luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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mercoledì 1 febbraio 2012

Tutti al mare

Lo slovacco Sloboda a Solidarita, ossia il locale partito liberale di centrodestra il cui nome suona più o meno come Libertà e Solidarietà, ha ideato una singolare campagna per l’abolizione delle immunità parlamentari: diciassette deputati hanno posato più o meno senza veli e la fotografia, pubblicata sul profilo Facebook del partito, ha ovviamente fatto il giro del web.
In realtà è difficile stabilire se i diciassette moschettieri compaiano davvero come mamma li ha fatti: il lungo lenzuolo che li copre, recante la scritta «togliamo l’immunità ai deputati», non lascia apparire che una fila di poco sensuali polpacci da un lato e una schiera di autorevoli mezzobusti dall’altro, ossia quanto di più burocratico e meno frizzante si possa immaginare in termini di esposizione della nuda carne. Come a dire che persino Formigoni nell’istante in cui, coperto solo di una minima mutanda da bagno e con il naso efficacemente turato in vista del tuffo cosiddetto «a bomba» (in questo caso non sexy) dall’alto della barca ciellina di ordinanza, quella che secondo le solite malelingue sarebbe stata acquistata in nero dal nucleo d’acciaio del movimento di Giussani, insomma persino il casto governatore lombardo, al confronto con i politici slovacchi, sembra uscito fresco fresco dal set di una pellicola di Tinto Brass.

In politica economica il partito slovacco, capeggiato dal paladino esteuropeo del liberalismo economico Richard Sulik che per ribadire la propria autorità di leader si è riservato, nella foto in questione, uno dei posti migliori giusto dietro le spalle della più avvenente tra le uniche tre donne che hanno contribuito al progetto, non è più seducente che nell’immagine e somiglia pericolosamente ad un altro lombardo compagno di merende del casto governatore, quel ministro Tremonti che cercò di far digerire alle imprese nostrane la versione epurata della flat tax, altrimenti proibita dall’articolo 53 della Costituzione, violando al tempo stesso i parametri dettati dagli accordi di Maastricht e innalzando il già opulento debito pubblico italiano fino alle vette che sappiamo e che, con buona pace del nostro ex ministro dell’economia, non somigliano affatto alle bianche cime della sua Valtellina.

Molto meglio il mare. Peccato solo per il sospetto che rimane dopo aver ammirato la compatta schiera dei deputati del suddetto partito slovacco, e cioè che in fondo i diciassette parlamentari non siano nudi come vorrebbero dare ad intendere: come per i già citati colleghi italiani, con il quale hanno in comune il concetto di libertà o liberazione o liberalizzazione che dir si voglia, anche dei deputati di Sloboda a Solidarita si ha l’impressione che vogliano apparire all’elettorato come una simpatica compagine di rispettabili cristiani con l’attenzione al sociale e che, in fondo, sotto il pasionario e barricadero lenzuolo di protesta nascondano gli slip del costume. Tanto più che la scritta che inneggia alla fine dell’immunità parlamentare, in realtà, si riferisce a reati come «l’eccesso di velocità», mostrando così anch’essa il suo prevedibile lato segreto; e mentre l’economia europea agonizza sotto i colpi di piccozza dei liberalisti incalliti, meglio gettare via il lenzuolo, procurarsi un costume da bagno e rivelarsi per quello che si è: tutti pronti per un tuffo in compagnia.
  

