La tragedia dell'ex dipendente Fiat che ieri, a Termini Imerese, ha ucciso la moglie, ferito la figlia e si è infine tolto la vita, scuote le coscienze.
Che parole trovare per un uomo licenziato un anno fa dalla Fiat per motivi disciplinari (pare avesse usato un badge altrui per accedere al servizio mensa) e da allora disoccupato?
Stanco, ferito, depresso, esasperato...?
La vicenda è tristerrima non solo per l'incertezza, che definirei criminale, in cui verte l'esistenza stessa dello stabilimento siciliano che i vertici Fiat intenderebbero smantellare a fine anno: ma anche per la facilità con cui i licenziamenti disciplinari vengono messi in atto nella nostra società che sembra confondere il serio con il faceto, la faciloneria con i drammi, la realtà, diciamolo pure, con la fantasia pubblicitaria proposta in tutte le salse dalla maggior parte dei media per ventiquattr'ore al giorno.
E' possibile al giorno d'oggi, dopo decenni di conquiste sindacali (ormai drammaticamente messe in discussione) che un dipendente venga licenziato per il solo fatto di essere andato in mensa con il badge di un collega?
Che non è un'azione lecita, d'accordo. Ma chi è senza peccato, come disse qualcuno che non a caso è stato protagonista di un processo-farsa seguito da una condanna a morte barbaramente eseguita, scagli la prima pietra. E i vertici Fiat non fanno sicuramente eccezione. La punizione, come disse qualcun altro che, seppure ateo e illuminista, ha fatto eco al primo, ha da essere "proporzionata a' delitti".
Un licenziamento per un badge è uno dei tanti aspetti dell'abuso di potere tanto evidente nella nostra società contemporanea, che viene fra l'altro attuato tramite il controllo. Ma questa è un'altra storia.
Il fatto drammatico di Termini Imerese è doloroso per l'umanità ferita su cui ha puntato improvvisamente i riflettori: stuoli di giovani disoccupati ma anche uomini di mezz'età il cui posto di lavoro, fino a ieri una ragionevole certezza, è oggi messo in discussione. Apprendisti con stipendi minimi e gli straordinari sottopagati accanto a lavoratori di lunga data che si ritrovano improvvisamente precari. Giovani mariti e padri instabili, anziani prossimi al sogno di una pensione che vengono mandati a casa. Cassintegrati, precari della scuola, disoccupati e inoccupati, licenziati per motivi disciplinari (si legga per nessun valido motivo) e chi più ne ha più ne metta.
Come non aspettarsi, prima o poi, l'angoscioso esplodere di una condizione che non è più soltanto individuale ma sociale, dalle dimensioni ormai spropositate, un dramma che mina l'Italia alle radici (il primissimo articolo della nostra Costituzione non sancisce forse che la nostra è una repubblica democratica fondata sul lavoro?) e per il quale le risposte della nostra classe politica risultano da tempo inadeguate?
Troppe domande oggi. Che di fronte ai volti dei protagonisti del dramma di ieri restano disattese. Inascoltate.
un blog dove si parla a ruota libera e dove i pomodori non vengono lanciati a nessuno
luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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venerdì 29 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
normali
Tante parole sul caso della ragazzina rom che non viene tolta ai genitori per essere affidata ad una comunità; genitori che vivono in una roulotte in condizioni che la maggior parte di noi NORMALI non concepisce perché nemmeno conosce, contro una comunità minori molto igienica e di grande disponibilità economica come lo sono tutte le comunità minori.
Nella nostra ipocrita società di NORMALI quanti di noi si comporterebbero come la corte d'appello di Bologna, che non ha affidato la ragazzina ai servizi sociali ma ha decretato di lasciarla in pace nella sua roulotte con la sua famiglia, peraltro già nota alla giustizia?
Noi NORMALI non concepiamo che chi ha guai con la giustizia possa anche essere genitore. E un buon genitore.
Non concepiamo che i bambini possano non frequentare le nostre scuole NORMALI. I figli vanno a scuola, rom o non rom che siano, intanto che i genitori NORMALI lavorano e guadagnano e muovono l'economia, e poi il finesettimana tutti insieme al centro commerciale. Questa è la vita delle persone NORMALI.
Contro il lavaggio del cervello della nostra società di persone NORMALI una sentenza anarchica e resistente. Chapeau alla corte d'appello di Bologna che non ha abusato del proprio potere.
