luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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mercoledì 25 gennaio 2012

Di' la tua

I sondaggi del Corriere della Sera, riuniti nella rubrica dal significativo titolo di «Di’ la tua» e che nelle intenzioni del famoso quotidiano «hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità», rivelano simpatiche sorprese sulle preferenze del popolo italiano.
Dai ristoranti del Friuli al dibattito ecologista sulle motoslitte, da Monti agli storici attaccanti del Milan, dai controlli antievasione all’opportunità del prato finto negli stadi, scorrere le risposte offre uno spaccato della mentalità del Belpaese.
Veniamo così a scoprire che, alla domanda «Stati Uniti: per mille dollari una macchina decifra il nostro Dna e calcola la predisposizione a certe malattie. La usereste?» gli italiani hanno risposto sì nel 74,8% dei casi: in barba alla crisi, per la salute non si bada a spese. Ma quando si tratta di dire la propria sull’argomento «Gli immigrati dovranno pagare fino a duecento euro per il permesso di soggiorno. È giusto?» il 64,8% risponde sì: a ciascuno la propria parte di sacrifici economici.
Se di fronte al quesito «Appello del club alpino lombardo contro le motoslitte: “rovinano le Alpi”. Siete d’accordo?» gli italiani, mostrando una encomiabile attenzione ai problemi ambientali, votano in massa (87,7%) per il sì, alla domanda «A Milano debutta l’area C, a Roma due giorni di targhe alterne. Ritenete utile questo tipo di misure?» la massa dei perfetti ecologisti si disperde e risponde sì soltanto una risicata maggioranza, lasciando immaginare che l’odiata motoslitta non faccia altro che rovinare le meritate ferie dei vacanzieri in suv.
Il sondaggio più alla moda, tuttavia, fa leva sull’inconscio: «Berlusconi: mai adozioni per i single né equiparazione tra unioni etero e omosessuali. Sei d’accordo?». La maggioranza degli italiani, va da sé, accanto agli scrupoli per l’integrità del territorio e alla tutela dei propri figli contro il pericolo immigrazione, è d’accordo con l’ex presidente del Consiglio. Il quale, tra parentesi, non si capisce a che titolo si permetta di intervenire su una questione che non lo dovrebbe più riguardare. Ma si sa: in Italia ciò che viene messo alla porta rientra puntualmente e sistematicamente dalla finestra.
Come il machismo: alla domanda «È giusto che delle giornaliste che vogliono condurre i telegiornali venga valutata anche la bella presenza?», infatti, rispondono no solo 44 italiani su 100: nell’era delle veline e degli ex premier orgogliosamente eterosessuali il vero talento resta sempre uno solo. E il vero volto dell’Italia, parimenti, non si smentisce mai.
 

lunedì 16 gennaio 2012

Nel paese della "concordia"






Accade in Italia, nel paese della concordia.

Accade che un presidente del consiglio, quarta carica dello Stato, si porti nella residenza istituzionale un intero harem, ma senza eunuchi. Lui e i suoi sodali, elettori compresi sono concordi. E mentre l’Italia affonda gli eunuchi sono gli italiani evirati dei loro diritti.

Accade che il comandante di una nave da crociera se ne vada a spasso con la sua nave Concordia a spasso tra le secche dell’isola del Giglio invece di girare al largo. Lui abbandona la nave mentre passeggeri, equipaggio e magistratura non sono affatto concordi, mentre la nave affonda.

Accade che il governo del presidente del consiglio, quello del harem, non c’è più e nemmeno l’opposizione che non era concorde.

Accade che mentre l’Italia continua ad affondare sulle secche dell’Europa c’è un altro governo: quello della concordia. Quelli del governo del harem e quelli dell’opposizione concordano.


giuseppe vinci



http://www.trameindivenire.it/2012/01/16/nel-paese-della-concordia/

giovedì 6 ottobre 2011

Forza Gnocca

Oggi non apro nessuna delle mie testate giornalistiche online preferite. Non è necessario: le esternazioni odierne dei nostri politicanti, evidentemente obnubilati da quest'ultima ottobrina calura fuori stagione, così come riportate da Repubblica.it costituiscono materiale sufficientemente splatter-hard per un post nel migliore stile gotico-trash.

