge monte militaresche di deretani virili, al politico cattolico che fa tanto bravo papà che mette a letto i figli e poi esce di casa per andare a trans, dal politico voltafaccia (è ben noto che i voltafaccia oggi sono etero e domani non lo sono più) al grande nome sempre necessario per fare audience, Formigoni nel nostro caso, che dietro la paradigmatica castità di ciellino chissà cosa nasconde. E via dicendo.

Davvero non sentivamo la mancanza di questo outing forzato e chissà quanto poi corrispondente alla realtà nonché, fra l'altro, preso troppo sul serio da tutti.
Ma per non essere da meno del collega di listaouting anch'io propongo un giochino: lo smascheramento dei blogger che dalla privilegiata posizione di anonimato che internet garantisce a tutti noi, senza peraltro invitarci ad abusarne, gettano volentieri il fango di cui sopra in faccia ai malcapitati politici, più o meno meritevoli (ammesso che vi sia qualcuno meritevole di un simile trattamento) di essere smascherati come chicchessia.
Caro collega di listaouting, la politica è una cosa seria.
E le serie operazioni scandalistiche, detto tra noi, anche.
  

martedì 20 settembre 2011

Aridatece le olgettine!

Tira vento di moralità dalle parti di Montecatini dove si è conclusa, sorprendentemente con molto poco clamore mediatico, la rassegna Miss Italia 2011: le ragazze avrebbero palesato, nelle interviste, una decisa virata sui valori di sempre come fidanzato, famiglia, cucina, cattolicesimo e gli immancabili figli.
Incuriosita da tanto tradizionalismo cerco sul mio blog preferito, Pontifex.Roma.it, un editoriale sull'argomento. Ma Pontifex, quantunque baluardo dei sani valori della tradizione e dell'ormai paradigmatico, per i miei amici lettori e per me, cattolicesimo non secolarizzato, tace.

Nell'attesa di un aggiornamento digito MISS nella barra di ricerca di Pontifex.Roma.it e scorro i risultati.

Dunque: la prima parola contenente MISS è, immancabilmente, MISSionario. Curiosa assonanza tra i valori che animerebbero la kermesse della bellezza italiana e quelli storici della diffusione del cattolicesimo nell'orbe terracqueo.
La seconda parola ovviamente è MISSione. I missionari fanno una missione, così come le miss hanno la missione di inculcare nelle giovincelle italiane la passione irresistibile per i famosi valori di sempre.
La terza parola è comMISSione. D'inchiesta. Ogni commento è superfluo.
La quarta ancora comMISSione. Bilancio del Senato. Comincio ad annoiarmi; Pontifex delude per carenza di argomenti.
La quinta parola è ancora MISSione e la sesta, dulcis in fundo, sottoMISSione. La medesima abnegazione che devono dimostrare le donne, specie se bellissime e dunque, come si direbbe adesso, a rischio olgettinizzazione, nei riguardi dei grandi valori morali di sempre.

Questo giochino dai risvolti psicanalitici rafforza in me un'innata avversione per il moralismo, anche quello di stampo antiberlusconiano. Le ragazze della porta accanto fintamente acqua e sapone, imbottite di qualunquismo moraleggiante, prive di unghie finte (come gettare sul lastrico i truccatori Rai) e di tatuaggi in bella mostra (idem con patate per i tatuatori), trionfo dell'ipocrisia di stampo nostrano, mi disgustano.

Preferisco di gran lunga le ambigue cavallone della scuderia presidenziale, regine del bunga bunga e delle notti di Arcore: più autentiche nel sanguigno legame tra MISS e imMISSione in ruolo come ministre, deputate, senatrici e chi più ne ha più ne metta.
Altro che valori di sempre: più scandalose, più vergognose, corrispondenti in pieno alla cafoneria imperante nella nostra società, ci piaccia o no sono loro il vero specchio del Belpaese.
Ora comprendo il flop del programma di Montecatini: in fondo in fondo non parla di noi. Abbasso le patinate Miss Italia, aridatece le olgettine!
 