Nella nostra ipocrita società di NORMALI quanti di noi si comporterebbero come la corte d'appello di Bologna, che non ha affidato la ragazzina ai servizi sociali ma ha decretato di lasciarla in pace nella sua roulotte con la sua famiglia, peraltro già nota alla giustizia?
Noi NORMALI non concepiamo che chi ha guai con la giustizia possa anche essere genitore. E un buon genitore.
Non concepiamo che i bambini possano non frequentare le nostre scuole NORMALI. I figli vanno a scuola, rom o non rom che siano, intanto che i genitori NORMALI lavorano e guadagnano e muovono l'economia, e poi il finesettimana tutti insieme al centro commerciale. Questa è la vita delle persone NORMALI.
Contro il lavaggio del cervello della nostra società di persone NORMALI una sentenza anarchica e resistente. Chapeau alla corte d'appello di Bologna che non ha abusato del proprio potere.
martedì 5 luglio 2011
Copyright
Tutti mobilitati contro la delibera dell'Agcom, l'Autorità (già il nome evoca manganelli e olio di ricino) per la Garanzia delle Comunicazioni, che di fatto renderebbe l'Italia, come è stato detto, "un caso unico al mondo" (repubblica.it).
L'Agcom, attraverso la cosiddetta tutela del diritto d'autore, ossia la più grande baggianata mai inventata per frenare la diffusione dell'arte, della musica e del pensiero contemporanei, intende imbavagliare siti, blog, persino testate giornalistiche che violino il copyright magari solo pubblicando una foto o un filmato protetti da tale diritto.
Ora, poiché chi predica bene razzola generalmente male, c'è da dire a onor del vero che coloro che insorgono contro questa delibera sono spesso anche detentori di diritti d'autore stratosferici: siamo tutti bravi a essere froci con il culo altrui, come dice un mio amico senza mezzi termini.
La sacrosanta mobilitazione che sta avvenendo in questi giorni dovrebbe dunque coinvolgere anche una radicale revisione del diritto d'autore come tale, che invece di tutelare il detentore di fatto ne frena la diffusione delle idee. Guardare un po' meno al portafogli e un po' più alla democrazia è affare che ci concerne tutti.
Detto questo, pubblico qui una foto che, come al solito, non so se sia protetta o meno dal copyright: questo boomerang che alla fine si ritorce contro chi lo ha lanciato.
L'Agcom, attraverso la cosiddetta tutela del diritto d'autore, ossia la più grande baggianata mai inventata per frenare la diffusione dell'arte, della musica e del pensiero contemporanei, intende imbavagliare siti, blog, persino testate giornalistiche che violino il copyright magari solo pubblicando una foto o un filmato protetti da tale diritto.
Ora, poiché chi predica bene razzola generalmente male, c'è da dire a onor del vero che coloro che insorgono contro questa delibera sono spesso anche detentori di diritti d'autore stratosferici: siamo tutti bravi a essere froci con il culo altrui, come dice un mio amico senza mezzi termini.
La sacrosanta mobilitazione che sta avvenendo in questi giorni dovrebbe dunque coinvolgere anche una radicale revisione del diritto d'autore come tale, che invece di tutelare il detentore di fatto ne frena la diffusione delle idee. Guardare un po' meno al portafogli e un po' più alla democrazia è affare che ci concerne tutti.
martedì 28 giugno 2011
Tremonti e le nozze da melodramma
Girovagando per il web mi imbatto nelle immagini gustose, polpose come una pescanoce, decadenti e vagamente kitsch del matrimonio del nostro ministro per le pari opportunità, la soubrette Carfagna, con un rampollo dell'edilizia vicino a torbidi ambienti ex Dc.
Il solito matrimonio da melodramma; una festa freak di nani e ballerine. Con Brunetta che accanto alla moglie è più patetico di Rigoletto, con il Papi in persona in veste nientemeno che di testimone della sposa (un testimone dello sposo, vi ricorda niente? di cognome fa invece De Mita) e con la solita pletora di volti vecchi e nuovi della politica nazionale vestiti e truccati per la festa, ossia con generose dosi di cerone a nascondere i lineamenti tesi di chi è lì per procacciarsi favori.
Il volto della Carfagna, quasi deforme come Amelia che nel Ballo in Maschera cerca a mezzanotte l'erba stregata che le farà dimenticare pene (volutamente non aggiungo articoli) d'amore, è l'emblema della politica nazionale: ipocrita e ormai prossimo al disfacimento, non ha niente che ricordi nemmeno lontanamente le fattezze radiose di una sposa felice.