martedì 11 ottobre 2011

I fattoni di Piazza Affari

L'abitudine di Carlo Giovanardi a pensare in continuazione alla droga ha un che di morbosamente ossessivo.
Qualche anno fa il nostro sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia mise in guardia gli italiani dichiarando che nel nostro Parlamento, noto covo di sovversivi comunisti inclini alle tossicodipendenze quando non, quel che è peggio, alla legalizzazione delle stesse, "c'è la cocaina". Oggi invece denuncia che dal pericolo droga non sarebbe immune nemmeno Piazza Affari, altro celeberrimo assembramento di fattoni i quali, a dire di Giovanardi, tra una canna un tiro e un buco gestiscono i sudati risparmi delle oneste famiglie del Belpaese.
La storia della nostra penisola e dell'intero globo insegna; sfumate le tradizionali piste fantapolitiche, esauritesi l'una dopo l'altra la lobby ebraica, la lobby massonica, la lobby sovietica e persino la lobby omosessuale, gli italiani possono dormire sonni tranquilli: c'è Giovanardi che veglia sul nuovo pericolo della modernità, la lobby dei trader drogati.
Ma c'è di più. Il nostro stimato sottosegretario ci erudisce in materia di crisi finanziaria affermando addirittura l'esistenza di "studi seri che collegano il crack di New York all'abuso di droga". La crisi economica che devasta la nostra società sarebbe dunque, in pratica, causata o concausata dalla coca, quella senza la cannuccia per intendersi.
E come allettante rimedio per uscire dalla impasse economica la proposta dell'onorevole Giovanardi è la seguente: "dopo piloti, autisti, funzionari pubblici, chirurghi, poliziotti e carabinieri, è assolutamente auspicabile che siano rapidamente effettuati controlli antidroga anche a Piazza Affari". Il tutto, nella testa del sottosegretario, con l'auspicio che ciò si realizzi "in collaborazione con Borsa Italiana".
Dichiarazioni epocali.
Cari marxisti e cari ebrei, siete stati per decenni accusati ingiustamente. Tornatevene tranquilli ai vostri lobbistici pasti sacrificali a base di bambini: con la crisi finanziaria non c'entrate un bel niente. La colpa, con buona pace di Borsa Italiana, è dei drogati.
Parola di Giovanardi.
Il quale, in un modo o nell'altro, evidentemente è uno che se ne intende.
 

martedì 30 agosto 2011

La manovra con la B maiuscola

Dal mio osservatorio, di non troppa autorevolezza nelle questioni economiche ma accontentiamoci, guardo e riguardo la famosa nuova Manovra, appena nata e già assunta ad argomento meritevole dell'iniziale maiuscola, e più la giro e la rigiro e meno la comprendo.
Qualcuno all'opposizione ha molto azzeccatamente notato che siamo al caos.
Io ben più modestamente colgo due spunti di riflessione.

1. A VOLTE RITORNANO.
Il servizio militare, che fino a poco tempo fa come tutti sanno era obbligatorio, non sarà più conteggiabile nella pensione. Fantastica notizia degna dei tempi migliori di Israele o del Cile di Pinochet. Il Grande Fratello ti costringe a coltivare gli ortaggi con i quali poi ti farà fare indigestione.
Ricordo un vecchio film di vampiri grotteschi di Polanski in cui uno dei personaggi, intento a piallare quello che con ogni evidenza è il coperchio di una cassa da morto, interrogato sul suo passatempo risponde: lavoro il legno. Ai nostri pensionati vampirizzati dal Nano Sanguinario suggerisco il medesimo utile svago.

2. LA MANOVRA CON LA B MAIUSCOLA.
Qualunque cosa sia stata decisa nell'ambito della Manovra, è stata decisa ad Arcore e non a Roma. Ho detto tutto.
Ma mi resta una curiosità.
Chissà il padrone di casa che cosa ha fatto servire ai suoi ospiti; chissà se sul desco imbandito figurava qualche specialità particolarmente indigesta a Bossi, che è stato visto uscire dal meeting in condizioni di palese disagio psicofisico (Tremonti invece, di miglior umore, sarà certamente stato soddisfatto da pietanze, aromi, salse e bevande e tutte le degne libagioni offerte dalla casa).

La Manovra, insomma, lascia da lavare a noi italiani i piatti sporchi dei nostri governanti. Poveraccio chi dovrà ripulire quello del Nano Sanguinario. Anzi fortunato lui, non dovrà lavorare molto: sarà stata fatta piazza pulita di tutto, incluse le briciole.
 

