luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.

lunedì 21 novembre 2011

Barbie Vaticana

Neanche un mese fa le associazioni di genitori americani si scagliavano compatte contro il giocattolo cult dell'autunno, la nuovissima Barbie Tatuata, con la motivazione che la bambola in questione mostrerebbe «un modello sbagliato da imitare, troppo provocante e ribelle»; il tutto senza che l'idea che possano esistere madri e padri tatuati per davvero, in una realtà che forse non ha ancora contagiato le famiglie americane wasp ma che, sulle spiagge nostrane, ha ormai assunto l'innocuo carattere di vera e propria moda, sfiorasse minimamente, neppure in modo trasversale, la materia grigia degli inferociti genitori statunitensi.

Per non scontentare nessun produttore di giocattoli proprio quest'oggi, dopo la Barbie, tocca al nuovissimo bambolotto della Toys R Us, appena rilasciato e già nell'occhio del ciclone perché, ascoltare per credere, tra un singhiozzo e una risatina il pupo scandirebbe le sorprendenti parole dirty bitch, ritenute inadeguate, va da sé, al target infantile cui il prodotto si rivolge. La polemica, complice il frenetico periodo degli acquisti prenatalizi, è montata come un uragano: le mamme borghesi americane, evidentemente turbate all'idea di potersi ritrovare sotto l'albero l'imbarazzante bambolotto magari recapitato da una ignara prozia un po' dura d'orecchi, ne hanno chiesto l'immediato ritiro. Per la cronaca, la casa produttrice nicchia: secondo un comunicato ufficiale, infatti, la bambola emetterebbe «suoni infantili senza senso e non parole o frasi». Difficile immaginare il contrario, a meno di non ipotizzare una colossale sbronza dei programmatori della bambola o, in puro stile Pontifex.Roma.it, un soprannaturale intervento satanico a monito di redenzione universale.

Fatto è che la crociata contro i giocattoli scomodi riempie le pagine dei giornali con andamento periodico. Bambolotti che interloquiscono a mo' di scaricatori del porto di Livorno, signorine di plastica che esibiscono provocanti curve tatuate e chi più ne ha più ne metta, scandalizzano l'opinione pubblica per la loro inadeguatezza. Si dice siano inappropriati: una bambola, destinata ai nostri cuccioli indifesi, non può bucarsi e non può bestemmiare. I piccoli vanno protetti dalle abominevoli abitudini di certi adulti delle quali non è lecito nemmeno parlare.

Meglio, semmai, intrattenere i bambini con altri più educativi pupazzi: ad esempio, per restare in clima natalizio, i personaggi del presepe.
Che poi le chiome bionde della Madonna, l'iride cerulea e le membra da autentica Barbie, ammantate di preziosi broccati rosazzurri che farebbero felice qualsiasi bambola che si rispetti purché, beninteso, non tatuata, possano non essere considerate appropriate a come realmente sono andate le cose duemila anni fa in Palestina, non passa per la mente di nessuno.
Forse in quella capanna vicino alla mangiatoia meglio figurerebbero, al posto delle consuete sante statuine borghesi che rimirano con fissità adorante un bambinello pasciuto e biondocrinito, la Barbie Tossica, la Barbie Piccoli Furti e il Cicciobello Magnaccia. Proprio loro, almeno stando alle parole tuttora costantemente travisate di un famoso sovversivo condannato a morte giusto in quell'epoca («Ladri e prostitute vi passano avanti», Mt 21:31), sono le bambole più educative.
   

mercoledì 16 novembre 2011

Wonder Woman e la procreazione assistita

Le nuovissime linee guida del Ministero della Salute in tema di procreazione assistita fanno discutere. In particolare fa discutere la proposta di un netto no alla diagnosi genetica pre-impianto, che di fatto è l'unica via per genitori affetti da malattie genetiche di poter sperare di avere un figlio più o meno sano.
Inutile accodarsi agli autorevoli commenti giunti da più parti: da Severino Antinori alla Sociatà Italiana Studi di Medicina della Riproduzione, da Mina Welby all'Associazione Luca Coscioni per la Libertà della Ricerca Scientifica, tutti sono concordi nel definire queste linee governative un passo indietro, per quanto in tema di procreazione assistita sia assai difficile ammettere di non aver ancora toccato il fondo.

