luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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martedì 4 ottobre 2011

Una volta si diceva governo ladro

Oggi le notizie online sono suggestivamente inquietanti.

Apro la mitica testata IlGiornale.it e mi trovo faccia a faccia con l'abbandono ufficiale di Confindustria da parte della Fiat. L'Italia va a rotoli? Colpa della Marcegaglia. Una volta si diceva governo ladro.

Nel riquadro centrale, più fotogenici di Marchionne, compaiono invece due ragazzi agli onori della cronaca nera per essere stati assolti da una nota accusa di omicidio.
Con il consueto tono belligerante IlGiornale punta il dito, tanto per cambiare, verso la magistratura italiana, colpevole di avere incarcerato due innocenti giovani e prestanti le cui labbra al botox ed i capelli biondi campeggiano in bella vista nell'articolo, ad uso e consumo del popolo. Lo stesso popolo che ormai ha dimenticato che in carcere per quell'omicidio c'è già finito qualcuno, non meno giovane ma meno biondo e dalla pelle meno rosea. Ma pazienza. Chi può permettersi di pagare addirittura Giulia Bongiorno, la celebre avvocato di Andreotti, è assolto. Una volta si diceva governo ladro.

Per consolarmi apro Pontifex.Roma.it: come ormai ben sanno i miei affezionati lettori, non c'è Giornale senza Pontifex.
Naturalmente, come si confà ad un blog tradizionalista e dichiaratamente non secolarizzato, Pontifex ignora i grandi eventi dell'attualità e ripiega su San Francesco, il patrono degli italiani di cui si festeggia giusto oggi memoria.
Chi volesse approfondire la figura del poverello d'Assisi apra la homepage e non avrà che l'imbarazzo della scelta: ben 4 articoli sono infatti dedicati ad una figura così significativa per il cristianesimo.
Non per quello non secolarizzato: tant'è che persino Pontifex, nell'ammannire ai suoi lettori un'intervista di Bruno Volpe al celebre storico Franco Cardini, deve ritrovarsi a concordare sul fatto che San Francesco era una figura fortemente radicata nel suo tempo, ovvero nel secolo, ossia era in definitiva un Santo secolarizzato; ma che importa? Tanto più che avanti nell'articolo Cardini si riprende dallo scivolone e fa notare come il poverello, o chi per lui, menasse le mani a chi osava non seguire la sua regola.
Non ci sono più gli storici di una volta: una volta si sarebbe detto che è tutta colpa del governo. Invece per fortuna Franco Cardini, storico di una volta, resiste e Volpe lo intervista anche a costo di qualche incoerenza. Perché dunque lamentarsi?

Non resta che guardare fuori dalla finestra. Anche oggi c'è un bel sole.
Con un ottobre così anomalo non possiamo neanche più dire: piove, governo ladro.
 

venerdì 23 settembre 2011

Listaouting: scandali e politica

Tra virtuali squilli di trombe e polverosi sipari arcobaleno che sempre virtualmente si sollevano svelando il volto della politica italiana, il blog listaouting pubblica finalmente, come da tempo annunciato sul web, la tanto attesa lista dei politici italiani "gay ma omofobi".


Sulla discutibilità di una tale operazione hanno già detto molto e molto bene altri. Essere denunciati, per così dire, come gay non è certo una colpa e su questo non ci piove. Ma non solo.

L'ipocrisia della nostra classe politica è evidente e tuttavia, seguendo la logica del fango (quello da gettare in faccia al prossimo, beninteso, e non l'argilla per gli impacchi), parimenti si sarebbero dovuti denunciare i politici pro scuola pubblica che fanno svernare i propri figli tra le protettive mura di prestigiosi istituti privati, i politici ecochic alla guida dell'enorme suv non propriamente parco nelle emissioni, i politici paladini della sanità che si curano nelle migliori cliniche private a spese dei contribuenti, cioè noi, e chi più ne ha più ne metta.

Lungi dal fare un favore alla collettività, mossa semmai ad una comprensibile disapprovazione delle sue farneticazioni, l'intento del collega blogger è semmai, a mio avviso, eminentemente scandalistico.
Ed anche qui, sebbene non sia un terreno poi così arduo, c'è da dire che egli ci riesce a metà: aprendo la scarna paginetta di listaouting per scoprire, finalmente, chi sarebbero i politici italiani "gay ma omofobi", resterebbe delusa persino la portinaia più pettegola della sua categoria.

L'impressione che ho scorrendo l'elenco di nomi è controversa. L'operazione intera mi sembra fare leva sui sentimenti più volgari e caciaroni del popolo italiota, spinto dove lo porta il cuore, diciamo, dagli intenti allusivi del primo che capita.
Dalla lista, per l'appunto, non manca nessun ingrediente per titillare la malizia del popolino.

Tutto fa brodo: dal politico di estrema destra, come ad alludere all'antico e mai svelato legame tra esercito e selvagge monte militaresche di deretani virili, al politico cattolico che fa tanto bravo papà che mette a letto i figli e poi esce di casa per andare a trans, dal politico voltafaccia (è ben noto che i voltafaccia oggi sono etero e domani non lo sono più) al grande nome sempre necessario per fare audience, Formigoni nel nostro caso, che dietro la paradigmatica castità di ciellino chissà cosa nasconde. E via dicendo.

