luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.

lunedì 16 maggio 2011

la lunga notte di Milano

Milano è una città che amo particolarmente.

Conosco bene, nel fondo del mio cuore, ciò che mi lega al capoluogo lombardo; è un po' ciò che lega una madre ad una figlia ribelle, questa Milano così cosmopolita così aperta così solidale così accogliente così altra, ma inesorabilmente e un po' inspiegabilmente sempre a destra...

Eppure questa notte Milano fa sognare: il centrosinistra ha staccato la Moratti di 6 punti percentuali.

Che dire? Aspettiamo che la notte sia trascorsa. Ma comunque vadano i risultati reali, quelli della luce del giorno e per di più il probabile ballottaggio, la lunga notte di Milano è ormai terminata.

domenica 15 maggio 2011

Alberi, acqua e referendum.

Il prossimo 9 giugno in piazza San Pietro una iniziativa singolare: religiosi e religiose digiuneranno affinché l'acqua, un bene che Dio ha elargito gratuitamente alle creature, continui a rimanere pubblica.

Un gesto gravido di spiritualità: l'acqua è uno dei quattro elementi fondamentali senza i quali non è possibile la vita degli esseri umani nel creato; uno dei quattro doni che Dio mette a fondamento della vita stessa delle sue creature, esigendo al contempo da parte loro un rispetto che rasenta l'umiltà (Francesco d'Assisi, grande mistico del creato, docet).

Ma è un gesto anche politico: un gesto che non a caso arriva alla vigilia dei referendum del 12 giugno e ad esso rimanda come possibilità concreta, qui ed ora, per le creature, di riconoscere e tutelare la gratuità di un preziosissimo dono del creatore votando semplicemente sì al referendum.

Queste iniziative partono dalla base: le radici antiche, nodose e polverose di una quercia millenaria ormai. Sono come linfa che nutre l'intero albero, al vertice del quale si fa fatica ad immaginare un papa che si astiene dal cibo come atto di spiritualità. Su in alto, dove le foglie ingialliscono e cadono, soltanto parole (e sovente discutibili). Alla radice, dove ci si sporca di terra, i fatti.

sabato 14 maggio 2011

Al voto.

Già, domani si vota. Certo che ci andrò, non mi perdo quest’occasione anche se so benissimo che dovrò fare le contorsioni: una mano a tapparmi il naso e l’altra a tapparmi…dietro….mi sa che la matita la dovrò stringerò fra i denti!
A parte gli scherzi, sono seriamente preoccupata: è da un bel po’ di tempo, parlo di anni, che, in occasione delle campagne elettorali, ci sono solo alcune cose che vanno crescendo inesorabilmente: la volgarità, la superficialità e la demagogia. Tutto il resto, tipo i contenuti, i rafforzamenti ideologici, la concretezza, il realismo e tutte quelle altre belle cose che potrebbero servire a coinvolgere emotivamente un cittadino per portarlo ad andare a votare con entusiasmo e convincimento, non ci sono più, si sono estinte come l’addax nasomaculatus.
Ed è da un po’, anche qui parlo di anni, che mi dico che si è toccato il fondo e poi, all’occasione successiva, devo ricredermi.
Se dieci anni fa un presidente del Consiglio avesse detto che avrebbe stoppato le demolizioni delle case abusive istituendo, di fatto, zone affrancate dalla legge, probabilmente il Paese gli si sarebbe rivoltato contro. Oggi è una notizia tra le tante. E’ una gara a chi la spara più grossa, gara che coinvolge tranquillamente anche i movimenti nuovi, quelli che dovrebbero essere vergini e non ancora dediti al culto della prostituzione per la poltrona.
Ho sempre dato la colpa di questo imbarbarimento ideologico a Berlusconi, al suo modo di fare che non è fascista: è peggio, è subdolamente peggio.
Però forse le cose non stanno così. Perché questo modo di fare si sta diffondendo.
I nuovi attori che si sono affacciati sulla scena politica in questi ultimi venti anni potranno anche aver intercettato esigenze giuste e condivisibilissime, portato idee programmatiche diverse e anticonformiste, ma per quanto riguarda lo stile, la condotta, l’atteggiamento di fondo hanno contribuito solamente al declino.
Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Grillo, sono tutti leader di partiti personali, che basano il consenso non sulla forza delle loro idee, ma sul loro carisma e su un nemico ben identificabile: i comunisti, Roma ladrona, Berlusconi, i politici in genere.
A sentire i loro discorsi si arriva a una sola conclusione: sono vecchi dentro, hanno idee vecchie, prive di originalità. Non danno una visione dell’Italia proiettata a cosa saremo o faremo fra vent’anni, no, si incancreniscono su ridicole polemiche  e promesse che sanno benissimo di non poter mantenere.
Purtroppo però, e qui mi verrebbe da dire ben altro ma mi limito a un decoroso PORCA MISERIA!!, se voglio un minimo di moderatismo istituzionale e di sensatezza politica mi tocca rifarmi a loro, anche quando eticamente mi fanno cascare di tutto e di più!!