venerdì 5 agosto 2011

Tremonti e le Principesse Rosse

C'erano una volta le famose donzelle indifese di tutte le fiabe del mondo, salvate dal cavalleresco principe azzurro dei sogni di tutte le donne del mondo.
Ora non più.
Ora che il cavalleresco principe azzurro per antonomasia sta diventando sempre meno popolare, per fortuna, le donne sognano altro. E diventano capi.
Capi della CGIL e capi di Confindustria.
Due incarichi all'apparenza opposti: le istanze degli industriali e quelle dei lavoratori, da che mondo è mondo, non vanno esattamente a braccetto.
Eppure il momento storico è decisivo: la caduta da cavallo del suddetto cavaliere, ormai ridotto a vestigia del famoso antico medioevo da bere, genera un epocale cambiamento nella nostra società e la Marcegaglia e la Camusso, novelle amazzoni, lo bastonano all'unisono.
Poiché noi donne siamo in fondo gentili e accanirsi contro un povero cavaliere disarcionato, se si può fare nelle fiabe, non è certo un comportamento da eroina della vita vera, ecco che l'ira delle due signore si dispiega in tutta la sua veemenza verso il nostro politico preferito: lui, il ministro Tremonti, l'uomo dell'inquietudine, che ormai vede ragni e scorpioni camminargli addosso, ebbene proprio lui ha avuto l'ardire di mostrarsi soddisfatto del piano governativo in 8 punti per il risanamento dell'Italia, che detto così può fare concorrenza alla pancia piatta subito tanto ambita dalle frequentatrici delle spiagge nostrane.
Ordunque, il nostro con le sue opinioni sull'economia riesce a litigare sia con il cavaliere disarcionato che con le principesse azzurre (pardon, visti i toni direi piuttosto rosse) che gli hanno risposto per le rime.
"Ci sembra che il Governo non abbia assolutamente capito l'urgenza della situazione" ha detto la Camusso, giustamente irritata dalla flemma di Tremonti di fronte allo sfacelo dell'Italia.
"Non è più il momento delle dichiarazioni, vogliamo vedere atti concreti e ci aspettiamo che il governo ci convochi già nei prossimi giorni" le ha fatto eco la Marcegaglia, dimostrando come il momento storico sia fatale non soltanto per il sacrosanto ribaltamento del potere istituzionale, con maschi inadeguati incalzati da donne che chiedono finalmente a gran voce, e finalmente da posizioni autorevoli, risposte concrete che gli uomini non sanno più dare. Ma anche per l'evidenza di un governo, ahinoi, talmente fiabesco e sconclusionato da arrivare a mettere d'accordo persino CGIL e Confindustria.
Caro Tremonti, lei che è nell'occhio del ciclone, colga l'occasione per fare finalmente il suo mestiere. Che non è quello di principe azzurro.
 

giovedì 16 giugno 2011

Tremonti, il Reuccio e lo stato di grazia

I miei lettori mi perdoneranno se anziché parlare del risultato dei referendum propongo ancora un episodio della saga che vede protagonista il mio politico preferito, il ministro Giulio Tremonti, ma l'occasione fa la blogger ladra.
Come non parlare della proposta di riforma fiscale del Nostro? Dimostra un equilibrio che non gli conoscevamo, ma il bello della politica è appunto la sorpresa.

Anzitutto il Nostro, in evidente stato di grazia, propone un sistema fiscale più semplice. Amen.
Secondo di poi, un sistema fiscale senza privilegi (o con meno privilegi). Osanna.
Terzo: l'esempio deve venire dalla classe politica. Alleluja!

Ma attenzione: i commenti a caldo sulla proposta del Nostro non sono teneri; Tremonti fa discutere all'interno della sua stessa area politica.

Alemanno: "Bisogna fare le riforme, ma non si possono fare degli spot elettorali";
La Lega attraverso il suo capogruppo alla Camera: "Valuteremo la sua ipotesi";
Casini: "Per ora sono solo chiacchiere, aspettiamo i fatti".

Il Reuccio, intanto, dopo l'amara sconfitta sul legittimo impedimento non calcola nemmeno di striscio il suo ministro e continua a vedere come prioritaria la riforma della giustizia rispetto a quella dell'economia.
Chissà che cosa intende, convinto com'è sulla tenuta del suo governo come se fosse anch'esso un dono della grazia divina...
 

domenica 12 giugno 2011

Tremonti e il Ravanello trasformista

Il mio politico preferito, il ministro dell'economia e finanze Giulio Tremonti, già definito con l'azzeccato epiteto di "enigmatico" dall'amica e collaboratrice Gianna, ha preso parte all'assemblea dei giovani di Confindustria.
Il solo fatto che in Confindustria, protagonista sotto le mentite spoglie di Pompindustria (associazione di imprenditori di dubbia moralità) in un bellissimo gioco di parole di Umberto Eco, esista un'assemblea dei giovani, mi sorprende alquanto. Quando poi leggo (fonte: repubblica.it) che il mio eroe Tremonti ha ammesso che in Italia "la crisi non è finita" il mio stupore cresce esponenzialmente.

Perché, mi chiederanno i miei lettori?
Perché qualche giorno fa il grande uomo, contestando i dati resi noti da quel manipolo di fanatici comunisti avulsi dalla realtà e ancora immersi nella temperie marxista-leninista che notoriamente è l'Istat, aveva al contrario dichiarato che l'Italia è "più ricca" rispetto a 10 anni fa.

Donde cotanto trasformismo? Forse dalla frequentazione, nelle fila del medesimo partito, di un altro personaggio dalla variopinta tonalità politica, il buon Sandro Bondi, sindaco comunista nell'alta Lunigiana poi trasferitosi alla Corte del Nano, il cosiddetto Ravanello di Fivizzano per l'inguaribile inclinazione a mostrarsi rosso fuori e bianco (o rosa? o verde? o giallo?) dentro?