sabato 10 settembre 2011

Pontifex.Roma.it

Un caro amico dai gusti forti, incoraggiato dalla mia recentissima passione splatter per IlGiornale.it, mi suggerisce la lettura di Pontifex.Roma.it, amena pagina che si autodefinisce BLOG CATTOLICO NON SECOLARIZZATO (il che da solo dice tutto).
Incuriosita apro il sito in questione. La lettura è entusiasmante.
Con gusto tutto germanico, in ossequio all'attuale papa che qualcosa mi dice essere molto apprezzato in redazione, Pontifex sbandiera nel logo un belligerante motto che non lascia spazio a scrupoli interpretativi: la Verità (con la V maiuscola) è nella Tradizione (con la T maiuscola).
I sostantivi maiuscolizzati in perfetto stile biondo renano fanno pendant, somma eleganza, con i colori del banner dell'associazione onlus "meter" che campeggia in bella vista nel sito e che si fa paladina dei bambini contro, guarda un po', la pedofilia (nessuno osi commentare: chi è senza peccato scagli la prima pietra).
Il sito naturalmente è zeppo di annunci promozionali di ogni genere: del resto, come tutti i buoni cattolici sanno bene, Gesù si è scagliato contro i mercanti e non contro i pubblicitari.
Le lingue in cui è disponibile la scoperta editoriale di oggi sono curiose: nell'ordine, English, French, German (strano per terzo), Italian (stretto tra due papi), Polish (poteva mancare?), Portuguese, Romanian, Russian, Spanish, Filipino e infine Serbian.
Apro il filippino e m'imbatto in una parola cruciale: Massoneria. Che nella lingua asiatica si direbbe Massonerya. Pericolo meno incombente di quello gay, in filippino gay. E in polacco? Gay. E in rumeno? Gay. Tanto per ribadire il concetto.
Oggi però decido di non parlare dei consueti seriosissimi argomenti per mezzo dei quali sono solita adombrare le liete giornate dei miei affezionati lettori; apro invece la pagina delle interviste ai vip o meglio, con l'eccessivo scrupolo linguistico di chi padroneggia ben undici idiomi diversi, la pagina delle interviste ai VIPS (sic).
Chi sono i personaggi dello spettacolo che Pontifex predilige? Di sicuro non Vasco Rossi, che nella home è addirittura definito "il mediocre cantante di Zocca" (che Pontifex possa, per contro, essere definito "il mediocre blog del cattolicesimo non secolarizzato" non passa minimamente per la testa dei redattori: il che mi fa pensare che dove c'è autostima c'è tutto).
I vip, scusate, vips intervistati dagli amici tradizionalisti sono, nell'ordine: Pippo Franco, Albano, il generale Garofano (e chi sarebbe?), Iva Zanicchi che si dice sconcertata da Tettamanzi, noto vescovo emerito della diocesi più comunista d'Italia, ancora Pippo Franco, Venditti. Se Vasco galleggia nel mare della mediocrità, Antonello Venditti invece annega nell'oceano del ridicolo. Ma i redattori di Pontifex hanno visto giusto: è meglio divertire che annoiare. Leggere per credere.
Con questo ringrazio la redazione del blog meno secolarizzato della cristianità per la piacevole oretta trascorsa in sua compagnia.
Il mio amico aveva ragione: è persino meglio de IlGiornale.it.
Più terragno, non so come dire, più carnale quasi: basti notare che tra onlus, le solite automobili, vari papi, facce serie e severe madonne in trono, proprio nella home di Pontifex campeggia la consolatoria immagine di due tonici dorsi maschili. Che da soli riconciliano con la vita; e danno tutto un altro senso, freudianamente parlando, alla lettura di Pontifex.Roma.it. Guardare per credere.
  

mercoledì 7 settembre 2011

Grand Guignol

Imbattersi, in giro per il web, nelle meraviglie freak de IlGiornale.it è un'esperienza che, a chi come me non l'avesse finora ancora fatta, suggerisco nella maniera più assoluta.
Aprendo la home vengo investita in pieno dai fumi tossici e belligeranti della memoria dell'11 settembre. Oggi sarebbe il 7, dico io, ma è il caso di andare tanto per il sottile? A la guerre comme à la guerre. E l'Italia, come giustamente ha fatto notare qualche giorno fa Enzo Bianchi dal palco del Festival della Mente di Sarzana, volenti o nolenti è in guerra: con la Libia. Chissà se IlGiornale.it se n'è accorto.