Concludo: la mia delusione non si chiama Grillo o Di Pietro o Bersani o Berlusconi o Bossi o Fini o Casini. La mia delusione di questi giorni è la mancanza di un realismo concreto, di una consapevolezza attiva, di una partecipazione solidale alla risoluzione dei veri problemi dell’Italia. E non sono i dossier vari che escono all’ultimo minuto o le colpe dei governi precedenti, non sono gli insulti gratuiti o ancora le preferenze sessuali di questo o di quell’altro che dovrebbero far parte di una campagna elettorale. Una campagna elettorale dovrebbe avere la capacità di far riflettere l’elettore, renderlo partecipe delle motivazioni e dargli la forza di dire:
“ Questo percorso mi piace, sarà un percorso duro e lungo ma è quello giusto”.

mercoledì 11 maggio 2011

sulla beatificazione

Dieci giorni fa la beatificazione di papa Wojtyla, un evento mediatico come mediatico è stato tutto il pontificato del polacco: dall'attentato alla predicazione, dalla morte alla vita "privata" (per quanto possa definirsi tale una esistenza papale), dalla malattia fino al processo di beatificazione. E che dunque, volenti o nolenti, ci coinvolge tutti.
Discutere la beatificazione o la santificazione di una persona è affare delicato. Molte voci, nel caso in questione, si sono autorevolmente levate a contestare la santità in chi non ha certo vissuto senza peccati: la sua posizione non proprio conciliante sul tema dell'AIDS e della sessualità o il larvato sostegno a regimi evidentemente dittatoriali sono due macchie che restano a velare la reputazione di un uomo, Karol Wojtyla, che pure ha fatto della pace la sua bandiera.
Il problema però, a mio avviso, risiede altrove: nel principio stesso della santità intesa come la intendono le gerarchie cattoliche, ossia come un surplus volto a rendere alcuni cristiani "migliori" (passatemi il termine) di tutti gli altri.
Un passo degli evangeli sinottici insegna e ammonisce che non sono i sani ad avere bisogno del medico, bensì i malati: il senso della stessa fede in Gesù non è quello di essere chiamati a santità in quanto perfetti, ma in quanto peccatori.
E per giunta consapevoli. E dunque, poiché disposti ad ammettere i propri limiti, altrettanto disposti a correggersi in un rivoluzionario tentativo di affermare una via alla santità universale che probabilmente ha contribuito a portare Gesù alla croce e la chiesa cattolica, successivamente, a non sentirci da quell'orecchio. Ma questa è un'altra storia.
Per tornare on topic un altro passo evangelico, famosissimo eppure troppo sovente disatteso, dichiara: non giudicate e non sarete giudicati. E la mia riflessione è anche questa: che cos'è la beatificazione di un mortale, santo o peccatore che sia, se non una forma di giudizio?

lunedì 9 maggio 2011

9 maggio 1978. 33 anni fa, cento passi



“I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell’abisso”.
peppino impastato

