luna bianca luna nera è la luna del calendario, quella di tutti i giorni, perché in questo blog si parla di ciò che succede e di come lo sentiamo.
l'una bianca, l'una nera: qualcosa ci piace, qualcos'altro invece no. perché anche la luna ha un suo fondo di inquietudine.
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lunedì 23 maggio 2011

Ma te....hai presente Fukushima??


Da un mese non si parla più di Fukushima, avete notato? Niente più dibattiti, tavole rotonde, niente più notizie, niente più esperti a darci la loro versione sulla portata di questa sciagura, niente più previsioni. 
Che è successo? 
Se non si reperisse qualcosa su internet che ci fa sapere che i reattori sono sempre lì, fuori controllo come e più di prima, potremmo quasi pensare che è tutto a posto, che l’allarme è rientrato e che potremo stare sicuri che la nostra vita continuerà come sempre, senza intoppi e senza pericoli. 
Sarebbe bello vero?
Peccato che così non è!
È evidente che stanno cercando di farci dimenticare tutto per aggirare i referendum, i media sono al servizio del caimano e il caimano dice NO, non c’è bisogno di far sapere alla gente che i reattori giapponesi continuano a rimanere fuori controllo e a dispensare nell’aria e nell’acqua la loro dose giornaliera di radioattività e gli esperti continuano a fare tentativi fiduciosi più della loro buona sorte che dell’efficacia dei loro interventi.
Non c’è bisogno di far sapere cosa ne è stato dei tecnici che sono ritornati nella centrale consapevoli che si stavano suicidando e nemmeno come mai le navi americane fuggono al largo ad almeno 100 miglia se la zona di evacuazione rimane sempre contenuta in una trentina di km.
Non c’è bisogno di far sapere cosa ne è delle esportazioni nipponiche (vietate, non vietate, solo per determinate zone, solo per certi prodotti, ma forse anche no), della popolazione evacuata, della nube radioattiva che si aggira indisturbata per il mondo.
Non ce n’è bisogno.
Perché tutto sta tornando come prima, a che serve ricordare? Abbiamo dimenticato anche Chernobyl, se non ci fosse stata Fukushima, chi ci pensava più?
Ora andrà così: un lungo silenzio, un paio di anni di controlli pilotati sulle centrali esistenti e politiche mirate a raggiungere standard di sicurezza che più sicuri non si può.
Perché abbiamo imparato da Fukushima. 
Ora le centrali saranno più sicure e più belle di  prima, non ci saranno più pericoli………..
l’importante è tenere la testa ben sepolta sotto la sabbia……il resto viene da sé.

domenica 20 marzo 2011

Energia nucleare: quello che c'è da sapere

Ho deciso di scrivere il seguente post per dare chiarezza a tutti, anche in visione del referendum del 12 e 13 giugno.
Di seguito le frasi che ho letto a favore del nucleare. Ci sono delle vere e proprie bestemmie, tra cui quella di un video di Berlusconi che parla di "scomposizione delle cellule" anziché fissione dell'atomo.
In questo post non voglio sbilanciarmi né a favore né contro, ma voglio dare chiarezza ed informazioni più scientifiche, lasciando link per documentazione e non semplicemente dando affermazioni con dati da chissà dove presi.
Ho cercato di tenere il tutto molto compatto e coinciso; alcune riflessioni che avrebbero dilungato troppo le ho messe a parte insieme al glossario e alla documentazione. Se c'è qualcosa di non chiaro segnalatelo pure via e-mail uomoubriaco@gmail.com così provvedo a spiegare meglio.

- «Una centrale nucleare non emette CO2»
1. Affermazione errata: una centrale nucleare EPR da 1 600 MW in un anno produce 12 TWh di elettricità e 670 000 t di CO2. Questo escludendo le emissioni per la costruzione della centrale (circa 12 g di C02 per ogni kWh prodotto), la gestione delle scorie (dai 30 ai 65 g di CO2 / kWh) e lo smantellamento finale degli impianti.
2. Si parla solo di CO2. La CO2, o anidride carbonica, non è l'unica causa dell'effetto serra; ci sono altri gas che potrebbero influire in modo più significativo e che quindi bisogna tenere in considerazione. ( http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare#Energia_nucleare_e_riscaldamento_globale - in inglese http://oxfordresearchgroup.org.uk/publications/briefing_papers/secure_energy_civil_nuclear_power_security_and_global_warming )
3. È così importante abbattere la CO2 anche a costo di produrre scorie radioattive? Gli animali quando respirano producono CO2, scorie radioattive per fortuna no.