Per fortuna ci consolano le parole dell'ormai ex sottosegretario al Ministero della Salute, l'ineffabile Eugenia Maria Roccella, che dal femminismo abortista è filata dritta al Family Day passando tranquillamente attraverso i consueti insulti alle coppie omosessuali e gli altrettanto rituali apprezzamenti della dottrina della Chiesa cattolica in materia di tutela delle donne e del femminile. La Roccella avrebbe infatti dichiarato, in risposta alle polemiche sollevate sulla diagnosi pre-impianto e con il miglior tono da maestrina dalla penna rossa, che ognuno di noi dovrebbe imparare a «far i conti e accettare la propria realtà e condizione».
Benissimo.
Ci pensi lei, onorevole ex sottosegretario, a dire ad un miope di andare felicemente a sbattere contro tutti i pali dell'Enel che incontra sulla sua via perché, in nome dell'accettazione della «propria realtà e condizione», non ha indossato gli auspicabili occhiali. Lo dica lei ad un ipoacusico, ammesso e non concesso che questi, buon per lui, riesca a sentirla, di non rivolgersi ad Amplifon per meglio fare i conti con «la propria realtà e condizione». Convinca lei un malato di tumore di lasciar perdere gli interventi e le terapie che magari, come oggigiorno fortunatamente accade sempre più spesso, potrebbero debellare il suo male in via definitiva, per amore delle dichiarazioni di una signora sana, felice, fortunata, ex femminista, attuale cattolica, persino senza occhiali e, come si evince dal sito, priva di un solo capello bianco alla rispettabilissima età di 58 anni. Insomma una Wonder Woman.

Il noto personaggio di un fumetto degli anni quaranta è infatti, nelle intenzioni dei suoi autori, in grado di «volare a una velocità supersonica, ha una buona resistenza agli incantesimi ed è capace di espellere i veleni dal suo corpo; inoltre ha dei sensi sovrumani che le permettono ad esempio di sentire le fonti di magia e di afferrare al volo una freccia a mezz'aria, ed è capace di comunicare con gli animali. Athena le ha donato una grande saggezza e intelligenza perciò parla molte lingue terrestri. La sua esperienza come combattente è paragonabile a quella di Batman, se non superiore».
Che cosa ci fa una donna così brava, combattiva, bella e invulnerabile, mamma e professionista, laureata in lettere che conciona di medicina, una tale supereroina, in poche parole, scesa in campo nel miserando scenario della politica nazionale? Onorevole Roccella, dia retta ai suoi fans e proprio adesso che il suo mandato sottosegretariale è memoria colga l'occasione per cambiare ancora una volta direzione: incomparabili imprese la aspettano.
   

martedì 15 novembre 2011

la realtà nascosta dietro la realtà

Alex Guofeng Cao è un fotografo sino-americano, o americano e basta visto che il suolo cinese non gli ha dato che i natali, molto noto negli States per l'idea che ha avuto di costruire grandi ritratti fotografici a partire dall'accostamento di minutissime tessere di mosaico che, a guardarle attentamente, raffigurano un'altra immagine.
Un esempio per tutti: la gigantografia di Marilyn, apparentemente ordinaria, rivela invece ad un occhio attento, e posto alla giusta distanza, di essere formata da un dedalo di tesserine raffiguranti la Gioconda. Come a dire: dietro un mito dei giorni nostri si nasconde l'idea stessa di mito, archetipica, come già incarnata da Monna Lisa nella mente di un artista di cinquecento anni fa.