Ma per fortuna interviene LUI, il mio politico preferito, il ministro Tremonti: che ovviamente non è invitato a nozze, ma tra un bicchiere di Veuve Cliquot e un vol au vent al pregiato salmone siberiano, viene maledetto dal Papi anche nel momento della festa della sua velina-ministro.
Tremonti: un nome, una garanzia. La serietà che irrompe nel faceto.
Come il tenore che interviene, deus ex machina, a salvare la bella soprano dalle grinfie del baritono malvagio, così il faccione serio di Tremonti, in pericolo se non di vita quantomeno di ministero, ci consola delle smorfie tirate della sposa Carfagna.
Il volto della Carfagna, quasi deforme come Amelia che nel Ballo in Maschera cerca a mezzanotte l'erba stregata che le farà dimenticare pene (volutamente non aggiungo articoli) d'amore, è l'emblema della politica nazionale: ipocrita e ormai prossimo al disfacimento, non ha niente che ricordi nemmeno lontanamente le fattezze radiose di una sposa felice.
Ma per fortuna interviene LUI, il mio politico preferito, il ministro Tremonti: che ovviamente non è invitato a nozze, ma tra un bicchiere di Veuve Cliquot e un vol au vent al pregiato salmone siberiano, viene maledetto dal Papi anche nel momento della festa della sua velina-ministro.
Tremonti: un nome, una garanzia. La serietà che irrompe nel faceto.
Come il tenore che interviene, deus ex machina, a salvare la bella soprano dalle grinfie del baritono malvagio, così il faccione serio di Tremonti, in pericolo se non di vita quantomeno di ministero, ci consola delle smorfie tirate della sposa Carfagna.
giovedì 16 giugno 2011
Governo patafisico!
Enrico Baj ha aderito al movimento patafisico, che un intellettuale patinato affermerebbe non avere assolutamente niente a che fare con le chips: in realtà la patafisica, che non è la tua fisica (pas ta physique) e non è nemmeno la pastafisica (pate à physique), è LA SCIENZA DELLE SOLUZIONI IMMAGINARIE. Dunque la si può tranquillamente immaginare anche associata alle patatine.
La patafisica indaga la molteplicità degli universi paralleli al nostro.
La patafisica studia le eccezioni, il particolare, l'assurdo invece che le regole, l'ordinario, l'abitudine.
La patafisica è ciò che è vicino alla metafisica, ossia a ciò che è oltre la fisica.
La patafisica è anarchia, o meglio: la patafisica oltre che rinnegare il potere lo sbeffeggia e lo mette in ridicolo. Un momento storico come il nostro, in cui il potere si mette in ridicolo da solo, è dunque intimamente, inderogabilmente, inevitabilmente patafisico.
martedì 7 giugno 2011
La mela avvelenata
Il controllo sulla sessualità, argomento su cui oggi non racconterò una favola bensì l'amara realtà, è uno dei bocconi avvelenati più subdoli e pericolosi della storia del potere dell'umanità sull'umanità.
Un 7 giugno dei sessuofobi anni '50 ingurgita la sua mela avvelenata il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, facendo il suo ingresso nell'eternità in maniera un po' diversa dalla dolce stucchevole fortunata Biancaneve.
Turing è un personaggio tanto geniale e affascinante quanto scomodo.
Durante il secondo conflitto mondiale è impegnato nella decrittazione di codici bellici tedeschi, italiani e giapponesi, permettendo di fatto agli Alleati di vincere la guerra. In tutta risposta il governo britannico, pazzesco ma vero, lo accusa del "reato di omosessualità" in un periodo in cui questa vergognosa affermazione è ancora possibile.
In seguito ad incaute dichiarazioni riguardo la propria sfera sessuale, rilasciate nel corso di un processo in cui il matematico accusa di furto un uomo da lui stesso ospitato, Turing viene costretto alla castrazione chimica che ovviamente gli devasta il bel corpo atletico e l'ancor più bella ed ancor più atletica mente. Le conseguenze della massiccia assunzione di ormoni femminili lo spingono al suicidio mediante la mela avvelenata di cui sopra.
