E' sempre la solita minestra.
Ogni qualvolta si metta in pratica lo sdegno, esso è contornato da una guarnizione di violenza che come una carotina scolpita o un ciuffo di radicchio fa da contraltare alla pietanza principale.
Ogni riferimento non è casuale: il corteo degli indignati, apartitici e nonviolenti come recita un cartellone che campeggia sulla home di repubblica.it, è condito con una buona dose di peperoncino talmente piccante da incendiare le solite auto e i soliti cassonetti, da infrangere le solite vetrine, da lasciare drammaticamente sul campo i soliti feriti e, come sempre in occasioni analoghe, da accendere anche qualche dubbio nelle coscienze di chi una coscienza ancora ce l'ha.
Il verosimile sospetto che una manifestazione pacifica e importante come questa sia stata strumentalizzata è purtroppo un ingrediente fondamentale per una minestra comme il faut.
Manifestazione strumentalizzata, certo: qual è la maniera più appropriata di far crescere la paura nelle famiglie italiane perbene se non quella di associare il comprensibile atavico sdegno della popolazione antiberlusconiana ormai alla frutta, per restare in tema, dopo un ventennio di berlusconismo, a veri e propri atti di violenza fatta e finita?
Chissà poi quale sdegno alimenta la guerriglia di cui, in queste ore, viene riportata notizia.
E chissà cosa votano, nel segreto dell'urna, i famigerati black bloc la cui unica preoccupazione sembra quella di impiegare alla prima occasione un arsenale allestito chissà quando, chissà come e chissà perché. E chissà da chi.
Sarebbe bello saperlo. Ma probabilmente è proprio questo il tocco segreto che ogni chef che si rispetti riserva alle proprie pietanze di successo: un pizzico di amaro.
un blog dove si parla a ruota libera e dove i pomodori non vengono lanciati a nessuno
luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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sabato 15 ottobre 2011
Un pizzico di amaro
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venerdì 23 settembre 2011
Listaouting: scandali e politica
Tra virtuali squilli di trombe e polverosi sipari arcobaleno che sempre virtualmente si sollevano svelando il volto della politica italiana, il blog listaouting pubblica finalmente, come da tempo annunciato sul web, la tanto attesa lista dei politici italiani "gay ma omofobi".
Sulla discutibilità di una tale operazione hanno già detto molto e molto bene altri. Essere denunciati, per così dire, come gay non è certo una colpa e su questo non ci piove. Ma non solo.
L'ipocrisia della nostra classe politica è evidente e tuttavia, seguendo la logica del fango (quello da gettare in faccia al prossimo, beninteso, e non l'argilla per gli impacchi), parimenti si sarebbero dovuti denunciare i politici pro scuola pubblica che fanno svernare i propri figli tra le protettive mura di prestigiosi istituti privati, i politici ecochic alla guida dell'enorme suv non propriamente parco nelle emissioni, i politici paladini della sanità che si curano nelle migliori cliniche private a spese dei contribuenti, cioè noi, e chi più ne ha più ne metta.
Lungi dal fare un favore alla collettività, mossa semmai ad una comprensibile disapprovazione delle sue farneticazioni, l'intento del collega blogger è semmai, a mio avviso, eminentemente scandalistico.
Ed anche qui, sebbene non sia un terreno poi così arduo, c'è da dire che egli ci riesce a metà: aprendo la scarna paginetta di listaouting per scoprire, finalmente, chi sarebbero i politici italiani "gay ma omofobi", resterebbe delusa persino la portinaia più pettegola della sua categoria.
L'impressione che ho scorrendo l'elenco di nomi è controversa. L'operazione intera mi sembra fare leva sui sentimenti più volgari e caciaroni del popolo italiota, spinto dove lo porta il cuore, diciamo, dagli intenti allusivi del primo che capita.
Dalla lista, per l'appunto, non manca nessun ingrediente per titillare la malizia del popolino.
Tutto fa brodo: dal politico di estrema destra, come ad alludere all'antico e mai svelato legame tra esercito e selvagge monte militaresche di deretani virili, al politico cattolico che fa tanto bravo papà che mette a letto i figli e poi esce di casa per andare a trans, dal politico voltafaccia (è ben noto che i voltafaccia oggi sono etero e domani non lo sono più) al grande nome sempre necessario per fare audience, Formigoni nel nostro caso, che dietro la paradigmatica castità di ciellino chissà cosa nasconde. E via dicendo.