Così dal sito web di Cao apprendiamo che, secondo lui, dietro Madre Teresa di Calcutta si nasconde Gandhi e viceversa dietro il grande pacifista indiano si nasconde la famosa suora albanese. A questo punto il discorso si fa più sfocato.
Dietro JFK c'è naturalmente la moglie Jackie e anche in questo caso vale il vicecersa. Ma Kennedy occhieggia nascosto anche dietro ad un'altra gigantografia di Marilyn e, come nelle sedute spiritiche di qualche altolocata dama francese, dietro le sembianze della principessa Diana appaiono quelle della principessa Grace, dietro Obama non può non starsene nascosto il barbuto Lincoln e viceversa, dietro Elvis non può mancare John Lennon e dietro Baryshnikov ovviamente volteggia Fred Astaire.

Più interessante la sezione piccante: dove i capezzoli di Kate Moss lasciano trasparire la nuda virilità michelangiolesca del David, dove l'onnipresente pilo, in questo caso appartenente alla inquietante Stephanie Seymour, cela la chioma fluente della Venere del Botticelli e dove gli airbag al silicone della Anderson, con tanto di simbolo del dollaro stampato sulla mutandina in posizione ammiccante, rivelano nientemeno che l'origine del mondo come concepita dal crudo naturalismo di Courbet. Insomma un minestrone. In cui il vero lampo di genio sarebbe costituito più dall'idea in sé che non dalle immagini, le quali peraltro sono prese in prestito da altri grandi fotografi: tanto per buttare lì due nomi, Avedon e Mapplethorpe.

A ben vedere, tuttavia, anche l'idea che sta alla base dei mosaici postmoderni di Cao non gli appartiene del tutto: basti pensare a Maurits Cornelis Escher, l'incisore dei mondi alternativi in cui la realtà nasconde dettagli inaspettati o, ancor prima, all'Arcimboldi pittore milanese autore di ritratti ironici e irriverenti come quello di Rodolfo II d'Asburgo, il cui naso austroungarico è sostituito da una pera, il nobile petto da una zucca, il collo da un mix di cetrioli e zucchine e la regale capigliatura da un trionfo di frutta freschissima e croccanti ortaggi di ogni stagione.
Il gioco che Alex Cao ripropone agli appassionati d'arte e di realtà nascoste è antico. E a forza di gigantografie di personaggi più o meno defunti da tempo viene voglia di applicarlo ad una più succosa attualità. Chissà chi potrebbe nascondersi dietro Mario Monti, l'uomo del giorno: Cao forse non esiterebbe a scegliere Silvio Berlusconi. Peccato, però, che non sia stato fotografato da Avedon.
 

giovedì 10 novembre 2011

La secessione e il papa sulla Luna

Il leader dei leghisti ticinesi, il «Gran Bauscia Duca di Monteforno e presidente a vita della giuria del concorso Miss Carampana» secondo Nonciclopedia, o più familiarmente, per chi non mastica gli idiomi nordici e deve rifugiarsi tra le innocue pagine di Wikipedia, l'«imprenditore e politico svizzero» Giuliano Bignasca, ha avanzato nei giorni scorsi una proposta allettante: annettere le provincie italiane del nord alla Svizzera, creando così un megacantone italofono che si prenda carico della maggior parte dei leghisti nostrani.
L'idea non dispiace.

Non dispiace alla Lega; tramontata l'idea di una virtuale deriva dei continenti in cui la Padania si trovi al centro dell'universo e, com'è ovvio, contro il resto del mondo, opzione reputata evidentemente troppo illogica persino dal Trota, ai secessionisti de noantri non resta che una sola via di fuga: l'annessione alla Svizzera, da essi stessi acclamata come patria putativa; lassù nei verdi pascoli ticinesi dove legge, ordine e formaggi d'alpe regnano sovrani e dove la mozzarella di bufala campana, va da sé, non è ammessa neppure se a marchio DOP, Bossi e i suoi possono sperare di trovare il paradiso.