In memoria di Peppino Impastato
33 anni fa Peppino Impastato moriva assassinato dalla mafia con una carica di tritolo posizionata sui binari delle linea ferroviaria Palermo Trapani.  Nato in una famiglia di mafiosi e in una città di mafiosi, muore pochi giorni prima delle elezioni comunali che lo vedevano candidato nelle liste di Democrazia Proletaria e pochi giorni dopo aver realizzato una mostra fotografica in cui denunciava la devastazione del territorio ad opera di speculatori e mafiosi collusi con la politica.
Il suo percorso politico e di vita viene segnato giovanissimo dalla conoscenza di Danilo Dolci, il Gandhi italiano che in Sicilia promosse le lotte non violente contro la mafia e il sottosviluppo, fondandole sulla riscoperta della maieutica socratica. Nonostante la frequentazione con Dolci non fosse stata assidua, né regolare, Peppino coglie presto e in pieno l’esempio e l’insegnamento, tanto di Danilo Dolci quanto di Socrate.
Cento passi: una distanza incolmabile
“I cento passi” – episodio che lo vede intento a risvegliare suo fratello Giovanni, nella distanza fisica e culturale che li separava dall’abitazione del boss mafioso Tano Badalamenti e da cui è stato tratto l’omonimo film di Marco Tullio Giordana –  sono la sintesi e il simbolo per eccellenza dell’influenza della scuola di Dolci. Un risveglio necessario a risolvere la distanza incolmabile tra coscienza individuale e coscienza collettiva.
Piuttosto che dispensare soluzioni e verità preconfezionate sulla vita come sulla mafia, così come avviene per un dogma o un’ideologia, Peppino come Danilo, si fa carico dell’esprienza diretta, necessaria alla presa di coscienza e al conseguente cambiamento dello stato delle cose. E’ così che Peppino affronta la vita per risolvere la sottocultura dell’omertà che rende schiavi e ignoranti. Una pratica di vita dura che lo condusse prima all’isolamento, poi alla solitudine, fino alla morte, ma tanto da farne un eroe.
Per non dimenticare
L’esempio di Peppino Impastato non è stato vano e anche se il suo impegno gli è costato caro, il sacrificio di vita è stato quanto mai necessario. Dopo 20 anni di lotte giudiziarie, il 5 marzo del 2001 la Corte d’Assise ha condannato all’ergastolo in via definitiva, tra gli altri autori e mandanti dell’assassinio, il boss Gaetano Badalamenti.  I beni di Badalamenti, a cominciare dalla casa, posta a cento passi di distanza da quella di Peppino, sono stati affidati al fratello Giovanni per la conduzione del Centro Peppino Impastato impegnato nella lotta alla mafia.
In questa data si commemora la memoria delle vittime della mafia e del terrorismo. Una data per non dimenticare e per continuare a lottare. Lotte che sono ancora necessarie, e non solo in Sicilia. Anche in Puglia, nella bassa murgia, lungo la via Traiana, il connubio tra speculazione edilizia e politica rischiano di compromettere irrimediabilmente il territorio e le coscienze, modelli culturali e ambiente sociale, tra ricatto e asservimento.
Ricordando Peppino Impastato, ci sarebbe da chiedersi: quanti sono i nostri passi oggi?

L'Aventino è un colle.



L’Aventino è uno dei sette colli su cui la tradizione vuole che sia stata costruita Roma. Oggi sull’Aventino ci sono belle case e deliziose passeggiate da fare: per i romani è un posto, un colle, appunto.
Per i non romani l’Aventino è più conosciuto per l’uso che si fa del suo nome come sinonimo di pacifica protesta secessionista, per via di accadimenti storici che risalgono all’epoca romana – le proteste dei plebei che si ritiravano dalla città – citati come precedente quando nel 1924 un gruppo di deputati italiani abbandonò i lavori del Parlamento riunendosi separatamente (in una sala detta da allora Sala dell’Aventino) per protestare contro l’omicidio dell’onorevole Giacomo Matteotti compiuto dai fascisti.

Perché ne parlo? 
Perché è da un po’ di tempo che nei social network e anche sui giornali, si sta evocando questo avvenimento. La provocazione è questa: 
dimissioni dell’opposizione in parlamento per far cadere il governo, un’Aventino di terza generazione insomma. Perfino dentro il maggior partito di opposizione, una simile tentazione sembrava rappresentata nientemeno che dal presidente Rosy Bindi  appoggiata vivacemente da Ignazio Marino.