Comunque sia, scorro la pagina e leggo i titoli: e con somma compiaciuta sorpresa mi trovo di fronte ad autentici piccoli capolavori di letteratura splatter.
Così scopro che Gesù, noto personaggio mediatico evidentemente sponsorizzato da IlGiornale.it, avrebbe più fans, almeno su facebook, di quanti non ne conti Lady Gaga;
che due turisti, francesi in Francia, avrebbero rinvenuto un dente umano dentro una salsiccia (il tutto per più di una volta);
che d'Alema si sarebbe dato alla degna, antichissima pratica della viticoltura, vendendo il capitalistico yacht in favore dei più rurali ettari di terreno necessari al fine di cui sopra;
che tot occhi, tot orecchie, tot pezzi di fegato, tot tratti di colon sarebbero stati trapiantati in altrettanti pazienti in lista d'attesa, di tale e tal altra età, il tutto farcito di numeri cifre anni minuti secondi e picosecondi, per amore di scientificità;
che in Libia, per l'appunto, seicento tra orsi e leoni (orsi e leoni in Libia???) starebbero morendo di fame nello zoo (ah, ecco);
che lo sciopero di ieri sarebbe stato un flop: frequentato solo da vecchi avanzi di balera e studentelli punkabbestia;
e che, ciliegina sulla torta, quel depravato di Pisapia avrebbe vagliato l'ipotesi di distribuire nelle scuole elementari milanesi un libriccino a fumetti in cui le famiglie omosessuali vengono, orrore e vergogna, equiparate a quelle eterosessuali. E qui si tocca davvero il fondo.

La giornalista che firma questo capolavoro ci rammenta, testuali parole, che "Piccolo Uovo, il protagonista del fumet­to, è un gamete femminile. Come ognun sa, deve congiungersi con il gamete maschile, più comunemente detto spermatozoo, perché nasca un bimbo o una bimba. Ma il naturale concetto di maschi­le e femminile sembra ignoto al racconto per gli asili".

Ora mi permetto io di rammentare alla signora o signorina giornalista quanti modi di genitorialità alternativa esistono da che mondo è mondo, che ci spingono a riflettere che se è vero che la vita in senso biologico nasce dall'incontro tra gamete maschile e gamete femminile, è altrettanto vero che la vita in senso lato nasce dall'amore: e questo amore può scaturire dai genitori biologici, auspicabilmente, ma anche, come è verificato da che mondo è mondo, da persone che non hanno generato il figlio in senso stretto; e aggiungo che colgo sempre un certo livello di morbosità in coloro che si autoinvestono del titolo di difensori della vita biologica, come a dar da intendere che si fa ma non si dice, e motivano la loro crociata con le solite trite e ritrite categorie biologiche di maschile e femminile, inadeguate a trasmettere il senso di quello che di bello la vita contiene o dovrebbe contenere: ossia, appunto, l'amore.

Forse che, perdendosi tra sanguinolente narrazioni di salsicce transgeniche, animali in guerra, tenori squartati, spermatozoi a caccia di ovuli e altre amenità da Grand Guignol, dalle parti del IlGiornale.it abbiano smarrito anche il senso dell'amore?
Può essere. E' troppo semplice l'amore e non fa notizia.
E tutto sommato va bene così: perché priverebbe il pubblico del piacere truculento di concedersi ogni tanto, rigorosamente a stomaco vuoto, la lettura de IlGiornale.it.
 

lunedì 5 settembre 2011

I funerali del lavoro

Questi giorni faranno il loro ingresso nella storia per un funerale di stato: è morto il lavoro.

Una manovra criminale sancisce nuovi dogmi che assolutizzano il concetto capitalista di sfruttamento e, a mezzo di una pugnalata neanche troppo alle spalle, ecco che il lavoro è all'altro mondo.
E a noi cosa resta? Una cerimonia funebre con illustri necrofori.

A trasportare la cassa del defunto d'eccezione un poker d'assi di quelli che non si dimenticano. Sfila il corteo. Senza fiori: non fiori ma opere di bene e tutto è devoluto ai poveri, i nostri poveri governanti reduci dalle fatiche dell'ideazione di una manovra finanziaria davvero senza precedenti.