Davvero non sentivamo la mancanza di questo outing forzato e chissà quanto poi corrispondente alla realtà nonché, fra l'altro, preso troppo sul serio da tutti.
Ma per non essere da meno del collega di listaouting anch'io propongo un giochino: lo smascheramento dei blogger che dalla privilegiata posizione di anonimato che internet garantisce a tutti noi, senza peraltro invitarci ad abusarne, gettano volentieri il fango di cui sopra in faccia ai malcapitati politici, più o meno meritevoli (ammesso che vi sia qualcuno meritevole di un simile trattamento) di essere smascherati come chicchessia.
Caro collega di listaouting, la politica è una cosa seria.
E le serie operazioni scandalistiche, detto tra noi, anche.
L'ipocrisia della nostra classe politica è evidente e tuttavia, seguendo la logica del fango (quello da gettare in faccia al prossimo, beninteso, e non l'argilla per gli impacchi), parimenti si sarebbero dovuti denunciare i politici pro scuola pubblica che fanno svernare i propri figli tra le protettive mura di prestigiosi istituti privati, i politici ecochic alla guida dell'enorme suv non propriamente parco nelle emissioni, i politici paladini della sanità che si curano nelle migliori cliniche private a spese dei contribuenti, cioè noi, e chi più ne ha più ne metta.
Lungi dal fare un favore alla collettività, mossa semmai ad una comprensibile disapprovazione delle sue farneticazioni, l'intento del collega blogger è semmai, a mio avviso, eminentemente scandalistico.
Ed anche qui, sebbene non sia un terreno poi così arduo, c'è da dire che egli ci riesce a metà: aprendo la scarna paginetta di listaouting per scoprire, finalmente, chi sarebbero i politici italiani "gay ma omofobi", resterebbe delusa persino la portinaia più pettegola della sua categoria.
L'impressione che ho scorrendo l'elenco di nomi è controversa. L'operazione intera mi sembra fare leva sui sentimenti più volgari e caciaroni del popolo italiota, spinto dove lo porta il cuore, diciamo, dagli intenti allusivi del primo che capita.
Dalla lista, per l'appunto, non manca nessun ingrediente per titillare la malizia del popolino.
Tutto fa brodo: dal politico di estrema destra, come ad alludere all'antico e mai svelato legame tra esercito e selvagge monte militaresche di deretani virili, al politico cattolico che fa tanto bravo papà che mette a letto i figli e poi esce di casa per andare a trans, dal politico voltafaccia (è ben noto che i voltafaccia oggi sono etero e domani non lo sono più) al grande nome sempre necessario per fare audience, Formigoni nel nostro caso, che dietro la paradigmatica castità di ciellino chissà cosa nasconde. E via dicendo.
Davvero non sentivamo la mancanza di questo outing forzato e chissà quanto poi corrispondente alla realtà nonché, fra l'altro, preso troppo sul serio da tutti.
Ma per non essere da meno del collega di listaouting anch'io propongo un giochino: lo smascheramento dei blogger che dalla privilegiata posizione di anonimato che internet garantisce a tutti noi, senza peraltro invitarci ad abusarne, gettano volentieri il fango di cui sopra in faccia ai malcapitati politici, più o meno meritevoli (ammesso che vi sia qualcuno meritevole di un simile trattamento) di essere smascherati come chicchessia.
Caro collega di listaouting, la politica è una cosa seria.
E le serie operazioni scandalistiche, detto tra noi, anche.
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martedì 26 luglio 2011
Borghezio e i fatti di Oslo: Europa e ambiguità
Con la tipica vociona grassoccia da contadinotto piemontese il leghista Mario Borghezio, non nuovo a questo genere di provocazioni, ha reso ai microfoni di Radio24 un'inquietante intervista in cui afferma di condividere in pieno la spinta ideologica che sta alla base dello sconsiderato furore omicida del protagonista dei recenti gravi fatti di Oslo.