Insomma, il fine giustifica i mezzi? 
In questo caso pare proprio di no. L’unica cosa che succederebbe in caso di dimissioni in massa dell’opposizione dal parlamento, come spiega chiaramente in questo video il professor Michele Prospero, docente di filosofia del diritto alla Sapienza di Roma, è una cosa semplicissima: 

“[…]Se un deputato si dimette viene sostituito da quello che lo segue nella lista elettorale, quindi una via d’uscita senza prospettive serie, una maniera un po’ caricaturale di affrontare una crisi politica istituzionale grave come quella che l’Italia attraversa da molti anni. Quindi non cadrebbe il governo, anzi, avrebbe un parlamento senza opposizione e avrebbe ancora più le mani libere per portare avanti i progetti politici e legislativi che servono di più al premier. L’opposizione verrebbe semplicemente sostituita da altri deputati. Ad esempio, per quanto riguarda Futuro e Libertà, che sono stati eletti nella lista del PDL, verrebbero tutti sostituiti da deputati di Forza Italia di Berlusconi. Quindi è una proposta non soltanto poco praticabile, ma anche senza nessun respiro politico, non è una proposta di opposizione, è una resa più che una proposta di lotta […]”.

Che cosa possiamo arguire da tutto questo? 
Escludendo la possibilità che siano battute o modi di chiamarsi fuori, possiamo solo sottolineare la difficoltà di questa opposizione troppo debole e inerme di fronte alle prepotenti e rovinose scelte della maggioranza. 

E allora cosa si può fare? 
Non è sicuramente facile rispondere per un cittadino comune, ma non è il cittadino comune che deve rispondere, sono loro, i parlamentari ad avere gli strumenti idonei ad ottenere ciò a cui il cittadino li ha delegati e dovrebbero essere loro a dare un senso di cambiamento e di speranza.
Sembra invece esserci qualcosa che non va: in teoria dovrebbero essere proprio gli oppositori a beneficiare per primi dell’impopolarità del premier, riuscire a stanarla e suscitarla, opponendo allo stile di governo di Berlusconi un’alternativa seria e credibile. Ma non sta succedendo questo: ci sono dati, sondaggi, commentatori, esperti, e gli stessi elettori delle opposizioni dicono tutti quasi unanimemente che se si andasse a votare il favorito sarebbe ancora Silvio Berlusconi.

Eppure a parole è facile: bisognerebbe opporre un’alternativa seria e credibile. 
Ok, quindi? 
Cosa dovrebbero fare gli oppositori in una situazione come quella di questi giorni?
Forse la cosa migliore è andare in cerca di idee, di proposte e di suggerimenti, che dimostrino che la fiducia dei loro elettori è ben riposta e, soprattutto, la loro volontà di lavorare per i cittadini, visto che sono tutti molto ben pagati. 

Idee, qualcuno?

venerdì 6 maggio 2011

il puro e l'impuro

Con una grave presa di posizione l'arcivescovo di Palermo ha vietato una veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell'omofobia, che avrebbe dovuto tenersi nella chiesa palermitana di Santa Lucia il prossimo 12 maggio.
Che dire?
Un gesto offensivo per tutti.
Per i numerosi fedeli omosessuali che in seno alla chiesa Cattolica faticano ad essere accolti come Gesù ha accolto chiunque.
Per il dialogo ecumenico: poiché la veglia è stata organizzata congiuntamente con la chiesa Valdese e con quella Luterana.
Per chi possiede una coscienza abituata ad essere critica e/o una fede profonda ma non assolutista.

