luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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martedì 27 dicembre 2011

Regali di Natale

Il benemerito Cermes, che sta per Centro di Ricerca su Marketing e Servizi, nuovissima istituzione nata nel 2010 in seno alla prestigiosa Università Bocconi, ci informa che la spesa media per i regali di Natale si è ridotta dell’8,1% rispetto allo scorso anno.

In particolare quest’anno sarebbe di moda il dono cosiddetto funzionale, vero dominatore della scena natalizia rispetto al più vituperato regalo divertente, meno adeguato al periodo di crisi anche morale in cui versa l’Italia. Se in tempi meno austeri ci si concedeva volentieri il portacandela rosa a forma di membro virile, le carte da gioco fluorescenti, la cornice per fotografie gonfiabile e altre analoghe amenità del tutto inutili, adesso prediligiamo, almeno secondo il Cermes, piccoli o grandi elettrodomestici, eleganti accoppiate di sciarpa più guanto, calde copertine da divano adeguate al desiderio di famiglia che a Natale sembra improvvisamente ridestarsi da un letargo secolare, accappatoi e altri complementi da toilette di ogni colore e materiale e quant’altro sia reputato utile, senza domandarsi se la quinta trapunta in pile, il sesto servizio di posate, il cinquantesimo manicotto in ecopelle e il centomilionesimo cappellino di lana shetland, destinati ad imbottire armadi e bauli di mezza Italia nonché ad incoraggiare i giochi di ruolo e travestimento di legioni di ragazzini annoiati dalle protratte abbuffate festaiole, possano davvero essere considerati tali.

Per non parlare degli intramontabili doni gastronomici quali i miliardi di cioccolatini, panettoni, torroni, pandori, creme, salse, sottaceti, sottoli, formati di pasta bi, tri, quadri e pentacolore, spumanti fatalmente sempre brut per chi ama il dolce e sempre dolci per chi preferisce il secco, che ogni Natale costringono i morigerati italiani in piena crisi economica ad aggiungere buchi alla cintura. Cosa poi spinga i ricercatori del Cermes, evidentemente altrettanto obnubilati dalla mole di acquisti natalizi quanto lo è il campione da loro analizzato, a ritenere funzionale e non voluttuario un regalo come la coperta con le maniche o la borsa dell’acqua calda elettrica, oggigiorno di gran moda e senza le quali è divenuto davvero impossibile condurre un’esistenza degna di tale nome, questo è l’autentico mistero del Natale occidentale.

L’aria di austerità che spira in tempi di crisi economica, tuttavia, alla lunga stanca. E come in un romanzo a lieto fine, a consolazione di quanti rimpiangono le feste di una volta, la ricerca del Cermes afferma con decisione che i regali di Natale di lusso sono in netta tenuta: costituirebbero anzi una vera isola felice nell’irrequieto mare della disastrata economia nazionale.
Il collare tempestato di Swarovski, la custodia per ipad in vera pelle di alligatore, il contenitore per rossetto in oro dark 18 carati, quest’anno di gran moda, e infine, per i più sfortunati che lavorano anche durante le feste, il mouse in oro bianco e diamanti ideato dagli svizzeri che, godendosi i risparmi di mezza Europa depositati entro le loro accoglienti e discrete banche, se la ridono sotto i baffi, sarebbero in ultima analisi i regali più regalati dal popolo italico.

Ma per fortuna c’è papa Ratzinger: dalla sua pedana mobile che gli garantisce incolumità e ormai dimentico dell’incidente occorsogli durante la messa di Natale di qualche anno fa, quando una donna svizzera affetta da grave disagio psichico, la quale evidentemente trovava meno da ridere rispetto ai propri connazionali gioiellieri, lo ha spinto a terra, il sommo pontefice non ha rinunciato ad esporsi esortando nel contempo gli italiani all’umiltà e alla fraterna solidarietà, valori giusto in tema con il periodo buonista che ogni anno di questi tempi ossessiona pazienti psichiatrici e non.

Il papa ha ricordato al suo obnubilato popolo che «la gioia è il vero dono del Natale, non i costosi doni che costano tempo e soldi». E lui stesso dà il buon esempio: per mettere a tacere le eretiche e infide malelingue, infatti, il papa dal sorriso sulle labbra ha reso noto ormai da tempo che le sue purpuree babbucce, approvate dall’universo del fashion, non sono firmate Prada bensì Adriano Stefanelli, umile artigiano novarese che, nella sua insignificante carriera, ha vestito le estremità di sconosciuti personaggi quali l’impostore che si faceva chiamare Alessio II, il politico di quartiere Lech Walesa, uno sconosciuto che risponde al nome di Luca di Montezemolo e infine, ciliegina sulla torta, l’oscuro e sinistro afroamericano Barack Obama nonché un suo predecessore ossessionato dai carrarmatini giocattolo, tal George W. Bush.