Passi che Borghezio invochi la presunta identità europea di stampo cattolico e monoculturale, la necessità di una crociata contro il dilagante pericolo islamico, la perfetta sintonia che accomuna le idee del killer norvegese con quelle di molti altri europei (e Borghezio specifica anche quanti, il che fa sospettare una piena premeditazione dei contenuti dell'intervista e non un parlare a braccio) che votano determinati partiti politici tra cui egli pone orgogliosamente e non a torto il proprio, passi, dicevo, che Borghezio la pensi così.
E passi non perché le sue opinioni non risultino gravi: lo sono eccome.
Ma perché da un ideologo che ritiene un patriota il protagonista dei peggiori crimini contro l'umanità che l'Europa abbia conosciuto dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, ossia quel Mladic recentemente arrestato dopo 16 anni di vergognosa latitanza, che cosa possiamo aspettarci? Non c'è ambiguità in questo. Il lupo, per così dire, perde il pelo ma non il vizio.
Il dettaglio che mi inquieta maggiormente è un altro: per la sua carica di ambigua insondabilità, come se volesse insinuarsi nella mente e scatenare un dubbio.
Nel corso dell'intervista Borghezio fa notare una circostanza di fronte alla quale non si può non fermarsi a riflettere: a proposito del pericolo di aggressione culturale dell'islam nei confronti dell'Europa, egli dice, la pensava così anche Oriana Fallaci eppure non è che mettesse le bombe in giro.
Già. La pensava così anche Oriana Fallaci. Anche lei livida contro il pericolo della decristianizzazione dell'Europa. Anche lei profetessa di chissà quale complotto islamico ai danni non soltanto della cultura, ma anche della società europea.
A parte il fatto che l'Europa altro non è che un pentolone in cui bollono da secoli i più svariati tipi di ortaggi convivendo pacificamente a costituire il più interessante minestrone etnoculturale e linguistico dell'intero orbe terracqueo, rendendo di fatto impossibile qualsiasi tentativo di classificazione o, peggio, di cristallizzazione su presunti valori comuni, a parte questa piccola circostanza sulla quale evidentemente né Borghezio né la Fallaci, pace all'anima sua, hanno mai riflettuto abbastanza, resta il fatto che tra un'ideologia palesemente distorta e la sua concreta applicazione nella vita quotidiana esiste effettivamente uno scarto: gli intellettuali come la Fallaci e gli ideologi come Borghezio, e molti altri con loro, non mettono certo in giro le bombe.
Ecco l'ambiguità: le bombe fisiche magari no, ma come la mettiamo con le bombe ideologiche?
Borghezio forse non ha mai ucciso nessuno, ma le compagini di individui che si ispirano alle idee che egli propugna con la faciloneria di un novello dux che incita al fare altrui (armiamoci e partite), non diventano forse il braccio pericolosamente armato dei casti ideologi com'è egli stesso, e com'è altresì la defunta autrice di Insciallah? La storia conferma.
E' così, con questa affermazione la Fallaci non mette in giro le bombe, che Borghezio si lava la coscienza e lava anche la nostra: tutto può essere pensato, tutto ha la medesima validità almeno su un piano teorico.
Di fronte a tanta ambiguità invoco come un deus ex machina il visionario Nietsche perché illumini Borghezio: il filosofo tedesco aveva già predetto come il singolo difficilmente possa nuocere con le proprie opinioni eppure, quando queste vengono fatte proprie da un gruppo, un partito, una società, è allora che le idee divengono davvero pericolose. Perché altro non è che un gruppo, una corrente quella che sta dietro la recente azione norvegese: la temperie trasversale evocata con tanta precisione da Borghezio nella sua sciagurata intervista.
La storia, ancora, conferma.
Passi che Borghezio invochi la presunta identità europea di stampo cattolico e monoculturale, la necessità di una crociata contro il dilagante pericolo islamico, la perfetta sintonia che accomuna le idee del killer norvegese con quelle di molti altri europei (e Borghezio specifica anche quanti, il che fa sospettare una piena premeditazione dei contenuti dell'intervista e non un parlare a braccio) che votano determinati partiti politici tra cui egli pone orgogliosamente e non a torto il proprio, passi, dicevo, che Borghezio la pensi così.