La meditazione proposta per la serata affonda le sue radici nel versetto 28 del decimo capitolo degli Atti degli Apostoli: Dio mi ha insegnato a non chiamare impuro nessun uomo. Altrove Luca, l'autore putativo degli Atti, dichiara che tutto è puro per coloro che sono puri. Parole come pietre.
Parole che tornano indietro come un boomerang, investendo chi pensa di poter distinguere il puro dall'impuro.
L'organizzazione promette di tenere comunque la veglia di preghiera, non dentro bensì fuori dalla chiesa inesorabilmente chiusa ad una proposta di riflessione che, fra l'altro, va oltre la fede per abbracciare il vissuto di ciascuno di noi: le nostre reazioni di fronte a ciò che è diverso, non riconoscibile, non assimilabile. E dunque ritenuto impuro.
Impuro sì, come sa diventarlo la coscienza di quelle creature che si arrogano il diritto di proibire di riunirsi nel nome del creatore.

mercoledì 4 maggio 2011

Uccisione Osama bin Laden

Sono sempre stato favorevole alla pace e resto di quest'idea.
Perché non è stato fatto un regolare processo a Osama bin Laden come per tutti i criminali?
Sarebbe anche ora che gli USA abolissero la pena di morte, come ormai tutti i Paesi liberi e democratici.
La guerra e le uccisioni si fanno soltanto perché fanno comodo alle persone che sono al comando...

lunedì 2 maggio 2011

Adriatico: l'ombra oscura delle trivelle


Una minaccia oscura incombe sulle isole Tremiti

Con il decreto n. 126 del 29 marzo 2011 il governo Berlusconi ha dato il via libera alle trivellazioni nel mare Adriatico a pochi chilometri dalle isole Tremiti. A violare il fondale marino delle Tremiti – di uno dei più fragili paradisi naturalistici italiani, sarà la Petroceltic Elsa s.r.l., che per conto del governo dovrà verificare l’eventuale presenza di idrocarburi nel sottosuolo marino.
Aleggia negli umori di Puglia, Molise e Abruzzo lo spettro del peggior disastro ambientale della storia del petrolio, avvenuto al largo delle coste della Louisiana estesosi a tutto il golfo del Messico. E’ passato appena un anno, da quando, la British Petroleum (BP), in seguito all’incidente avvenuto alla piattaforma di estrazione affondata nell’Atalantico, ha causato un danno economico e soprattutto ambientale incalcolabile. Una catastrofe naturale epocale nonostante sia avvenuta in mare aperto. Ancora non si calcola quanti decenni ci vorranno per recuperare  i danni inferti all’ambiente e all’economia di quella parte dell’Atlantico.
Nonostante il pressing ad oltranza di comuni, provincie e regioni rientranti nell’area d’interesse, per far desistere il governo dal compiere l’ennesimo scempio ai danni dell’Adriatico, i ministri Prestigiacomo e Galan non hanno perso tempo nel firmare il decreto tutto tesa a favorire gli interessi della Petroceltic, multinazionale irlandese del petrolio con sede a Dublino e con interessi in Algeria, Italia, Tunisia e Irlanda. Tra le operazioni della Petroceltic c’è quella con Enel che rileverà il 18,375% dei diritti di sfruttamento di un giacimento di gas nel sud est dell’Algeria. Un investimento del valore di circa 180 milioni di dollari. Sarà un caso che la Prestigicomo – ministro dell’ambiente – appartiene all’omonimo gruppo industriale che investe nel petrolio? Si profila l’ennesimo conflitto d’interessi di questo governo.