Partiamo dal gotico.
Silvio Berlusconi, in palese stato di esaltazione mistica, con chiaroveggenza degna di Nostradamus predice la durata del suo governo fino almeno al 2013. Scrupoli eccessivi: nel colmo del fervore energetico il presidente a quanto pare dimentica che la prossima fine del mondo, prevista per il 21 dicembre 2012, provvederà a fare piazza pulita di tutto, governo incluso, con maggiore efficienza di quanto egli stesso possa immaginare.

Il lato splatter è incarnato dal ministro Tremonti, immancabile figura ormai consunta della politica nazionale, il cui faccione in disfacimento ci rammenta l'impermanenza di tutte le cose. Inclusi i soldi, sui quali il ministro afferma di non trovarsi d'accordo con Silvio.
Già.
I soldi ciascuno li vede in tasche ben diverse.

Le recenti tensioni tra il premier e il suo ministro dell'economia sembrano comunque risolte.
I due sono stati visti mano nella mano in crociera alla camera dei deputati, felici e contenti, con addosso le sole occhiate torve dell'invidioso Bersani. Chi li ha incrociati in pieno idillio nel bel mezzo del Transatlantico, che ricordo essere un celebre salone di Montecitorio ormai destinato, auspicabilmente, a fare la medesima fine (in questo caso politica) del Titanic, ne ha riportato una grandiosa impressione di concordia ed armonia. Per non smentirsi il presidente  ha persino tirato in ballo, come ai vecchi tempi, lo spirito eversivo della magistratura italiana. Quanti bei ricordi nell'animare ancora una volta lo spauracchio del comunismo.

Per fortuna c'è Umberto Bossi, l'unico coi piedi per terra.
Il senatur ricorda a tutti gli italiani che la Padania, uno stato esistente a tutti gli effetti e riconosciuto internazionalmente dall'Onu, dalla Cee, dalla Cei, dall'Unitalsi e persino dall'Unicef, è il vero motore del Belpaese e con il consueto stile colorito che tutti dobbiamo riconoscergli dichiara che "la Padania è una nazione stimata e conosciuta in tutto il mondo". Chiaro il messaggio?
Ma non è finita qui. Il degno capostipite della stirpe padana rincara la dose affermando che "l'Italia sta in piedi perché c'è la Padania che pompa i soldi, altrimenti cadrebbe".
Pompa.
Ecco dove inevitabilmente si finisce con l'andare a parare: sul sesso.
O meglio, e qui chiudo la parte trash per lasciare il giusto spazio a quel lato hard che le mie lettrici e i miei lettori attendono da tempo con fervore, sulla gnocca.
Già. Perché, udite udite, se mai un partito che si chiamava Forza Italia dovesse cambiare nome, come lo chiamereste voi?

La questione sarebbe di per sé notevolmente noiosa se non si fosse attivato il genio linguistico ed istrionico del nostro presidente del consiglio il quale, da buon macho e nella migliore tradizione nazionalpopolare, propone come nome il verosimile Forza Gnocca.

Forza Soldi non gli sarà parso opportuno viste le dichiarazioni di Tremonti.
Forza Lavoro suona troppo stalinista e poi, coi tempi che corrono, la maggior parte degli italiani è ormai disoccupata.
Forza Mandolino fa troppo country, troppo italoamericano. Con i recenti fatti di Brooklyn, poi, è persino pericoloso.
Forza Pizza è inflazionato: fra telepizza, pizzaok, pizzapiù, faraoni della pizza e spizzichi vari la concorrenza è davvero troppa.
Cosa rimaneva?
 