E passi non perché le sue opinioni non risultino gravi: lo sono eccome.
Ma perché da un ideologo che ritiene un patriota il protagonista dei peggiori crimini contro l'umanità che l'Europa abbia conosciuto dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, ossia quel Mladic recentemente arrestato dopo 16 anni di vergognosa latitanza, che cosa possiamo aspettarci? Non c'è ambiguità in questo. Il lupo, per così dire, perde il pelo ma non il vizio.
Il dettaglio che mi inquieta maggiormente è un altro: per la sua carica di ambigua insondabilità, come se volesse insinuarsi nella mente e scatenare un dubbio.
Nel corso dell'intervista Borghezio fa notare una circostanza di fronte alla quale non si può non fermarsi a riflettere: a proposito del pericolo di aggressione culturale dell'islam nei confronti dell'Europa, egli dice, la pensava così anche Oriana Fallaci eppure non è che mettesse le bombe in giro.
Già. La pensava così anche Oriana Fallaci. Anche lei livida contro il pericolo della decristianizzazione dell'Europa. Anche lei profetessa di chissà quale complotto islamico ai danni non soltanto della cultura, ma anche della società europea.
A parte il fatto che l'Europa altro non è che un pentolone in cui bollono da secoli i più svariati tipi di ortaggi convivendo pacificamente a costituire il più interessante minestrone etnoculturale e linguistico dell'intero orbe terracqueo, rendendo di fatto impossibile qualsiasi tentativo di classificazione o, peggio, di cristallizzazione su presunti valori comuni, a parte questa piccola circostanza sulla quale evidentemente né Borghezio né la Fallaci, pace all'anima sua, hanno mai riflettuto abbastanza, resta il fatto che tra un'ideologia palesemente distorta e la sua concreta applicazione nella vita quotidiana esiste effettivamente uno scarto: gli intellettuali come la Fallaci e gli ideologi come Borghezio, e molti altri con loro, non mettono certo in giro le bombe.
Ecco l'ambiguità: le bombe fisiche magari no, ma come la mettiamo con le bombe ideologiche?
Borghezio forse non ha mai ucciso nessuno, ma le compagini di individui che si ispirano alle idee che egli propugna con la faciloneria di un novello dux che incita al fare altrui (armiamoci e partite), non diventano forse il braccio pericolosamente armato dei casti ideologi com'è egli stesso, e com'è altresì la defunta autrice di Insciallah? La storia conferma.
E' così, con questa affermazione la Fallaci non mette in giro le bombe, che Borghezio si lava la coscienza e lava anche la nostra: tutto può essere pensato, tutto ha la medesima validità almeno su un piano teorico.
Di fronte a tanta ambiguità invoco come un deus ex machina il visionario Nietsche perché illumini Borghezio: il filosofo tedesco aveva già predetto come il singolo difficilmente possa nuocere con le proprie opinioni eppure, quando queste vengono fatte proprie da un gruppo, un partito, una società, è allora che le idee divengono davvero pericolose. Perché altro non è che un gruppo, una corrente quella che sta dietro la recente azione norvegese: la temperie trasversale evocata con tanta precisione da Borghezio nella sua sciagurata intervista.
La storia, ancora, conferma.
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mercoledì 13 luglio 2011
il caldo
Fa molto caldo a Parigi il 13 luglio del 1793: un caldo record che impedisce la pubblica esposizione delle spoglie mortali di Jean-Paul Marat, assassinato nella vasca da bagno da Charlotte Corday.
L'enigma della morte di Marat, una esecuzione apparentemente priva di moventi politici, permane tuttora. Forse è il caldo che dà alla testa e spinge la giovane Charlotte al gesto estremo.
Il caldo e la rivoluzione.
In quei caldi anni la rivoluzione è una evoluzione involutiva: per il caldo o per l'ambizione individuale i rivoluzionari si attaccano fra loro anche in maniera molto violenta e la storia personale di Marat, il principe dei sospetti e delle accuse rivolte alla buona fede di altri rivoluzionari, magari provenienti da una classe sociale diversa dalla sua, ne è un brillante esempio.