L'idea di ospitare migliaia di profughi leghisti non dispiace ai ticinesi, se è vero che la proposta di Bignasca non ha suscitato quel fiume di polemiche che ci si aspetterebbe. Evidentemente ebbri di fonduta al merlot del Ticino annaffiata da un Bondola di Gudo dell'annata giusta, gli svizzeri italofoni accoglierebbero di buon grado i fuoriusciti nostrani: libiamo nei lieti calici affinché i discendenti del prode Guglielmo Tell, carichi di entusiasmo e di alcol, non abbiano a cambiare idea.

La proposta di Bignasca non dispiace neanche a quegli italiani, non pochi, che vedrebbero di buon occhio un cantone svizzero che raccolga i fanatici secessionisti padani e li tenga lontani il più possibile dalla «palude romana», come la definisce il leghista Matteo Bianchi, primo cittadino di un villaggio del varesotto dove invece gli acquitrini a quanto pare sono puliti e in ordine. Benissimo dunque: si caldeggi l'annessione. Sarebbe una liberazione persino per le zanzare.

Ma non è tutto. Accanto al supercantone svizzero, che in un solo azzeccatissimo colpo spazzerebbe via la maggior parte dei leghisti dal Belpaese, potrebbero risorgere il Granducato di Toscana con il sindaco Renzi nei panni di un novello Lorenzo il Magnifico, libero di girovagare fra i suoi rottami, un impero Austroungarico con l'Alto Adige come elemento di punta e, perché no, uno Stato Vaticano che faccia finalmente la sua parte: chieda senza esitare l'auspicabile ed auspicata annessione alla Luna. Perché questo è il bello della secessione.
 

sabato 5 novembre 2011

Mater semper certa est

Una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha sancito, ribaltando completamente posizioni già assunte in precedenza, che vietare la fecondazione assistita eterologa non costituirebbe violazione dei diritti umani fondamentali.

La notizia, com'è ovvio, è stata variamente commentata; l'intervento più stupefacente nel vero senso del termine, quasi partorito nel delirio dell'autentico masticatore di oppio, rimane quello del professor Lucio Romano, presidente della benemerita associazione pro-life Scienza&Vita, baluardo dei credenti in una tecnologia che promuova, appunto, la vita, come se esistessero pratiche scientifiche, dottor Mengele a parte, che invece la negano.
Il professor Romano ha infatti inciso sul granito della storia delle dichiarazioni le seguenti testuali parole: «Il divieto di fecondazione eterologa pone le sue basi sulla necessità di tenere conto della dissociazione di maternità e paternità, propria della tecnica. La Corte evidenzia in maniera inequivocabile la prevalenza di un principio fondamentale del diritto: la certezza dell’identità genitoriale» (da Avvenire.it).

A parte l'offesa nei confronti delle coppie che si vedono costrette ad affrontare un iter di riproduzione assistita difficile e ingrato qual è quello della fecondazione eterologa, c'è da notare (e da far notare al professore) che quando un uomo e una donna "decidono" di diventare genitori biologici per una via tanto impervia evidentemente è perché metodiche più tradizionali, incluso l'onnipresente cero alla Madonna, non hanno sortito il risultato sperato.
La "scelta" di ricorrere alla donazione di seme, di ovuli o di entrambi, è in ultima analisi non molto dissimile dal buon vecchio mangiare questa minestra o saltare dalla finestra. Bere o annegare. Fare, insomma, come il burattino Pinocchio che di fronte alla prospettiva, non troppo rosea, di finire disteso nella simpatica cassa lignea trasportata a spalla dai famosi quattro conigli neri come l'inchiostro, ingurgita senza fiatare l'amarissima medicina offertagli dalla Fata Turchina.

E' lecito supporre, ricordandolo nel contempo anche al professor Romano, che le coppie infertili, dipendesse da loro, rinuncerebbero volentieri al privilegio di mettere al mondo figli che ereditano una incerta «identità genitoriale», preferendo senza dubbio ricorrere ai metodi più tradizionali di cui sopra. Ma la vita, come sa bene anche il burattino di Collodi, non è sempre come la si vorrebbe.