martedì 27 settembre 2011

Sabina Began e lo zibaldone sincretico

Oggi, care amiche ed amici, sono in vena di esperienze estreme: per esplorare i limiti del sadomasochismo apro contemporaneamente IlGiornale.it e Pontifex.Roma.it e incrocio le dita nella speranza che il computer non si autodistrugga.
Non si autodistrugge.
Leggo a caso qua e là e la mia mente comincia ad essere trasportata in un trip acido degno della migliore tradizione lisergico-liturgica.
Nel mio delirio scorgo Sabina Began, la bieca organizzatrice delle notti selvagge del Cavaliere, che dichiara di essere comunista e che probabilmente la prossima invitata ai festini di Arcore sarà la Bindi; Silvio avrebbe detto, all'indirizzo della vicepresidente della camera, "delle cose carine": così riferisce la Began mentre mi si para davanti in deshabillé tanto da lasciarmi scorgere un tatuaggio che persino un'appassionata del genere come me istintivamente aborre. L'ape regina porta incise nella carne le lettere S.B.
Sabina Began.
Ma anche, in una singolare coincidenza d'iniziali, Silvio Berlusconi.
Altre iniziali quelle di Floriano Abramovich, un nome che già in sé evoca antisecolarismo, intervistato manco a dirlo da Pontifex, che in un articolo dedicato alla marcia della pace della scorsa domenica accusa gli ebrei di deicidio. Ma che c'entra tutto ciò con la marcia della pace?
Deicidio, deicidio, deicidio...
Il sacerdote Abramovich, sorta di capostipite di una turpe genia di preti antigiudaici, mi aleggia intorno e intanto la redazione di Pontifex sussurra al mio orecchio stordito: "domenica scorsa ad Assisi si è tenuta la tradizionale marcia per la pace, secondo quello che si chiama Spirito di Assisi, in realtà un inutile e dannoso zibaldone sincretico".
Sincretico, sincretico, sincretico...
Come se non bastasse mi perseguitano in un'eco sinistra le parole di Abramovich: i cattolici, inclusa la Bindi, oggigiorno stanno "adorando l'anticristo", anticristo, anticristo, anticristo...
Stavolta devo aver esagerato.
La contemporanea apertura delle due suddette pagine esplosive deve aver causato pericolosi quanto ignoti effetti collaterali: un Silvio comunista e una Bindi, che peraltro ha partecipato al fianco di Vendola alla marcia della pace, adoratrice dell'anticristo.
Se Berlusconi è comunista e la Bindi satanista allora possiamo proprio fare eco ad una celebre t-shirt, riaverci dal viaggio acido ed esclamare a gran voce: GRAZIE A DIO IN FAMIGLIA NON ABBIAMO COMUNISTI!
La fantasia delle mie testate preferite supera ogni limite e diventa realtà.
Ma, per fortuna, in un altro mondo.
 

domenica 25 settembre 2011

Il tunnel più pazzo del mondo

Mi sveglio stamattina nella luce grigiastra di una domenica sonnolenta e ancora calda di fine settembre e scopro, con grande sorpresa, che la geografia non è più quella di prima.

In questi vent'anni di berlusconismo sarebbe stata realizzata, esattamente sotto i miei piedi, una ciclopica opera pubblica al cui paragone impallidirebbero tanto il fantasmagorico ponte sullo stretto di Messina quanto il futuribile scudo spaziale ideato qualche anno fa da un'America pervertita dalle idee distorte del guerrafondaio Bush: qua sotto, precisamente sotto casa mia, sarebbe stato scavato un tunnel di centinaia di chilometri, 730 per l'esattezza, dal Cern di Ginevra fino all'Istituto di Fisica Nucleare del Gran Sasso d'Abruzzo.
Come non emozionarsi ad una tale notizia?

La mia cantina, umile ambiente finora dedicato alla stagionatura di salumi e formaggi ed alla conservazione del vino, viene eletta agli onori della cronaca dal passaggio dei fasci di neutrini sulla cui traiettoria è venuta improvvisamente a trovarsi. Già. Perché secondo quanto annunciato dal ministro Maria Stella Gelmini, "alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro".

L'esperimento di cui si parla è ovviamente quello, ben noto, che ha portato alla scoperta epocale secondo cui i neutrini viaggerebbero più veloci della luce, mettendo così in discussione la teoria della relatività di Einstein e, con lei, i fondamenti sui quali essa si basa.