L'inserviente più distinto è lui, Tremonti. L'abito nero del necroforo gli dona come non mai: il dimagrimento cui la costante dedizione alla manovra lo ha costretto, notte e giorno a faticar a mo' di un novello Leporello della cosa pubblica, lo rende elegantissimo. Quale onore, quale distinzione potersi permettere un ultimo viaggio in spalla ad un tale gentiluomo.

Dietro a Tremonti un'anima nobile del pari: azzimato nel vestito nero offre il suo contributo al trasporto della salma il presidente Napolitano che, evidentemente dimentico del proprio passato e già proiettato, invece, nell'eternità, invoca in cuor suo il "rapido varo" della nave fantasma. Il suo volto adombrato solo di ultraottuagenaria serenità tradisce la certezza, almeno per lui, di una scialuppa di salvataggio.

Il terzo uomo, quello che dovrebbe prendere il posto alla sinistra, proprio alla sinistra dei primi due, latita: troppo impegnato a scioperare non ha ricevuto neppure la notizia del funerale.

Il quarto necroforo, che non ha voluto mancare alla cerimonia e infatti di buona lena supplisce anche alle carenze degli assenti, è lui: Silvio. Rimboccatosi le maniche un po' troppo ampie della giacca nera, arrotolatosi i pantaloni troppo lunghi per la sua statura, Silvio davvero non poteva mancare e, da solo, riesce a darsi da fare per due. Per tre, per quattro. Per tutti. Con sulle labbra l'immancabile sorriso del professionista.

Il momento dell'omelia è saltato: annoia gli italiani. Dal Vaticano il silenzio più assoluto accompagna la mesta cerimonia.

I necrofori avanzano con compostezza.
L'escavatrice iveco, parcheggiata ai lati della fossa, ormai non serve più: nel ricoprire di terra la bara, uno stuolo di giovani precari provenienti da tutta la penisola cicaleccia sottovoce. Per molti di loro è la prima chiamata. Altri sono ormai veterani del lavoro atipico. Per tutti, comunque, seppellire il lavoro è anch'esso, amaramente, un lavoro.
 

Il presidente trivellatore

Ho la pelle d'oca. Certe notizie come quella di oggi ( http://www.repubblica.it/economia/2011/09/04/news/contratti_aziendali_derogano_legge_nazionale_commissione_bilancio_approva_emendamento-21216434/?ref=HREA-1 ) ti fanno rimanere persino il dubbio che non siano vere.
In pratica si dice che le aziende possono contrattare con il lavoratore le condizioni lavorative, fregandosene della legge italiana. Ma allora a che cosa servono le leggi? Ve lo immaginate un colloquio di lavoro, ora?

«Le mie condizioni sono queste: turni dalle 8 alle 18,30, senza pausa pranzo, può sbocconcellare qualcosa nei momenti in cui il lavoro è più tranquillo. Questo soltanto dal lunedì al venerdì, il sabato potrà fare soltanto dalle 8 alle 12:30»
«Ma scusi, il contratto nazionale del lavoro...»
«La mia azienda non osserva queste cose da femminucce. I miei dipendenti sono lavoratori che si danno da fare, non persone che pensano soltanto ai diritti e alle ferie. Lei vuole lavorare?»
«Ho bisogno di lavorare.»

Purtroppo orari di lavoro così li ho già incontrati di persona nelle piccole aziende, ed ora che avevamo toccato il fondo, il nostro caro presidente continua a trivellare. Non gli bastava aver toccato il fondo, vuole andare più in profondità. Forse vuole cercare il petrolio, ma a me sembra che si stia scavando la fossa... o forse è una mia vana speranza da tempo...
Ora non basta aver tagliato il pubblico (ospedali, università, poste, scuole, ...) e le piccole aziende, tagliamo anche le grandi aziende (nelle quali erano rimasti i pochi lavoratori con qualche diritto umano). Resta solo da sperare nell'umanità del capo d'azienda. Sto pensando a grosse aziende - come la Fiat, l'autogrill - com'è possibile che non ci sia un regolamento nazionale per i lavoratori?