Una volta si diceva «Mater semper certa est, pater nunquam» che, purtroppo per Lucio Romano, non è una litania della Beata Vergine bensì un antico adagio che pone l'accento sulla generale incertezza delle nostre origini biologiche senza peraltro farne un dramma, ma con la leggerezza tipica della migliore vox populi. Il senso di questo proverbio non è perentorio: «Mater semper certa est» nulla dice riguardo come debba non debba essere questa famosa madre, sempre ossessionata dalle altrui indicazioni di servizio. Semplicemente ricorda, con allusività un po' sorniona, che anche nel caso di evidente maternità biologica l'ultima parola sul responsabile maschile non è sempre detta.

Al giorno d'oggi, in tempi di test del DNA, la suddetta saggezza popolare viene accantonata con troppa disinvoltura. Per fortuna ci soccorre ancora una volta la storia di Pinocchio, grandiosa metafora di come l'eventuale oscurità delle proprie origini biologiche, o parimenti la mancanza di «certezza dell'identità genitoriale» del professor Romano, non solo non sia una menomazione, ma anzi una vera e propria risorsa: la via per scoprire l'amore. Quello vero. Quello gratuito di una coppia speciale che fino a prova contraria non ha messo al mondo l'adorato burattino, magari di rientro da una capatina a Lourdes, nel corso di un tradizionale, fertilissimo e cattolicissimo amplesso: la coppia costituita dal buon Geppetto e dalla Fata Turchina. Gli unici genitori certi, insomma. Quelli resi tali dall'amore.
 

Ma come mai non l’abbiamo pensato prima?!

La crisi economica è arrivata a un punto tale da spingere molte persone a compiere azioni impensabili, che in me suscitano perplessità e stupore: 
un signore ha pensato bene di  acquistare  un’intera pagina del Corriere della Sera al fine di sollecitare tutti i cittadini  italiani all’acquisto dei  titoli di Stato, per far sì che la nazione non debba essere ancor più stretta dalla morsa della crisi. Chi ha avuto questa singolare idea non è un imprenditore facoltoso e potente come  Della Valle ma bensì  un libero professionista, un tal  Giuliano Melani, responsabile leasing di una  banca.
Quello che vorrebbe Melani è che gli italiani comprassero i titoli italiani anche con un basso rendimento in modo che le richieste di acquisto su Btp, Cct, Ctz determinino una scia  di acquisti tali che elimini  lo spread con in Bund tedeschi.

Per la cronaca, il libero professionista pistoiese si è obbligato a comprare, lunedì prossimo,  20.000 euro in Btp, che si aggiungono ai 20.570 sborsati al Corriere della Sera per riservare tutta  una pagina per il suo annuncio. 

Nella mia modesta conoscenza della situazione, avrei alcune cose da contestare al patriottico Melani:

1°- Il nostro debito pubblico è “già” posseduto da italiani, per oltre il 50%, non ricordo più esattamente quanto, ma comunque una percentuale enorme rispetto agli altri paesi. E’ per questo che il simpatico duo Germania/Francia tutto sommato non si dà troppo da fare per aiutarci, mentre sono pronti a obbligare tutta l’Europa a svenarsi per salvare a forza la Grecia: perché il debito greco è nelle mani dei loro istituti di credito, mentre nei nostri confronti non sono poi così esposti.
2°- Non vedo proprio perché dovremmo continuare a finanziare imperturbabili governi in grado solo di sprecare denaro.
3°- Non stia troppo in pensiero il libero professionista toscano: ci “obbligheranno”, in ogni caso, a finanziare il debito pubblico nei prossimi anni: a botte di patrimoniali da piegarci le gambe.
4°- Quanti sono gli Italiani che, per assurdo, si potrebbero permettere questa botta di vita?


mercoledì 2 novembre 2011

Zucca e marzapane in salsa Pontifex

Con la consueta accuratezza linguistica e in piena temperie funereo-millenaristica, più consona che mai alla giornata del 2 novembre, il sito Pontifex.Roma.it titola a caratteri cubitali che «evocare i morti» sarebbe, per l'appunto, un «abominio e peccato mortale».
In particolare, secondo la pagina web meno secolarizzata dell'oltretomba, «la peggiore e più grave espressione di divinazione» sarebbe nientemeno che «la necromanzia o spiritismo, ossia il ricorso agli spiriti dei morti per entrare in contatto con loro».