Da wikipedia apprendo che Marat era ossessionato da una misteriosa malattia che lo costringeva a frequenti immersioni in una singolare vasca da bagno, la medesima nella quale trova la morte per mano della Corday, che con un solo fendente spalanca a Marat il regno dell'eternità.
Sulle motivazioni di Charlotte il velo di un'afa silenziosa: ella è ghigliottinata dopo soli quattro giorni dal delitto che vede forse protagonista il suo spirito obnubilato più che autentiche ragioni politiche. Ma chissà.
L'economia in quegli anni è calda: involutiva anch'essa.
Esiste un re accusato di orge e di sperperi.
Il caldo normalmente non sopisce le coscienze bensì le anima: ma il troppo caldo le annebbia e spinge il popolo contro il popolo.
Anche oggi fa molto caldo qui da noi.
L'enigma della morte di Marat, una esecuzione apparentemente priva di moventi politici, permane tuttora. Forse è il caldo che dà alla testa e spinge la giovane Charlotte al gesto estremo.
Il caldo e la rivoluzione.
In quei caldi anni la rivoluzione è una evoluzione involutiva: per il caldo o per l'ambizione individuale i rivoluzionari si attaccano fra loro anche in maniera molto violenta e la storia personale di Marat, il principe dei sospetti e delle accuse rivolte alla buona fede di altri rivoluzionari, magari provenienti da una classe sociale diversa dalla sua, ne è un brillante esempio.
Da wikipedia apprendo che Marat era ossessionato da una misteriosa malattia che lo costringeva a frequenti immersioni in una singolare vasca da bagno, la medesima nella quale trova la morte per mano della Corday, che con un solo fendente spalanca a Marat il regno dell'eternità.
L'economia in quegli anni è calda: involutiva anch'essa.
Esiste un re accusato di orge e di sperperi.
Il caldo normalmente non sopisce le coscienze bensì le anima: ma il troppo caldo le annebbia e spinge il popolo contro il popolo.
Anche oggi fa molto caldo qui da noi.
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mercoledì 4 maggio 2011
Uccisione Osama bin Laden
Sono sempre stato favorevole alla pace e resto di quest'idea.
Perché non è stato fatto un regolare processo a Osama bin Laden come per tutti i criminali?
Sarebbe anche ora che gli USA abolissero la pena di morte, come ormai tutti i Paesi liberi e democratici.
La guerra e le uccisioni si fanno soltanto perché fanno comodo alle persone che sono al comando...
Perché non è stato fatto un regolare processo a Osama bin Laden come per tutti i criminali?
Sarebbe anche ora che gli USA abolissero la pena di morte, come ormai tutti i Paesi liberi e democratici.
La guerra e le uccisioni si fanno soltanto perché fanno comodo alle persone che sono al comando...
venerdì 18 febbraio 2011
Aziende e libertà
Parlando in Iceberg di Wikileaks mi viene da fare una riflessione. Il Popolo Delle Libertà è proprio tale e il premier ce ne dà un esempio.
Berlusconi è davvero una persona che dà esempio di libertà nel nostro paese:
è libero di fare il bunga bunga (del resto perché no? gliel'ha insegnato Gheddafi, che non si può dire non sia una personalità di spicco)
è libero di corrompere giudici,
è libero di privatizzare e trasformare tutto in aziende,
è libero di proporre leggi che valgono solo per lui (la costituzione è vero che dice che la legge è uguale per tutti, ma non dimentichiamo che la libertà vale più della costituzione)
è libero di comprare tutti i canali televisivi che vuole (del resto perché non poter comprare una televisione, che è un prodotto commerciale tanto come lo shampoo?)
In tutto questo però vedo una contraddizione: perché se predica ed applica anche così bene la libertà, non favorisce Wikileaks, software libero e cultura?
Mi sembra che oltre agli animali in via d'estinzione ci sia anche la libertà di parola in via d'estinzione: non si parla più, non ci si espone; i posti di lavoro sono precari, o addirittura sono un sogno, e per questo si cerca di essere il più diplomatici ed accondiscendenti possibile. Non ci si sbilancia. La crisi non è ancora tangibile - non moriamo ancora di fame, possiamo ancora permetterci un computer ed una navigazione ad internet - ma c'è clima di tensione, di incertezza.