E la notizia bomba è che, all'insaputa dei contribuenti italiani, sarebbe stato edificato un tunnel per validare le teorie in proposito. Un tunnel costato 45 milioni di euro.
Un tunnel che, al pari dei passaggi segreti così in voga nei castelli medievali, porterebbe fasci di luce in giro per lo stivale irradiando di fantasmagorie i seminterrati degli italiani. Chissà se la Gelmini, novella dama medievale monacata a forza, userà il tunnel del Cern per fuggire la vergogna di un onore da lei medesima disonorato.

O chissà se a scappare in Svizzera sarà il novello Cavaliere errante dei giorni nostri o del ventennio nostro che dir si voglia, inseguito dal popolo italiano stanco di essere preso in giro dai buffoni della sua corte: quel popolo che, finalmente unito, levatosi in compatta insurrezione dalle cantine illuminate a festa dai fasci di neutrini, brandendo salametti e bottiglie di vino lo caccerà finalmente fuori dal Belpaese.
 

martedì 28 giugno 2011

Tremonti e le nozze da melodramma

Girovagando per il web mi imbatto nelle immagini gustose, polpose come una pescanoce, decadenti e vagamente kitsch del matrimonio del nostro ministro per le pari opportunità, la soubrette Carfagna, con un rampollo dell'edilizia vicino a torbidi ambienti ex Dc.

Il solito matrimonio da melodramma; una festa freak di nani e ballerine. Con Brunetta che accanto alla moglie è più patetico di Rigoletto, con il Papi in persona in veste nientemeno che di testimone della sposa (un testimone dello sposo, vi ricorda niente? di cognome fa invece De Mita) e con la solita pletora di volti vecchi e nuovi della politica nazionale vestiti e truccati per la festa, ossia con generose dosi di cerone a nascondere i lineamenti tesi di chi è lì per procacciarsi favori.

Il volto della Carfagna, quasi deforme come Amelia che nel Ballo in Maschera cerca a mezzanotte l'erba stregata che le farà dimenticare pene (volutamente non aggiungo articoli) d'amore, è l'emblema della politica nazionale: ipocrita e ormai prossimo al disfacimento, non ha niente che ricordi nemmeno lontanamente le fattezze radiose di una sposa felice.

Ma per fortuna interviene LUI, il mio politico preferito, il ministro Tremonti: che ovviamente non è invitato a nozze, ma tra un bicchiere di Veuve Cliquot e un vol au vent al pregiato salmone siberiano, viene maledetto dal Papi anche nel momento della festa della sua velina-ministro.
Tremonti: un nome, una garanzia. La serietà che irrompe nel faceto.
Come il tenore che interviene, deus ex machina, a salvare la bella soprano dalle grinfie del baritono malvagio, così il faccione serio di Tremonti, in pericolo se non di vita quantomeno di ministero, ci consola delle smorfie tirate della sposa Carfagna.
 

giovedì 16 giugno 2011

Tremonti, il Reuccio e lo stato di grazia

I miei lettori mi perdoneranno se anziché parlare del risultato dei referendum propongo ancora un episodio della saga che vede protagonista il mio politico preferito, il ministro Giulio Tremonti, ma l'occasione fa la blogger ladra.
Come non parlare della proposta di riforma fiscale del Nostro? Dimostra un equilibrio che non gli conoscevamo, ma il bello della politica è appunto la sorpresa.

Anzitutto il Nostro, in evidente stato di grazia, propone un sistema fiscale più semplice. Amen.
Secondo di poi, un sistema fiscale senza privilegi (o con meno privilegi). Osanna.
Terzo: l'esempio deve venire dalla classe politica. Alleluja!

Ma attenzione: i commenti a caldo sulla proposta del Nostro non sono teneri; Tremonti fa discutere all'interno della sua stessa area politica.

Alemanno: "Bisogna fare le riforme, ma non si possono fare degli spot elettorali";
La Lega attraverso il suo capogruppo alla Camera: "Valuteremo la sua ipotesi";
Casini: "Per ora sono solo chiacchiere, aspettiamo i fatti".