Così l'Inghilterra, una delle più antiche democrazie europee, ringrazia le proprie risorse umane: da Wilde a Turing passano molti, troppi anni, che mostrano come sia difficile imparare dai propri errori. Parentesi: un altro morto il 7 giugno quantunque in circostanze meno drammatiche, Forster, inglese anche lui, pubblicherà solo postumo il proprio romanzo sull'omosessualità. Sarà un caso?
Cinquant'anni dopo quei fatidici anni '50 (il che non è male, considerati i secoli impiegati dalla Chiesa per fare pubblica ammenda dei roghi dell'Inquisizione), il governo britannico chiede ufficialmente scusa per il suicidio di Turing. Ma quali sono le speranze per il futuro in un'Europa in cui non esiste ancora, di fatto, la possibilità di godere degli stessi diritti per eterosessuali ed omosessuali? Ed anzi, un'Europa in cui ci troviamo ancora a distinguere tra eterosessuali ed omosessuali?
Una mela avvelenata che siamo costretti ad ingurgitare tutti i giorni.
Un 7 giugno dei sessuofobi anni '50 ingurgita la sua mela avvelenata il matematico e crittoanalista inglese Alan Turing, facendo il suo ingresso nell'eternità in maniera un po' diversa dalla dolce stucchevole fortunata Biancaneve.
Turing è un personaggio tanto geniale e affascinante quanto scomodo.
Durante il secondo conflitto mondiale è impegnato nella decrittazione di codici bellici tedeschi, italiani e giapponesi, permettendo di fatto agli Alleati di vincere la guerra. In tutta risposta il governo britannico, pazzesco ma vero, lo accusa del "reato di omosessualità" in un periodo in cui questa vergognosa affermazione è ancora possibile.
In seguito ad incaute dichiarazioni riguardo la propria sfera sessuale, rilasciate nel corso di un processo in cui il matematico accusa di furto un uomo da lui stesso ospitato, Turing viene costretto alla castrazione chimica che ovviamente gli devasta il bel corpo atletico e l'ancor più bella ed ancor più atletica mente. Le conseguenze della massiccia assunzione di ormoni femminili lo spingono al suicidio mediante la mela avvelenata di cui sopra.
Così l'Inghilterra, una delle più antiche democrazie europee, ringrazia le proprie risorse umane: da Wilde a Turing passano molti, troppi anni, che mostrano come sia difficile imparare dai propri errori. Parentesi: un altro morto il 7 giugno quantunque in circostanze meno drammatiche, Forster, inglese anche lui, pubblicherà solo postumo il proprio romanzo sull'omosessualità. Sarà un caso?
Cinquant'anni dopo quei fatidici anni '50 (il che non è male, considerati i secoli impiegati dalla Chiesa per fare pubblica ammenda dei roghi dell'Inquisizione), il governo britannico chiede ufficialmente scusa per il suicidio di Turing. Ma quali sono le speranze per il futuro in un'Europa in cui non esiste ancora, di fatto, la possibilità di godere degli stessi diritti per eterosessuali ed omosessuali? Ed anzi, un'Europa in cui ci troviamo ancora a distinguere tra eterosessuali ed omosessuali?
Una mela avvelenata che siamo costretti ad ingurgitare tutti i giorni.
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martedì 31 maggio 2011
La scrutatrice e il sorriso dell'Italia
Il sorriso dell'Italia è tutto nel volto e nei gesti della giovane scrutatrice che non si è alzata in piedi di fronte al Cavaliere nell'atto di deporre il proprio voto nell'urna.
In questo piccolo episodio leggo una grande dignità: la dignità di chi non si alza dalla propria sedia di fronte ad un potere decrepito e corrotto e di chi, pur donna e pur giovane, non si piega al controllo altrui.
Una speranza per il domani.
In questo piccolo episodio leggo una grande dignità: la dignità di chi non si alza dalla propria sedia di fronte ad un potere decrepito e corrotto e di chi, pur donna e pur giovane, non si piega al controllo altrui.
Una speranza per il domani.
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mercoledì 27 aprile 2011
Dietro le quinte.
Oggi vi propongo un personaggio, un tal Luigi Bisignani. Non so quanti di voi ne hanno sentito parlare, ma per me era uno sconosciuto fino a quando Emiliano Fittipaldi ha pubblicato sull’Espresso questo articolo a lui dedicato.