Curiosa affermazione, questa.
Che va di pari passo, per inciso, con l'editoriale che il direttore di Pontifex, l'ineffabile Bruno Volpe, ha dolorosamente partorito, con tutta probabilità dopo una cena un po' troppo pesante, nella ghiotta occasione della festa di Halloween.
Mostruoso impronunciabile lemma spaventosamente americanofono, il termine Halloween, che tradotto dall'inglese arcaico significa semplicemente «vigilia di Ognissanti», ossia ciò che effettivamente è, dev'essere pregno, per Volpe, del medesimo fascino oscuro e proibito di un sabba infernale di streghe. Almeno a giudicare dai toni apocalittici del suo articolo, nel quale accusa di incoerenza una donna di sua conoscenza, madre di un bambino vestito in maschera per la vigilia di Ognissanti con tanto di zucca, appropriato copricapo «e pagliacciate varie».
«Se questa carnevalata la avesse imposta un'atea, [...] poteva anche andare. Ma una donna che domenicalmente rende culto a Dio e poi "vende" il figlio alle tenebre, va molto male e la dice lunga, in negativo, sull'evangelizzazione scadente dei nostri preti modernisti».

Ognissanti val dunque, secondo la prosa colorita ed allusiva di Volpe, vendere l'anima alle tenebre. Tanto come entrare in contatto con i morti sarebbe un peccato, guarda caso, mortale.
Nel faticoso processo digestivo di cui sopra, il direttore Volpe e i suoi devono aver dimenticato la quantità di tradizioni locali, legate in maniera molto sanguigna alla pratica religiosa cattolica, che ammettono il contatto con il mondo dei più o se non altro l'evocazione dei cari estinti, i quali vengono per l'appunto omaggiati di una visita proprio nel periodo di Ognissanti, festa religiosa cui segue a stretto giro di boa l'altra festa, quella della Commemorazione dei Defunti. Tanta contiguità sarà casuale?

In pieno torpore postprandiale Bruno Volpe evidentemente dimentica come nel vicentino, ad esempio, fosse usanza che la mattina del 2 novembre le donne si alzassero prima del solito e uscissero di casa dopo aver rifatto i letti meglio del solito, per offrire riposo per l'intera giornata alle povere anime del Purgatorio. Questo per quanto riguarda il giorno dei morti. Ma c'è di più.
Proprio durante la notte di Ognissanti una credenza siciliana vuole che i cari estinti facciano ritorno nel mondo dei vivi per lasciare, ai bambini della famiglia, regali golosi come la celeberrima frutta di Martorana, ossia quei simpatici dolcetti di marzapane di cui certamente Volpe non ignora l'esistenza.
Alla faccia di chi considera Halloween (pardon, Ognissanti) una festa importata. Ma in effetti lo è: importata di sana pianta da quel mondo dei morti che da sempre affascina chi resta.

Il rapporto tra la vita e la morte e dunque, con preziosità linguistica degna di Pontifex, tra i vivi e i morti, sta ad ogni pratica spirituale come la pasta di mandorle sta ai dolcetti di Martorana o come la zucca sta alla festa di Halloween (pardon, di Ognissanti): ossia ne è un ingrediente fondamentale. Popolareccio, sapido, gustoso, troppo deciso talora, ma pur sempre fondamentale. Ed è un vero peccato che  Bruno Volpe sia evidentemente tanto delicato di stomaco: a mangiare sempre la solita minestra non sa cosa si perde.
 

lunedì 31 ottobre 2011

Superman contro i Morti Viventi

A chi si trovasse ancora nel dubbio su come mascherarsi per il finesettimana di Ognissanti, una valida idea viene sicuramente dalla grandiosa kermesse del centrosinistra voluta dal bel Matteo Renzi alla ex stazione fiorentina della Leopolda, appena conclusasi giusto ieri tra squilli di trombe, tempeste di cervelli e un fiume di critiche dal resto della Rive Gauche nostrana, e dal significativo ed esplosivo nome di Big Bang.