Povero papa Ratzinger, ahi quanto gli costò l’aver amato il suo gregge spendaccione: l’umiltà lo costringe a cadere così in basso da non osare, per il bene dell’Italia in preda ad una epocale crisi finanziaria e morale, nemmeno l’acquisto di una calzatura comme il faut. L’artigiano Stefanelli infatti, conscio dell’abisso che lo separa da Prada, a differenza di quest’ultimo non osa pubblicare sul sito web nemmeno un prezzo. Ma si sa: l’umiltà non è questione di numeri.
 

venerdì 23 dicembre 2011

Onoranze natalizie

«Rispetta la vita» non è il nuovo slogan di una associazione di antiabortisti militanti e neppure il motto del pubblico servizio di parto segreto; non è una esortazione hippy all’amore universale e nemmeno l’articolo primo di qualche circolo vegano; è semplicemente la nuova campagna pubblicitaria di una catena di servizi funebri dell’Italia centrale, pomposamente ed onorevolmente denominata Taffo Funeral Services. I manifestoni della suddetta società che opera in un settore mai in crisi, evidentemente ispirati alla celebre produzione splatter del miglior Tarantino non meno che alla tutela del codice stradale, quest’anno propongono la loro macabra ironia d’autore.
«Mantieni sempre la distanza di sicurezza. E noi faremo altrettanto» suggerisce uno dei manifesti che in questi giorni tappezzano la capitale; «Non correre oltre i limiti. Noi non abbiamo fretta di vederti» proseguono le spiritose pompe funebri all’indirizzo degli incauti automobilisti: del resto è proprio per loro, i quali costituiscono buona parte dell’utenza cui la Taffo e le analoghe aziende si rivolgono, che sono pensati i megamanifesti stradali apparsi giusto in tempo per rovinare la dolce, spendacciona e un po’ beota atmosfera natalizia che aleggia sullo Stivale.
Il meglio tuttavia deve ancora venire, e arriva sotto forma di un memento mori che in questi giorni di cospicue libagioni festaiole suona quantomai sinistro: «Se hai bevuto fai guidare qualcun altro», tuonano i necrofori con accenti apocalittici, «o saremo noi a darti un passaggio». Ai ritardatari della notte di Natale, sperando che non sia l’ultima, o a chi è già proiettato verso i bagordi del Capodanno, le previdenti pompe funebri non mancano di suggerire: «Se sei stanco fermati subito. Meglio riposare in auto che da noi»; lapidaria esortazione che denota comunque una grande umiltà da parte del gruppo Taffo il quale, nonostante la raffinata comodità dei propri cofani funebri delle migliori marche sul mercato e, a richiesta, persino in forma di vera carrozza settecentesca trainata da cavalli «addestrati ad arte per il corteo funebre», è conscio di non poter competere con i favolosi interni delle auto degli italiani. Infine, poiché non c’è Natale senza Famiglia, due orsacchiotti immusoniti suggeriscono di far allacciare le cinture anche ai passeggeri altrimenti, aggiungono minacciosi, saranno costretti a «fare gli straordinari».
E’ rassicurante sapere che sull’incolumità del popolo italiano vegliano congiuntamente la Società Autostrade e, addirittura contro il proprio interesse, l’impresa di onoranze funebri più in del Paese. Gli italiani possono dormire sonni tranquilli (quantunque, beninteso, non mentre guidano) e pensare agli ultimi acquisti di Natale; per il resto c’è la Taffo che, dalle austere ma rassicuranti pagine del suo sito web, propone persino «funerali completi da 99 euro al mese, salvo approvazione Neos Finance spa, TAN 9,88 TAEG 12,62». Un’idea regalo per il Natale?
 