Difficile trovare il suo nome nelle carte giudiziarie delle tante inchieste in corso sugli scandali di questa fantastica Italia. Spulciando meticolosamente si può risalire a una sua condanna negli anni Novanta a due anni e otto mesi per aver portato decine di miliardi di lire della maxitangente Enimont nella banca vaticana dello Ior, da allora il silenzio.
Quattordici anni dopo Mani pulite, un altro magistrato si occupa di lui: Luigi De Magistris, alle prese con l’inchiesta Why not. Sta indagando su un comitato d’affari attivo in Calabria, ma con la testa a Roma. È convinto che sia organizzato come un’associazione segreta, una nuova P2, tanto che contesta ai suoi indagati proprio il reato previsto dalla legge Anselmi. È convinto che Bisignani di questa nuova P2 sia uno dei punti di riferimento. “Ho avuto l’impressione che fosse stato avvertito: lui era volato improvvisamente a Londra”, dice oggi De Magistris. “Due mesi dopo mi sottraggono l’indagine”. Di Why not restano oggi soltanto i rapporti accertati degli indagati..
Oggi, nuova indagine, di nuovo al centro di un’inchiesta della procura di Napoli denominata “P4”, ma di Luigi Bisignani giornali e tv non ne parlano. Eppure Luigi Bisignani è un punto di convergenza a livelli molto alti. Di lui Berlusconi dice: “ E’ più potente di me”, però è impossibile vederlo a un evento mondano, non risponde al cellulare e per non farsi notare a Roma evita anche l'auto blu: gira in taxi. Ma è un taxi tutto per lui, tutto il giorno, tutto l'anno, trasformato in una specie di ufficio mobile, con palmari, computer e attrezzature tecnologiche sparpagliate sui sedili. Indossa sempre un vestito blu (sartoria napoletana) una camicia bianca e una cravatta blu.
Ufficialmente amministra una stamperia, la Ilte, ma è considerato da tutti, nei palazzi del potere, il capo indiscusso di un network che condiziona la vita del Paese.
Lo chiamano ministri, onorevoli e boiardi che fanno la fila nel suo ufficio alla Ilte ma che lui riceve preferibilmente a casa della madre (lui vive in affitto), per omaggiare, chiedere favori, consigli e discutere di nomine pubbliche e affari.
"Che lavoro fa davvero Gigi? Diciamo che è un maestro nel mettere insieme persone e interessi convergenti", spiega chi lo conosce dai tempi della P2. "Un uomo curioso e geniale con un portafoglio relazionale pazzesco. Decine di potenti gli devono la carriera. La rete su cui si fonda il sistema romano di Berlusconi l'ha creata lui, ed è lui a saper muovere più di tutti le leve".
E non ama apparire. A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l’esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. È ben altro quello che chiede, quello che ottiene.
Quindi Bisignani è, di sicuro, uomo dalle molteplici relazioni, incrocia mondo imprenditoriale e mondo dell’informazione, controlla persone, collega ambienti. Ed è ascoltatissimo da Gianni Letta, tanto da essere oggi certamente più influente di un sottosegretario.
Difficile trovare il suo nome nelle carte giudiziarie delle tante inchieste in corso sugli scandali di questa fantastica Italia. Spulciando meticolosamente si può risalire a una sua condanna negli anni Novanta a due anni e otto mesi per aver portato decine di miliardi di lire della maxitangente Enimont nella banca vaticana dello Ior, da allora il silenzio.
Quattordici anni dopo Mani pulite, un altro magistrato si occupa di lui: Luigi De Magistris, alle prese con l’inchiesta Why not. Sta indagando su un comitato d’affari attivo in Calabria, ma con la testa a Roma. È convinto che sia organizzato come un’associazione segreta, una nuova P2, tanto che contesta ai suoi indagati proprio il reato previsto dalla legge Anselmi. È convinto che Bisignani di questa nuova P2 sia uno dei punti di riferimento. “Ho avuto l’impressione che fosse stato avvertito: lui era volato improvvisamente a Londra”, dice oggi De Magistris. “Due mesi dopo mi sottraggono l’indagine”. Di Why not restano oggi soltanto i rapporti accertati degli indagati..
Oggi, nuova indagine, di nuovo al centro di un’inchiesta della procura di Napoli denominata “P4”, ma di Luigi Bisignani giornali e tv non ne parlano. Eppure Luigi Bisignani è un punto di convergenza a livelli molto alti. Di lui Berlusconi dice: “ E’ più potente di me”, però è impossibile vederlo a un evento mondano, non risponde al cellulare e per non farsi notare a Roma evita anche l'auto blu: gira in taxi. Ma è un taxi tutto per lui, tutto il giorno, tutto l'anno, trasformato in una specie di ufficio mobile, con palmari, computer e attrezzature tecnologiche sparpagliate sui sedili. Indossa sempre un vestito blu (sartoria napoletana) una camicia bianca e una cravatta blu.