Davvero non sentivamo la mancanza di questo outing forzato e chissà quanto poi corrispondente alla realtà nonché, fra l'altro, preso troppo sul serio da tutti.
Ma per non essere da meno del collega di listaouting anch'io propongo un giochino: lo smascheramento dei blogger che dalla privilegiata posizione di anonimato che internet garantisce a tutti noi, senza peraltro invitarci ad abusarne, gettano volentieri il fango di cui sopra in faccia ai malcapitati politici, più o meno meritevoli (ammesso che vi sia qualcuno meritevole di un simile trattamento) di essere smascherati come chicchessia.
Caro collega di listaouting, la politica è una cosa seria.
E le serie operazioni scandalistiche, detto tra noi, anche.
  

mercoledì 7 settembre 2011

Grand Guignol

Imbattersi, in giro per il web, nelle meraviglie freak de IlGiornale.it è un'esperienza che, a chi come me non l'avesse finora ancora fatta, suggerisco nella maniera più assoluta.
Aprendo la home vengo investita in pieno dai fumi tossici e belligeranti della memoria dell'11 settembre. Oggi sarebbe il 7, dico io, ma è il caso di andare tanto per il sottile? A la guerre comme à la guerre. E l'Italia, come giustamente ha fatto notare qualche giorno fa Enzo Bianchi dal palco del Festival della Mente di Sarzana, volenti o nolenti è in guerra: con la Libia. Chissà se IlGiornale.it se n'è accorto.

Comunque sia, scorro la pagina e leggo i titoli: e con somma compiaciuta sorpresa mi trovo di fronte ad autentici piccoli capolavori di letteratura splatter.
Così scopro che Gesù, noto personaggio mediatico evidentemente sponsorizzato da IlGiornale.it, avrebbe più fans, almeno su facebook, di quanti non ne conti Lady Gaga;
che due turisti, francesi in Francia, avrebbero rinvenuto un dente umano dentro una salsiccia (il tutto per più di una volta);
che d'Alema si sarebbe dato alla degna, antichissima pratica della viticoltura, vendendo il capitalistico yacht in favore dei più rurali ettari di terreno necessari al fine di cui sopra;
che tot occhi, tot orecchie, tot pezzi di fegato, tot tratti di colon sarebbero stati trapiantati in altrettanti pazienti in lista d'attesa, di tale e tal altra età, il tutto farcito di numeri cifre anni minuti secondi e picosecondi, per amore di scientificità;
che in Libia, per l'appunto, seicento tra orsi e leoni (orsi e leoni in Libia???) starebbero morendo di fame nello zoo (ah, ecco);
che lo sciopero di ieri sarebbe stato un flop: frequentato solo da vecchi avanzi di balera e studentelli punkabbestia;
e che, ciliegina sulla torta, quel depravato di Pisapia avrebbe vagliato l'ipotesi di distribuire nelle scuole elementari milanesi un libriccino a fumetti in cui le famiglie omosessuali vengono, orrore e vergogna, equiparate a quelle eterosessuali. E qui si tocca davvero il fondo.

La giornalista che firma questo capolavoro ci rammenta, testuali parole, che "Piccolo Uovo, il protagonista del fumet­to, è un gamete femminile. Come ognun sa, deve congiungersi con il gamete maschile, più comunemente detto spermatozoo, perché nasca un bimbo o una bimba. Ma il naturale concetto di maschi­le e femminile sembra ignoto al racconto per gli asili".

Ora mi permetto io di rammentare alla signora o signorina giornalista quanti modi di genitorialità alternativa esistono da che mondo è mondo, che ci spingono a riflettere che se è vero che la vita in senso biologico nasce dall'incontro tra gamete maschile e gamete femminile, è altrettanto vero che la vita in senso lato nasce dall'amore: e questo amore può scaturire dai genitori biologici, auspicabilmente, ma anche, come è verificato da che mondo è mondo, da persone che non hanno generato il figlio in senso stretto; e aggiungo che colgo sempre un certo livello di morbosità in coloro che si autoinvestono del titolo di difensori della vita biologica, come a dar da intendere che si fa ma non si dice, e motivano la loro crociata con le solite trite e ritrite categorie biologiche di maschile e femminile, inadeguate a trasmettere il senso di quello che di bello la vita contiene o dovrebbe contenere: ossia, appunto, l'amore.

Forse che, perdendosi tra sanguinolente narrazioni di salsicce transgeniche, animali in guerra, tenori squartati, spermatozoi a caccia di ovuli e altre amenità da Grand Guignol, dalle parti del IlGiornale.it abbiano smarrito anche il senso dell'amore?
Può essere. E' troppo semplice l'amore e non fa notizia.
E tutto sommato va bene così: perché priverebbe il pubblico del piacere truculento di concedersi ogni tanto, rigorosamente a stomaco vuoto, la lettura de IlGiornale.it.
 

martedì 5 luglio 2011

Copyright

Tutti mobilitati contro la delibera dell'Agcom, l'Autorità (già il nome evoca manganelli e olio di ricino) per la Garanzia delle Comunicazioni, che di fatto renderebbe l'Italia, come è stato detto, "un caso unico al mondo" (repubblica.it).