Il Reuccio, intanto, dopo l'amara sconfitta sul legittimo impedimento non calcola nemmeno di striscio il suo ministro e continua a vedere come prioritaria la riforma della giustizia rispetto a quella dell'economia.
Chissà che cosa intende, convinto com'è sulla tenuta del suo governo come se fosse anch'esso un dono della grazia divina...
 

lunedì 2 maggio 2011

Un prete "sui generis".



Avevo già sentito parlare di Don Giorgio De Capitani, tempo fa mi è capitato di notare in rete il suo “prego perché a Berlusconi venga un ictus”. 
Ha un suo sito, la pagina su Facebook , Twitter e un canale su You Tube.
Questo sopra è un’intervista al tg la7 del 6 Aprile scorso e devo dire che vale la pena sentirlo perché ne ha per tutti, ma in particolar modo prende di mira l’ipocrisia della Chiesa, e non posso non essere d'accordo con lui, su grandi temi come aborto, preservativo e testamento biologico (mi chiedo come possa esserci ancora dentro vista la miserevole considerazione che ne ha). Anche la presa di posizione troppo morbida del Vaticano nei confronti dello stile di vita un po’ “allegro” del Presidente del Consiglio, del suo modo di concepire lo Stato, la Giustizia, il rapporto uomo-donna è oggetto delle sue critiche. 
Insomma, Rosy Bindi, come cattolica antiberlusconista, non è niente rispetto a lui! Don Giorgio è arrivato ad augurare un ictus a Berlusconi!! In nome di Dio!!
Certo sarebbe una soluzione facile, io stessa ho commentato simpaticamente quella frase promettendo una conversione immediata se si fosse avverata, ma non credo che estirperebbe il problema: il berlusconismo, che ha messo radici profonde e ramificate. 
L’arroganza, la superficialità, l’uso spregiudicato della cosa pubblica ai fini personali, sfacciataggine, volgarità (nel senso più deteriore e becero del termine), la totale mancanza di rispetto per la donna, per le istituzioni e non solo, sono un’eredità che Berlusconi ci lascerà comunque e che ha cambiato, purtroppo, il modo di pensare di molta, troppa gente e i cui effetti si protrarranno a lungo. Bisognerà lavorare molto, sul paese e su noi stessi, per riportare alla luce un’Italia migliore, nella quale vivere, e per la quale valga la pena lottare.

Mi permetto una domanda a Don Giorgio che comunque ammiro per le sue opinioni al di là della veste religiosa:
pensa che potrebbe ottenere qualcosa di più dal suo Dio se pregasse, invece, per gli Italiani?

mercoledì 16 marzo 2011

Perché domani festeggerò... la Spagna

Non condivido il patriottismo frenetico di questi giorni né l'esposizione di bandiere tricolori, déja-vu di altre antipatiche situazioni, in vista del centocinquantenario dell'unità del nostro paese: l'Italia ha davvero poco da essere festeggiata e dunque ho deciso che da parte mia, domani, festeggerò la Spagna.
Perché proprio la Spagna, diranno i miei piccoli lettori? E' semplicissimo ragazzi.
Fino alla seconda metà degli anni settanta la Spagna è stata oggetto di una dittatura di marca fascista; è stato un paese chiuso, arretrato, dominato da un clericalismo miope, economicamente svantaggiato e povero sotto tutti i punti di vista.
In appena qualche decennio, mentre noi italiani dormivamo il sonno assai poco beato della ragione e inneggiavamo al menzionato tricolore forzitaliota del Caballero nostrano, il popolo iberico ha alzato la testa: dal punto di vista economico, nonostante la recente crisi (e però chi è senza peccato scagli la prima pietra), la Spagna ha mosso certamente passi da gigante. Ma quel che è più importante, direi, è che attraverso la rinuncia da parte del governo alle ingerenze clericali, attraverso l'introduzione delle unioni civili per le coppie di fatto, la modernità della normativa sulla procreazione assistita e molti altri passi avanti di una democrazia tanto giovane quanto dinamica, gli spagnoli ci hanno ampiamente superati, in pochi decenni, anche dal punto di vista sociale.
Dobbiamo dunque, cari amici, festeggiare un Paese governato da un nano e da patetiche ballerine cui tutto è permesso, quando migliaia di cittadini di quello stesso Paese vengono calpestati quotidianamente nei loro diritti fondamentali, dalla salute alle decisioni riproduttive passando per la libertà di scegliersi il partner che preferiscono?
Nooo!
Ecco perché domani festeggerò la Spagna.