Ufficialmente amministra una stamperia, la Ilte, ma è considerato da tutti, nei palazzi del potere, il capo indiscusso di un network che condiziona la vita del Paese.
Lo chiamano ministri, onorevoli e boiardi che fanno la fila nel suo ufficio alla Ilte ma che lui riceve preferibilmente a casa della madre (lui vive in affitto), per omaggiare, chiedere favori, consigli e discutere di nomine pubbliche e affari.
"Che lavoro fa davvero Gigi? Diciamo che è un maestro nel mettere insieme persone e interessi convergenti", spiega chi lo conosce dai tempi della P2. "Un uomo curioso e geniale con un portafoglio relazionale pazzesco. Decine di potenti gli devono la carriera. La rete su cui si fonda il sistema romano di Berlusconi l'ha creata lui, ed è lui a saper muovere più di tutti le leve".
E non ama apparire. A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l’esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. È ben altro quello che chiede, quello che ottiene.
Quindi Bisignani è, di sicuro, uomo dalle molteplici relazioni, incrocia mondo imprenditoriale e mondo dell’informazione, controlla persone, collega ambienti. Ed è ascoltatissimo da Gianni Letta, tanto da essere oggi certamente più influente di un sottosegretario.
Ecco, dopo aver letto tutte queste cose e sapendo benissimo che, comunque, esistono altri personaggi come questo, la mia visione è questa:
al piano inferiore del caos italiano si muovono bande, cricche e logge, poi subito derubricate, raccontate come l’agitarsi di “tre pirla”, “quattro sfigati”, improbabili “amici di nonna Abelarda”.
Ma è al piano superiore, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie, almeno per ora, che stanno i veri registi e gli utilizzatori finali. Sono questi personaggi che manovrano i fili del teatrino della politica, sono loro i veri mandanti di tutte quelle nefandezze che noi combattiamo con tanto vigore……
Ma è al piano superiore, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie, almeno per ora, che stanno i veri registi e gli utilizzatori finali. Sono questi personaggi che manovrano i fili del teatrino della politica, sono loro i veri mandanti di tutte quelle nefandezze che noi combattiamo con tanto vigore……
…..e io mi sento tanto Don Chisciotte….
lunedì 14 marzo 2011
The show must go on
E' polemica sulla tournée nipponica del Maggio Musicale Fiorentino prevista per questi giorni. L'orchestra italiana è ora a Tokyo dove ha profeticamente dato la verdiana Forza del Destino, opera che si mormora provochi lo stesso effetto, sull'economia degli eventi personali o planetari che siano, di quell'osteggiato colore viola che nessuna primadonna vorrebbe per la propria lingerie la sera della prima. Ma tant'è. Noi italiani siamo un popolo civile e lo stesso dicasi per i 2000 giapponesi che avrebbero assistito alla prima della suddetta simpatica rappresentazione: chi ci crede a queste superstizioni da vecchia loggionista incartapecorita? E chi può negare il successo della prima? 5000 vittime accertate, 2000 spettatori accertati.
Lo spettacolo, comunque sia, deve continuare: lo chiedono la sovrintendente del teatro fiorentino e le autorità giapponesi "impegnate nel diffondere positività e ottimismo dopo la sciagura" (così La Repubblica), cui fa eco il bel Matteo Renzi che, indossando la fascia tricolore con la sorniona dignità di un mannequin, candidamente afferma la necessità di proseguire "se il governo non ci dice il contrario" (ibidem). Così tutto è rimesso nelle cavalleresche mani dei superiori. Chissà se ad Arcore, a suo tempo, si è parlato anche di questa tournée.
Lo spettacolo deve continuare. Sebbene tra qualche perplessità di chi sta in fondo alla catena di montaggio che origina un grande spettacolo. Le maestranze ed i molti musicisti che non si considerano abbastanza pagati per restare prendano atto del destino che la signora sovrintendente e il sindaco figaccione hanno per loro approntato, ed in definitiva evitino le mutande color prugna.