L'Agcom, attraverso la cosiddetta tutela del diritto d'autore, ossia la più grande baggianata mai inventata per frenare la diffusione dell'arte, della musica e del pensiero contemporanei, intende imbavagliare siti, blog, persino testate giornalistiche che violino il copyright magari solo pubblicando una foto o un filmato protetti da tale diritto.

Ora, poiché chi predica bene razzola generalmente male, c'è da dire a onor del vero che coloro che insorgono contro questa delibera sono spesso anche detentori di diritti d'autore stratosferici: siamo tutti bravi a essere froci con il culo altrui, come dice un mio amico senza mezzi termini.

La sacrosanta mobilitazione che sta avvenendo in questi giorni dovrebbe dunque coinvolgere anche una radicale revisione del diritto d'autore come tale, che invece di tutelare il detentore di fatto ne frena la diffusione delle idee. Guardare un po' meno al portafogli e un po' più alla democrazia è affare che ci concerne tutti.

Detto questo, pubblico qui una foto che, come al solito, non so se sia protetta o meno dal copyright: questo boomerang che alla fine si ritorce contro chi lo ha lanciato.

martedì 21 giugno 2011

Il silenzio sull'Islanda.


Esiste un Paese di 300 mila abitanti che, dopo il fallimento della sua economia nel 2008, si è rifiutato, con un referendum, di pagare i debiti delle sue banche e di socializzare le perdite, arrivando a nazionalizzarle e a denunciare e perseguire penalmente i banchieri responsabili.

Esiste un Paese che ha fatto dimettere il Governo, dissolvere il Parlamento ed ha eletto con procedimento diretto i rappresentanti che dovranno scrivere una nuova Costituzione più democratica e sociale.

Esiste un paese che mette in discussione il sistema dei partiti tradizionali, obsoleto e inefficace per dare soluzione ai nuovi problemi, passa all'elezione diretta dei rappresentanti del popolo, per le loro capacità, onestà e impegno, rompendo la dipendenza dal circolo di potere di ogni partito, iniziando un controllo della ricchezza del Paese con trasparenza e partecipazione cittadina.

E se fosse poco, ha approvato un'iniziativa per trasformare il Paese in un rifugio internazionale per la libertà di stampa, in cui il prossimo Julian Assange potrà lavorare senza essere incarcerato o gli chiudano la pagina web.


Solo che è una rivoluzione diversa, una rivoluzione “pacifica”. Gli Islandesi non hanno fatto manifestazioni tumultuose, barricate infuocate, tirato pietre o bottiglie incendiarie, no, ma stanno facendo quello che di più simile a una rivoluzione si sia mai visto da molto tempo a questa parte in questa zona del mondo. 

Però noi ne siamo appena informati.
Abbiamo visto praticamente in tempo reale tutto quello che è successo e sta succedendo nei paesi arabi, dall’Egitto in poi; quotidianamente siamo informati sui massacri che si compiono in tante parti del mondo, bollettini di guerra a cui siamo ormai assuefatti.

Sarà perché in “tele” le rivoluzioni vengono bene se sono violente? Si sa che la guerra fa audience, la pace invece no.

Oppure….
Non sarà che le mediatiche rivolte arabe non hanno rischio di contagio in Europa, mentre la mobilitazione islandese potrebbe essere fastidiosa, non piacere al sistema?
Non c’è nessun inviato che trasmette dall’Islanda, nessun media ha diffuso il risultato della rivoluzione, nessuna televisione ha trasmesso immagini, nessun analista finanziario ha parlato del fallimento del FMI nella soluzione del problema, nessuno ha paragonato l'Islanda con l'Irlanda o la Grecia.
Un silenzio opaco avvolge tutto quello che riguarda l'Islanda, si è parlato di più del lesbianismo della sua presidente che del referendum di rifiuto del pagamento del debito delle banche e, soprattutto, si sono commentate molto di più le eruzioni del vulcano Eyjafjallajokull e dei suoi effetti devastanti sull'aviazione nello spazio aereo europeo.

Già, credo che la paura sia questa: se trionfasse la rivoluzione sociale, se il modello dell’Islanda si diffondesse, nascerebbe un'alternativa al sistema finanziario e al dominio quasi assoluto del BM e del FMI. Si metterebbe in moto un'evoluzione del sistema dei partiti con la partecipazione diretta dei cittadini nella proposta dei candidati e un'amministrazione più trasparente.
E non sarebbe cosa da poco, destabilizzante sicuramente, per un sistema come il nostro che trova tutte le strategie possibili per restare aggrappato a formule obsolete, privatistiche e clientelari, in tutti i settori, dall’economia alla politica.

Dai nostri media riceviamo invece tante rassicurazioni:
l’Italia non è come la Grecia o l’Irlanda……..
bene….
non potremmo essere come l’Islanda allora?