Si sa, certi ortaggi dal forte sapore a lungo andare sono indigesti e, a mangiarne troppi, rimangono sullo stomaco.
Suggerisco a Tremonti una buona dieta depurativa: grazie alla proverbiale lucidità che deriva da una più agevole digestione l'Italia, che guarda caso si è impossessata proprio dei colori dell'ostico molestatore di mucose gastriche, gli apparirà più facilmente per quello che è.
 

martedì 24 maggio 2011

Tremonti

Con quale autorità Tremonti contesta i dati dell'Istat secondo cui l'Italia, ormai in crisi conclamata e ben più povera rispetto a dieci anni fa, non sarebbe esattamente quel ricco paese dei balocchi che il ministro decanta?

Con l'autorità di un lumbard che nei lontani anni ottanta scrive per Il Manifesto e dieci anni dopo è ministro del governo Berlusconi.
Con l'autorità del bigotto che istituisce la pornotax, imposta (dichiarata "etica") sul reddito che non è difficile capire a chi sia indirizzata.
Con l'autorità di un laureato in giurisprudenza: sì, un laureato in giurisprudenza che per ben quattro volte viene assegnato al ministero dell'economia e delle finanze (da un presidente operaio non è lecito aspettarsi il giurista economista?)
Con l'autorità di chi sostiene la teoria della cosiddetta Economia sociale di mercato, un ibrido tra socialismo e capitalismo che ben rispecchia la propensione del nostro a rimanere in medio assieme a non si sa bene quale virtù.
I dati Istat purtroppo narrano la realtà: e la realtà italiana è sotto gli occhi di tutti.
Inclusi quelli di Tremonti se è vero che, come riporta Wikipedia, il suo reddito imponibile netto riferito al 2009 è di soli 39.672 euro, uno dei più bassi fra i parlamentari. Ma si sa: Tremonti, da buon cristiano, si accontenta. Dicendosi più ricco di quanto non sia.

lunedì 11 aprile 2011

Demagogia finanziaria alla BCE

Jean-Claude Trichet, presidente BCE

Salgono i tassi di sconto, scende l’economia reale
Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, nella conferenza ECOFIN tenuta l’8 aprile a Budapest, lancia l’allarme crescita e occupazione per l’eurozona.
“Nell’Eurozona abbiamo ancora un livello della disoccupazione inaccettabile” ha sostenuto il presidente della BCE.
Certo, siamo a livelli inaccettabili con il rischio, sempre più reale, di sprofondare in una crisi che va ben oltre l’immaginabile.
A pesare ulteriormente sulla condizione economica dell’Europa, secondo Trichet, sono la crisi mediterranea, quella libica in particolare e il dramma nipponico.
Come risolvere la crisi? Come restituire forza ai mercati a cominciare dal mercato del lavoro, lavoratori e imprese incluse?
Semplice. Per Trichet è necessario perseguire la strada del risanamento del conti pubblici. E fin qui con Trichet si può essere anche d’accordo. Le cose cambiano quando nel perseguire il risanamento dei conti pubblici la BCE non perde tempo nell’alzare i tassi di sconto, come è accaduto pochi giorni fa, e a perseguire la strada delle privatizzazioni. E’ quello che viene chiesto a tutti gli stati europei, vecchi e nuovi.  Vendere il patrimonio pubblico, cederlo ai privati: demolire lo Stato.
Sale l’inflazione, siamo sempre più poveri
Come al solito, mentre sale l’inflazione e diminuisce il potere d’acquisto, si chiede al contribuente di accollarsi il peso di una crisi economica e finanziaria creata dal rapporto viziato tra potere politico e potere economico finanziario. La manovra della BCE, secondo le associazioni di consumatori, peserà per una media di 123,40 euro a famiglia e in particolare per le 2,3 milioni di famiglie che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile.
Salgono i tassi di sconto, il prezzo dei carburanti e dell’energia, insomma, il costo della vita, mutui compresi. Scende l’economia reale, quella dei lavoratori, quella delle imprese. E ora come ci riprendiamo? E’ tutto sotto controllo, secondo la BCE. Beati loro!
E intanto, mentre risale la candidatura di Draghi all’ECOFIN, Trichet si morde la lingua e mente a se stesso. Noi, invece, mentre il governo italiano è allineato e coperto, ci si prepara, sempre più poveri, a pagare!

giuseppe vinci