Lo spettacolo deve pur continuare: perché in ultima analisi si suona per i terremotati, per i contaminati, per i sinistrati di turno che possiamo ben immaginare, nella situazione in cui si trovano, comodamente affondati nelle modernissime poltrone dei teatri giapponesi ad appassionarsi a come il fato può strappare via tutto in un minuto, eccetto ciò che si materializzerà in forma monetaria nelle tasche di politici e sovrintendenti, fin dai tempi del buon Peppino Verdi, autore delle musiche peraltro squisitamente azzeccate. Ossia, in questo caso, emblematicamente fuori luogo. E' il fato, è la sua forza.
Ma lo spettacolo deve continuare. Non è forse stato così anche due anni fa all'Aquila? E pochi giorni dopo l'11 settembre? Occorre solo anteporre al concerto una dichiarazione strappalacrime sulla necessità che la vita continui oltre il lutto e oltre il dolore, letta sul podio dal direttore d'orchestra con gli occhi bistrati dalla compassionevole attitudine cui la buona musica classica dispone, e il gioco è fato. Pardon, è fatto. Si alzi il sipario.
Lo spettacolo, comunque sia, deve continuare: lo chiedono la sovrintendente del teatro fiorentino e le autorità giapponesi "impegnate nel diffondere positività e ottimismo dopo la sciagura" (così La Repubblica), cui fa eco il bel Matteo Renzi che, indossando la fascia tricolore con la sorniona dignità di un mannequin, candidamente afferma la necessità di proseguire "se il governo non ci dice il contrario" (ibidem). Così tutto è rimesso nelle cavalleresche mani dei superiori. Chissà se ad Arcore, a suo tempo, si è parlato anche di questa tournée.
Lo spettacolo deve continuare. Sebbene tra qualche perplessità di chi sta in fondo alla catena di montaggio che origina un grande spettacolo. Le maestranze ed i molti musicisti che non si considerano abbastanza pagati per restare prendano atto del destino che la signora sovrintendente e il sindaco figaccione hanno per loro approntato, ed in definitiva evitino le mutande color prugna.
Lo spettacolo deve pur continuare: perché in ultima analisi si suona per i terremotati, per i contaminati, per i sinistrati di turno che possiamo ben immaginare, nella situazione in cui si trovano, comodamente affondati nelle modernissime poltrone dei teatri giapponesi ad appassionarsi a come il fato può strappare via tutto in un minuto, eccetto ciò che si materializzerà in forma monetaria nelle tasche di politici e sovrintendenti, fin dai tempi del buon Peppino Verdi, autore delle musiche peraltro squisitamente azzeccate. Ossia, in questo caso, emblematicamente fuori luogo. E' il fato, è la sua forza.
Ma lo spettacolo deve continuare. Non è forse stato così anche due anni fa all'Aquila? E pochi giorni dopo l'11 settembre? Occorre solo anteporre al concerto una dichiarazione strappalacrime sulla necessità che la vita continui oltre il lutto e oltre il dolore, letta sul podio dal direttore d'orchestra con gli occhi bistrati dalla compassionevole attitudine cui la buona musica classica dispone, e il gioco è fato. Pardon, è fatto. Si alzi il sipario.
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martedì 1 marzo 2011
Italiani e tedeschi
Germania 2011: un ministro della difesa conservatore si dimette per aver copiato la tesi di dottorato, rimettendo il proprio incarico nelle mani della signora premier, con lettera di scuse. La vicenda offuscherebbe la sua fama di politico integerrimo ed onesto.
Italia 2011: un signor premier conservatore non si dimette per reati di concussione e prostituzione minorile, continuando ad emettere dichiarazioni di integrità morale a danno dei cittadini che dovrebbe rappresentare. Apprendiamo dunque che la famiglia che il suddetto premier difenderà fino alla fine del suo governo è unicamente quella costituita tra un uomo e una donna, poco importa se nonno e nipotina. La vicenda non offusca la sua fama di integerrimo ed onesto latin-lover.
Italia 2011: un signor premier conservatore non si dimette per reati di concussione e prostituzione minorile, continuando ad emettere dichiarazioni di integrità morale a danno dei cittadini che dovrebbe rappresentare. Apprendiamo dunque che la famiglia che il suddetto premier difenderà fino alla fine del suo governo è unicamente quella costituita tra un uomo e una donna, poco importa se nonno e nipotina. La vicenda non offusca la sua fama di integerrimo ed onesto latin-lover.
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