Ma sì, facciamo lavorare 12 ore ciascuno, lascio a casa tanti dipendenti e quello che risparmio me lo intasco.
Licenziamo quando una donna va in maternità.
Licenziamo quando un lavoratore - che insieme al suo compagno/alla sua compagna non ha potuto realizzare il sogno di avere un figlio - decide di adottare.
Licenziamo quando una donna si sposa, perché potrebbe rimanere incinta.
(Né figli, né famiglia. Ma non dicevano di tutelare la famiglia? Dove? Vedo soltanto che tutelano la distruzione della famiglia.)
Licenziamo i lavoratori che sono anziani: si ammalano troppo ultimamente e i giovani hanno più energie.
Licenziamo i lavoratori antipatici: l'azienda deve essere unita e i collaboratori me li posso scegliere io come e quando voglio; tanto in questo periodo di gente che cerca lavoro ce n'è a sfare, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Licenziamo chi ha un incidente sul lavoro: devo pagarlo mentre sta a casa a guarire? Così impara, la prossima volta sta più attento. Ha rischiato anche di rompermi la roba con quell'incidente.
Facciamo che faccio lavorare mezz'ora in più del mio vicino concorrente e pago uguale. Tenere il negozio aperto di più fa guadagnare di più.
Facciamo che, visto che il mio concorrente tiene aperto mezz'ora di più io faccio mezz'ora di più e anche l'orario continuato. Se vanno a lavorare per lui vuoi che non ci siano lavoratori che lo fanno per me?

Scusate i toni, ma dove cazzo stiamo andando? Ma è civiltà questa roba?
Ma la costituzione per che cosa è stata fatta? Le leggi per che cosa sono state fatte? Le lotte sindacali per che cosa sono state fatte?
Ci mancava giusto ora il trivellatore di leggi...

venerdì 2 settembre 2011

Universi paralleli

Nel corso del consueto girovagare per il web apro Il Fatto Quotidiano e trovo un articolo appena pervenuto dalla Luna.
Mentre sul pianeta Terra si discute una manovra il cui semplice fantasma fa chiudere la borsa milanese in un rosso che più marziano non si può, qualcuno da qualche parte nell'immenso spazio parla di calcio. In maniera sorprendentemente poco aliena.
Anzitutto apprendo che esiste, nota dolente, una Lega anche nell'universo a me sconosciuto del pallone. Una constatazione da urlo: quello che ho emesso dopo aver letto e riletto più volte l'articolo in questione e compreso infine che NON si trattava del Carroccio, e che mi stavo arrovellando il cervello del tutto inutilmente per capire cosa mai avesse dichiarato il Trota in proposito. Fatica sprecata, il figlio d'arte per questa volta è innocente. Almeno credo.
Secondo: vengo a conoscenza dell'esistenza di un sindacato calciatori. Viviamo su un pianeta in cui i diritti sindacali vengono continuamente messi in discussione come se fossero idee marziane, e sul Pianeta Calcio che cosa ti scopro? Che esiste qualcosa tipo la CGIL. Tutelare i poveri calciatori disgraziatamente solo milionari e non miliardari non è un diritto alieno bensì, a quanto pare, inalienabile.
Terzo: scopro che esiste un contratto collettivo anche nel settore calcio. Ovvia conseguenza di quanto sopra, come ho fatto a non pensarci?
Il Pianeta Calcio è un universo parallelo.
Un mondo futuribile.
Un mondo dove l'inflazione dev'essere galoppata a livelli tali da spingere gli abitanti di quel pianeta a ragionare curiosamente nell'ordine delle centinaia di migliaia anziché delle decine, un po' come qui sulla Terra, dieci anni fa, servivano cinquemila unità della nostra vecchia moneta per comprare il gelato ai bambini. Roba da marziani.
La vecchia canzone "mille lire al mese", già recentemente aggiornata a "mille euro al mese", è ormai un simpatico ricordo sul Pianeta Calcio dove presto, vogliamo scommetterci, verrà proposta l'appropriata versione "centomila euro al mese". In barba a noi terrestri che vedremo il nostro pianeta invaso da marziani miliardari, più veloci della luce a rivendicare diritti che qui, ormai, si apprestano a diventare polverosa memoria.
Altro che sciopero del pallone.
Servirebbe, semmai, uno sciopero delle astronavi.