Basta con mostri, streghe, sanguinolenti vampiri, terrificanti zombi e tutto l'arsenale tipico del miglior Grand Guignol d'annata: è roba superata, ammuffita e buona solo a riempire polverosi bauli ottocenteschi da riporre poi rigorosamente entro cadenti armadi di mogano invasi dalle ragnatele.
La tendenza più alla moda, piaccia o no, è quella di travestirsi da rottamatori.

Per consolare se stesso dalla preoccupazione che «di fronte al fallimento del governo il centrosinistra replichi senza coraggio e solo con slogan e conservazione» il sindaco più figaccione del Belpaese sarebbe infatti intenzionato a fare piazza pulita delle idee stantie dei politici italiani: il tutto ingaggiando una pletora di giovani carrozzieri ansiosi di imporsi nella politica nazionale rottamando in toto coloro i quali li hanno preceduti e che per inciso, anche in questo caso piaccia o no, ne hanno preparato il terreno.

Non importa se, considerata l'antipatica tendenza di Renzi ad appropriarsi egli stesso degli slogan che contesta a chi è al governo, il senso della saga dei Meccanici Vendicatori contro il ritorno dei Morti Viventi assume un po' l'interminabile carattere di polemica annosa.
E poi chi sarebbero i giovani? Forse l'eterno piacione Matteo Renzi, classe 1975, formatosi sul prontuario nel quale l'economista Zingales insegna a «salvare il capitalismo dai capitalisti» e cresciuto prendendo un po' troppo sul serio i cartoni animati giapponesi, gli 883 e la battiatesca «mandiamoli in pensione / i direttori artistici / gli addetti alla cultura / a»?

Non basta organizzare convention, aizzare la folla, impostare pagine web (www.leopolda2011.it) straordinariamente somiglianti al sito dell'Ikea, con tanto di info, car-sharing e persino l'immancabile free babysitting che fa tanto tutela della famiglia, per diventare automaticamente il nuovo che avanza. Renzi travestito da rottamatore non convince; da sotto il mascheramento spuntano ancora, inevitabilmente, i famosi canini appuntiti di ogni morto vivente che si rispetti.
   

mercoledì 26 ottobre 2011

Chi di verde si veste...

Le tendenze fashion per il prossimo autunno-inverno, a quanto pare, impongono come colore moda il verde. Deve saperlo bene l'europarlamentare Francesco Speroni che a Strasburgo ha sfoggiato una mise assolutamente imprescindibile, sicuramente da copiare.

Adeguandosi alle condizioni climatiche della nota città alsaziana, la cui piovosità favorisce l'inverdimento di alberi, arbusti e prati, Speroni ha ben pensato di non farsi mancare in valigia l'indumento must di questa stagione: la tuta o meglio, come si dice adesso, il trainer ufficiale della Nazionale Padana. Per sentirsi a casa tra i verdi pascoli franco-renani, infatti, cosa c'è di meglio di un comodo abbigliamento sportivo di gusto appropriatamente celtico nonché di colore rigorosamente verde?

Finché si tratta di sfoggiare l'indumento per le suggestive viuzze medievali della Grande Ile, passi.
Ma quando la verde tutona da jogging viene indossata ad una seduta del Parlamento Europeo nel corso della quale, in perfetto accordo con lo spirito comunitario che dovrebbe animare tutti gli europarlamentari nessuno escluso, Speroni avrebbe affermato i diritti del popolo padano versus quelli del resto del mondo, ecco che il vaso ricolmo, per restare in tema di piovosità, trabocca sull'ultima goccia.