Le isole Tremiti

Scrigno naturalistico
Le isole Diomedee, meglio conosciute come isole Tremiti, appartengono al patrimonio ambientale italiano, costituite in Riserva Marina con il decreto interministeriale il 14 luglio 1989. Si tratta di un vero e proprio paradiso naturalistico, uno scrigno unico di biodiversità oggi minacciato dalle indagini geosismiche e dalla ricerca di idrocarburi sul fondale marino. Non vorremmo mai immaginare le conseguenze di un incidente, come quello accaduto in pieno Atalntico, qualora dovesse accadere in un bacino ristretto come l’Adriatico. Preoccupa, poi, il fatto che siamo in un area geografica a rischio sismico. E’ dello scorso martedì 26 aprile, la scossa del 2,7 magnitudo della scala Richter registrata dall’Istituto nazionale di geofisica a 5,3 chilometri di profondità e a 10 chilometri dalle isole Temiti.
Il governo, nonostante le annose avvisaglie, le istanze dei territori e la sua stessa propaganda federalista, persegue nella sua azione autoritaria senza dare ascolto alle istanze dei territori e delle istituzioni. <<Ci rendiamo conto, che le politiche del governo centrale non tengono in alcuna considerazione le preoccupazioni delle comunità e le scelte responsabili per uno sviluppo ecosostenibile>>. Sono le parole di Onofrio Introna, presidente del consiglio regionale pugliese. E infatti, il governo ignora del tutto l’esubero di energia prodotta da regioni come la Puglia, autosufficiente anche grazie alle politiche innovative in materia di energie alternative.
<<L’Adriatico è uno ‘stagno’, quasi un lago chiuso sul quale si affacciano milioni di cittadini, balcanici e italiani. La preoccupazione, che penso non potrà sfuggire ad un’autorevole rappresentante del governo nazionale come il ministro Prestigiacomo, è che un incidente come quello del golfo del Messico condannerebbe a morte milioni di europei>>. E’ sempre Introna che parla, dopo il rifiuto del governo alla richiesta di fermare le trivellazioni.
La mobilitazione
Sabato 7 maggio, le delegazioni di Puglia, Molise e Abruzzo di istituzioni, associazioni ambientaliste, movimenti cittadini, Pro Loco, comitati, sindacati, enti per il turismo e ancora, FAI, Emergency, Legambiente, Lipu, Slow Food, Ambiente e Vita, e tanti cittadini si ritroveranno alle 10,00 in Piazzale del Porto a Termoli per una grande mobilitazione contro le trivellazioni e a tutela dell’Adriatico.
E’ necessario che l’Italia, tutta, si mobiliti, fermi la marea nera, prima che sia troppo tardi. L’alternativa alle trivellazioni e al petrolio è la ricchezza del nostro mare. Difendiamolo!

giuseppe vinci

aggiornamento del 2 maggio 2011
A poche ore dalla pubblicazione di questo mio intervento vengo a conoscenza che la Northern Petroleum, ha depositato presso il comune di Brindisi, la documentazione con tutta la relazione aggiuntiva di V.I.A., per poter effettuare trivellazioni al largo delle coste brindisine.  Fonte

Un prete "sui generis".



Avevo già sentito parlare di Don Giorgio De Capitani, tempo fa mi è capitato di notare in rete il suo “prego perché a Berlusconi venga un ictus”. 
Ha un suo sito, la pagina su Facebook , Twitter e un canale su You Tube.
Questo sopra è un’intervista al tg la7 del 6 Aprile scorso e devo dire che vale la pena sentirlo perché ne ha per tutti, ma in particolar modo prende di mira l’ipocrisia della Chiesa, e non posso non essere d'accordo con lui, su grandi temi come aborto, preservativo e testamento biologico (mi chiedo come possa esserci ancora dentro vista la miserevole considerazione che ne ha). Anche la presa di posizione troppo morbida del Vaticano nei confronti dello stile di vita un po’ “allegro” del Presidente del Consiglio, del suo modo di concepire lo Stato, la Giustizia, il rapporto uomo-donna è oggetto delle sue critiche. 
Insomma, Rosy Bindi, come cattolica antiberlusconista, non è niente rispetto a lui! Don Giorgio è arrivato ad augurare un ictus a Berlusconi!! In nome di Dio!!
Certo sarebbe una soluzione facile, io stessa ho commentato simpaticamente quella frase promettendo una conversione immediata se si fosse avverata, ma non credo che estirperebbe il problema: il berlusconismo, che ha messo radici profonde e ramificate. 
L’arroganza, la superficialità, l’uso spregiudicato della cosa pubblica ai fini personali, sfacciataggine, volgarità (nel senso più deteriore e becero del termine), la totale mancanza di rispetto per la donna, per le istituzioni e non solo, sono un’eredità che Berlusconi ci lascerà comunque e che ha cambiato, purtroppo, il modo di pensare di molta, troppa gente e i cui effetti si protrarranno a lungo. Bisognerà lavorare molto, sul paese e su noi stessi, per riportare alla luce un’Italia migliore, nella quale vivere, e per la quale valga la pena lottare.

Mi permetto una domanda a Don Giorgio che comunque ammiro per le sue opinioni al di là della veste religiosa:
pensa che potrebbe ottenere qualcosa di più dal suo Dio se pregasse, invece, per gli Italiani?