Comunque in questi casi è inutile prendersela: facciamo il possibile per correggere il tiro e stare bene. Amiamo e godiamoci la vita: la nostra società ha poco più di 2 000 anni, l'uomo c'è da più di 100 000 anni; è da quando esiste la scrittura che si parla di tempi difficili. Eppure ci sono popolazioni che in condizioni peggiori riescono ad essere in incremento demografico.
UU
Berlusconi è davvero una persona che dà esempio di libertà nel nostro paese:
è libero di fare il bunga bunga (del resto perché no? gliel'ha insegnato Gheddafi, che non si può dire non sia una personalità di spicco)
è libero di corrompere giudici,
è libero di privatizzare e trasformare tutto in aziende,
è libero di proporre leggi che valgono solo per lui (la costituzione è vero che dice che la legge è uguale per tutti, ma non dimentichiamo che la libertà vale più della costituzione)
è libero di comprare tutti i canali televisivi che vuole (del resto perché non poter comprare una televisione, che è un prodotto commerciale tanto come lo shampoo?)
In tutto questo però vedo una contraddizione: perché se predica ed applica anche così bene la libertà, non favorisce Wikileaks, software libero e cultura?
Mi sembra che oltre agli animali in via d'estinzione ci sia anche la libertà di parola in via d'estinzione: non si parla più, non ci si espone; i posti di lavoro sono precari, o addirittura sono un sogno, e per questo si cerca di essere il più diplomatici ed accondiscendenti possibile. Non ci si sbilancia. La crisi non è ancora tangibile - non moriamo ancora di fame, possiamo ancora permetterci un computer ed una navigazione ad internet - ma c'è clima di tensione, di incertezza.
Comunque in questi casi è inutile prendersela: facciamo il possibile per correggere il tiro e stare bene. Amiamo e godiamoci la vita: la nostra società ha poco più di 2 000 anni, l'uomo c'è da più di 100 000 anni; è da quando esiste la scrittura che si parla di tempi difficili. Eppure ci sono popolazioni che in condizioni peggiori riescono ad essere in incremento demografico.
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iceberg
Le prime pagine di oggi parlano chiaro: le rivelazioni di Wikileaks distruggono il nano. Un nano senza più ballerine ormai, anche perché gli americani lo accuserebbero di ben altro che di quegli scandali a luci rosse che ci fanno tanto discutere qui nel Belpaese. Bene.
Era ora che, oltre alla sacrosanta reazione alla mercificazione del corpo femminile cui la vicenda Ruby ci ha spinti, illustri osservatori avanzassero dubbi anche circa le abitudini politiche del premier, oltre che quelle sessuali: come quando, ad esempio, e cito dal Fatto Quotidiano, il nano "pensa di poter impegnarsi con Hezbollah e Hamas, [...] stabilire nuovi canali con l’Iran, oppure espandere l’agenda del G8 al di là di ogni riconoscimento".
Il nostro premier ne ha combinate di tutti i colori. Di fronte alla corruzione, alla connivenza con mafie e poteri occulti, ad una logica economica degna delle migliori dittature sudamericane, alle illegittimità costituzionali e chi più ne ha più ne metta, Ruby è la punta di un iceberg che finalmente si scioglie al sole.
Per una volta mi dico contenta del surriscaldamento globale.
Era ora che, oltre alla sacrosanta reazione alla mercificazione del corpo femminile cui la vicenda Ruby ci ha spinti, illustri osservatori avanzassero dubbi anche circa le abitudini politiche del premier, oltre che quelle sessuali: come quando, ad esempio, e cito dal Fatto Quotidiano, il nano "pensa di poter impegnarsi con Hezbollah e Hamas, [...] stabilire nuovi canali con l’Iran, oppure espandere l’agenda del G8 al di là di ogni riconoscimento".
Il nostro premier ne ha combinate di tutti i colori. Di fronte alla corruzione, alla connivenza con mafie e poteri occulti, ad una logica economica degna delle migliori dittature sudamericane, alle illegittimità costituzionali e chi più ne ha più ne metta, Ruby è la punta di un iceberg che finalmente si scioglie al sole.
Per una volta mi dico contenta del surriscaldamento globale.
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