mercoledì 21 dicembre 2011

Chi di Natale ferisce, di Natale perisce

Un Natale senza albero non è un Natale. Un Natale senza presepe non è un Natale. Un Natale senza panettone non è un Natale. Un Natale senza regali non è un Natale. Ma, per fortuna, a garantire agli italiani il corretto svolgimento della festa più spendereccia dell’anno ci pensano le centinaia di supermarket che, nel periodo prenatalizio e in ossequio alle tradizioni, si riempiono di merci fino a scoppiare.
Salmone affumicato di dozzine di marche diverse; scaffali interi di balocchi alla moda; alberi di ogni colore e materiale corredati di palline variopinte; statuine di plastica che raffigurano donzelle vestite di pelli o, a seconda della classe sociale e della gerarchia all’interno del presepe, di manti azzurri su abiti rosa, con stuoli di pecore o buoi o asinelli al seguito; e, infine, piramidi di panettoni che dopo le feste verranno svenduti ai pochi sovversivi i quali, avendo bandito il suddetto dolce dalla mensa natalizia, non ne sentiranno la nausea al solo pensiero. Cosa sarebbe il Natale senza tutto ciò?
Ne sanno qualcosa i norvegesi che, in questo critico periodo, hanno visto letteralmente scomparire dai banchi frigo dei supermercati un ingrediente fondamentale per l’auspicabile riuscita del Natale nordico: il burro. Niente possono gli insaziabili appetiti di tradizione del popolo norvegese; il burro latita e qualcuno già medita di rinunciare alla propria identità di vichingo divoratore di grassi animali per votarsi alla sconsiderata moda vegana.
Di fronte a scenari quasi bellici che vedono legioni di norvegesi varcare il confine con la Svezia per procacciarsi mezzo chilo del sospirato condimento o, addirittura, organizzare importazioni clandestine da immettere su un mercato nero agevolato dal periodo spendereccio e dal sentimento che il Natale, per un vero scandinavo, non è Natale senza i biscotti al burro, il governo ha capitolato e ha ridotto le tariffe doganali, fra le più alte al mondo, per favorire la vergognosa importazione degli imprescindibili panetti.
Lieto fine assolutamente natalizio, dunque, per una storiaccia che ha messo in ginocchio un intero popolo.
Eppure l’amaro in bocca resta; nemmeno il bue del presepe il quale, a ben vedere, nelle statuine tradizionali somiglia sempre più ad una placida vacca, potrebbe sopperire alla minaccia di una eventuale carenza di burro: vuoi per il sesso incerto, vuoi per la plastica natura, lo statuario bovino evidentemente non dà latte, neanche a Natale. Tanto meglio. Il miracolo mancato sarebbe finalmente l’occasione per riflettere sulle usanze che imprigionano: chi di tradizione ferisce,  infatti, di tradizione perisce. Anche a Natale.
 

lunedì 21 novembre 2011

Barbie Vaticana

Neanche un mese fa le associazioni di genitori americani si scagliavano compatte contro il giocattolo cult dell'autunno, la nuovissima Barbie Tatuata, con la motivazione che la bambola in questione mostrerebbe «un modello sbagliato da imitare, troppo provocante e ribelle»; il tutto senza che l'idea che possano esistere madri e padri tatuati per davvero, in una realtà che forse non ha ancora contagiato le famiglie americane wasp ma che, sulle spiagge nostrane, ha ormai assunto l'innocuo carattere di vera e propria moda, sfiorasse minimamente, neppure in modo trasversale, la materia grigia degli inferociti genitori statunitensi.

Per non scontentare nessun produttore di giocattoli proprio quest'oggi, dopo la Barbie, tocca al nuovissimo bambolotto della Toys R Us, appena rilasciato e già nell'occhio del ciclone perché, ascoltare per credere, tra un singhiozzo e una risatina il pupo scandirebbe le sorprendenti parole dirty bitch, ritenute inadeguate, va da sé, al target infantile cui il prodotto si rivolge. La polemica, complice il frenetico periodo degli acquisti prenatalizi, è montata come un uragano: le mamme borghesi americane, evidentemente turbate all'idea di potersi ritrovare sotto l'albero l'imbarazzante bambolotto magari recapitato da una ignara prozia un po' dura d'orecchi, ne hanno chiesto l'immediato ritiro. Per la cronaca, la casa produttrice nicchia: secondo un comunicato ufficiale, infatti, la bambola emetterebbe «suoni infantili senza senso e non parole o frasi». Difficile immaginare il contrario, a meno di non ipotizzare una colossale sbronza dei programmatori della bambola o, in puro stile Pontifex.Roma.it, un soprannaturale intervento satanico a monito di redenzione universale.

Fatto è che la crociata contro i giocattoli scomodi riempie le pagine dei giornali con andamento periodico. Bambolotti che interloquiscono a mo' di scaricatori del porto di Livorno, signorine di plastica che esibiscono provocanti curve tatuate e chi più ne ha più ne metta, scandalizzano l'opinione pubblica per la loro inadeguatezza. Si dice siano inappropriati: una bambola, destinata ai nostri cuccioli indifesi, non può bucarsi e non può bestemmiare. I piccoli vanno protetti dalle abominevoli abitudini di certi adulti delle quali non è lecito nemmeno parlare.

Meglio, semmai, intrattenere i bambini con altri più educativi pupazzi: ad esempio, per restare in clima natalizio, i personaggi del presepe.
Che poi le chiome bionde della Madonna, l'iride cerulea e le membra da autentica Barbie, ammantate di preziosi broccati rosazzurri che farebbero felice qualsiasi bambola che si rispetti purché, beninteso, non tatuata, possano non essere considerate appropriate a come realmente sono andate le cose duemila anni fa in Palestina, non passa per la mente di nessuno.
Forse in quella capanna vicino alla mangiatoia meglio figurerebbero, al posto delle consuete sante statuine borghesi che rimirano con fissità adorante un bambinello pasciuto e biondocrinito, la Barbie Tossica, la Barbie Piccoli Furti e il Cicciobello Magnaccia. Proprio loro, almeno stando alle parole tuttora costantemente travisate di un famoso sovversivo condannato a morte giusto in quell'epoca («Ladri e prostitute vi passano avanti», Mt 21:31), sono le bambole più educative.