martedì 1 marzo 2011

Italiani e tedeschi

Germania 2011: un ministro della difesa conservatore si dimette per aver copiato la tesi di dottorato, rimettendo il proprio incarico nelle mani della signora premier, con lettera di scuse. La vicenda offuscherebbe la sua fama di politico integerrimo ed onesto.
Italia 2011: un signor premier conservatore non si dimette per reati di concussione e prostituzione minorile, continuando ad emettere dichiarazioni di integrità morale a danno dei cittadini che dovrebbe rappresentare. Apprendiamo dunque che la famiglia che il suddetto premier difenderà fino alla fine del suo governo è unicamente quella costituita tra un uomo e una donna, poco importa se nonno e nipotina. La vicenda non offusca la sua fama di integerrimo ed onesto latin-lover.

venerdì 18 febbraio 2011

Aziende e libertà

Parlando in Iceberg di Wikileaks mi viene da fare una riflessione. Il Popolo Delle Libertà è proprio tale e il premier ce ne dà un esempio.
Berlusconi è davvero una persona che dà esempio di libertà nel nostro paese:
è libero di fare il bunga bunga (del resto perché no? gliel'ha insegnato Gheddafi, che non si può dire non sia una personalità di spicco)
è libero di corrompere giudici,
è libero di privatizzare e trasformare tutto in aziende,
è libero di proporre leggi che valgono solo per lui (la costituzione è vero che dice che la legge è uguale per tutti, ma non dimentichiamo che la libertà vale più della costituzione)
è libero di comprare tutti i canali televisivi che vuole (del resto perché non poter comprare una televisione, che è un prodotto commerciale tanto come lo shampoo?)

In tutto questo però vedo una contraddizione: perché se predica ed applica anche così bene la libertà, non favorisce Wikileaks, software libero e cultura?
Mi sembra che oltre agli animali in via d'estinzione ci sia anche la libertà di parola in via d'estinzione: non si parla più, non ci si espone; i posti di lavoro sono precari, o addirittura sono un sogno, e per questo si cerca di essere il più diplomatici ed accondiscendenti possibile. Non ci si sbilancia. La crisi non è ancora tangibile - non moriamo ancora di fame, possiamo ancora permetterci un computer ed una navigazione ad internet - ma c'è clima di tensione, di incertezza.

Comunque in questi casi è inutile prendersela: facciamo il possibile per correggere il tiro e stare bene. Amiamo e godiamoci la vita: la nostra società ha poco più di 2 000 anni, l'uomo c'è da più di 100 000 anni; è da quando esiste la scrittura che si parla di tempi difficili. Eppure ci sono popolazioni che in condizioni peggiori riescono ad essere in incremento demografico.
UU

iceberg

Le prime pagine di oggi parlano chiaro: le rivelazioni di Wikileaks distruggono il nano. Un nano senza più ballerine ormai, anche perché gli americani lo accuserebbero di ben altro che di quegli scandali a luci rosse che ci fanno tanto discutere qui nel Belpaese. Bene.
Era ora che, oltre alla sacrosanta reazione alla mercificazione del corpo femminile cui la vicenda Ruby ci ha spinti, illustri osservatori avanzassero dubbi anche circa le abitudini politiche del premier, oltre che quelle sessuali: come quando, ad esempio, e cito dal Fatto Quotidiano, il nano "pensa di poter impegnarsi con Hezbollah e Hamas, [...] stabilire nuovi canali con l’Iran, oppure espandere l’agenda del G8 al di là di ogni riconoscimento".
Il nostro premier ne ha combinate di tutti i colori. Di fronte alla corruzione, alla connivenza con mafie e poteri occulti, ad una logica economica degna delle migliori dittature sudamericane, alle illegittimità costituzionali e chi più ne ha più ne metta, Ruby è la punta di un iceberg che finalmente si scioglie al sole.
Per una volta mi dico contenta del surriscaldamento globale.