In realtà le gocce sarebbero tante: tante quante sono le sfumature dell'autentico Verde Padania.
Il Verde Elettrico di Speroni quando ai microfoni di Radio24 chiamò il popolo padano alle armi affermando: «Molto spesso quando i nostri pescherecci, disarmati, si avvicinano alle coste della Tunisia vengono mitragliati. Usiamo lo stesso metodo»; da notare qui una decisa virata del Verde Elettrico  verso il Verde Islam, corruzione cromatica dell'autentico colore padano contro la quale ogni mezzo è lecito.
Il Verde Militare allorché il medesimo protestò che Hitler «ha sbagliato tutto: se fosse vissuto nei giorni nostri avrebbe mandato dei tedeschi coi barconi a invadere il mondo e nessuno avrebbe potuto fermarli perché 'beh, ci sono le ragioni umanitarie'».
Il Verde Trifoglio (o, come da enciclopedia, Verde Irlandese) quando la nostalgia di Speroni per i verdi pascoli del nord lo spinse a dichiarare che «gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo». La Padania, invece, è tutto un altro mondo.

Un vecchio adagio recita che chi di verde si veste, di sua beltà si fida. Qualcuno lo rammenti a Speroni: chissà che dopo un ventennio abbondante di Europarlamento non abbia voglia di cambiare mestiere. Perché quello di mannequin, decisamente, gli calza a pennello.
 

venerdì 21 ottobre 2011

Una massa compatta di persone vestite di nero

All'indomani dei fattacci romani che hanno visto protagoniste le teste calde infiltratesi nella pacifica manifestazione degli indignati di sabato scorso, l'epiteto di black bloc è salito alla ribalta guadagnandosi un meritato quarto d'ora di celebrità.

Riempirsene la bocca è ormai di gran moda, tant'è che persino monsignor Gianfranco Ravasi viene simpaticamente additato come black bloc.
La massima carica del Pontificio Consiglio della Cultura è infatti accusato dalla massima carica dell'ineffabile sito meno secolarizzato della cristianità, il mitico Bruno Volpe di Pontifex.Roma.it, di prestare il fianco alle medesime tendenze anarcoidi e anticapitalistiche dei famigerati black bloc.
Il cardinale, inaugurando l'anno accademico della Facoltà di Teologia di Bari, avrebbe tuonato contro un fantomatico complotto capitalista ai danni dell'umanità intera che già dai toni insospettisce: un fanatismo fantapolitico che ricorda sinistramente le ossessive accuse dei redattori di Pontifex contro chiunque osi mettere in discussione la visione mercificata dell'esistenza, che per loro proviene da quella stessa volontà divina di cui evidentemente si ritengono interpreti.
Ma c'è di più.

Le famose tendenze anarchiche di monsignor Ravasi sarebbero collegabili al violento nubifragio che ha recentemente messo in ginocchio la capitale e che, nella testa di Volpe, altro non è che un castigo divino nei confronti della Chiesa, colpevole di covare al suo interno elementi sovversivi quali il comunista Ravasi.
Il desiderio di Volpe che certi vertici ecclesiastici, antipaticamente schierati un po' troppo a sinistra per i suoi gusti, vengano finalmente spazzati via da un moderno diluvio universale è ormai un fatto noto. Ciò che sorprende è invece l'attualità del suo lessico: i black bloc.

Bruno Volpe che impiega le parole black bloc fa un po' lo stesso effetto del bambino che, scoprendo un nuovo termine per lui oscuro, lo gira e rigira in bocca come una caramella.
Chissà se Volpe ha in mente il significato del bonbon che voluttuosamente succhia: come da Wikipedia, l'etimologia del termine black bloc deriva dall'unione delle parole inglesi bloc (che indica una massa compatta di persone, a differenza di block che indica un blocco solido di materia inanimata o l'atto del bloccare) e black (che indica il colore nero, in questo caso "vestite di nero").
Questo è, curiosamente e in pratica, il ritratto della cristianità cattolica e in specie delle cariche sacerdotali: quelle, per intendersi, vestite di scuro. E d'altra parte qual è la cosa più simile ad una massa compatta di persone in nero contro cui il degno re del cattolicesimo non secolarizzato possa scagliarsi in santa pace?