- «Vantaggio nella bilancia dei pagamenti»
1. «Riduce l'importazione di petrolio [...] Maggiore stabilità politica» la prima è vera, ma sulla seconda ho qualche dubbio. E l'estrazione e l'importazione di Uranio è così semplice? ( http://it.wikipedia.org/wiki/Estrazione_mineraria_dell%27uranio )
2. Presupponendo che si voglia ricchezza e benessere, cosa che già andrebbe discussa ma esulerebbe dall'argomento, è necessario il nucleare per essere ricchi? La Norvegia è contro il nucleare eppure è la prima nella lista di stati per ISU e terza per PIL pro capite (PPA). Significa che l'alternativa esiste. ( http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_Indice_di_sviluppo_umano#Molto_Alto - http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_PIL_%28PPA%29_pro_capite )

Glossario, documentazione e riflessioni:

Il grande problema - che chi è a favore del nucleare evita - è lo stoccaggio delle scorie radioattive ( http://it.wikipedia.org/wiki/Scoria_radioattiva#Depositi_in_cavit.C3.A0_sotterranee_o_in_miniere_e_depositi_geologici ). Come si può pensare di riuscire a stoccare per millenni/milioni di anni delle scorie al sicuro? Al giorno d'oggi che oggetti intatti costruiti un milione di anni fa esistono? Nessuno. Hanno tutti subito qualche variazione nel tempo.
Non si sa di come andrà il clima nel prossimo secolo e invece si pretende di sapere che il tale luogo sarà sicuro per un milione di anni. Tutto quello che costruiamo ora ha una vita breve ed invece le scorie resteranno al sicuro per tutto quel tempo. Mi sembra davvero una grossa bugia.

Ora l'uranio costa poco così come costava poco il petrolio, e poi il metano, poi quando saremo schiavi dell'uranio si verificherà la stessa identica cosa che si è verificata ora con il petrolio. Il vento ed il sole però non hanno questo problema, ed andrebbero incentivati intelligentemente.

La Norvegia ha soltanto due reattori per la ricerca che producono quantità di energia insignificante ( http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_nel_mondo#Collegamenti_esterni ). Anche in Italia, al Politecnico di Milano, venne utilizzato un piccolo reattore nucleare fino a fine anni '70 ( http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare#Primi_anni ).
L'organizzazione norvegese però è stata all'altezza di gestirli - vedi link - ( http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1149 ), in Italia al Politecnico ci sarebbero stati tutti questi interventi e controlli?

Vita di una centrale: 25-30 anni ( http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare#Caratteristiche_generali )
Smantellare una centrale: lo smantellamento è una delle operazioni più lunghe e costose ( http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_elettronucleare#Smantellamento )

EPR: tipo di reattore di III generazione. In Italia la centrale accesa a Caorso nel 1977 usava reattori BWR di II generazione.

k: kilo; prefisso che indica le migliaia. 1 kg = 1 000 g; 1 kW = 1 000 W.
M: mega; prefisso che indica i milioni. 1 MW = 1 000 000 W.
T: tera; prefisso che indica i miliardi. 1 TW = 1 000 000 000 W.

t: tonnellata; 1 t = 1 000 kg = 1 000 000 g.

W: potenza dell'impianto.
Wh: produzione di energia. 1 impianto che ha potenza 1 MW, supponendo che vada sempre alla massima potenza, produce 1 MWh/h, 24 MWh/giorno, 8760 MWh (= 8,76 TWh) in un anno.

mercoledì 16 marzo 2011

Preludio e fuga

Dal Giappone giungono notizie preoccupanti. Ovviamente. Chi può aspettarsi, vista la situazione, fotografie di cesti pieni di cuccioli o altro del genere?
Ma fra le notizie preoccupanti ce n'è una, a mio parere, più preoccupante delle altre. I giapponesi stanno scappando.
E dove? A sud, nella speranza di scampare alla nube. Ma a sud il terremoto ha riattivato un antico vulcano dormiente che adesso aggiunge minaccia alle minacce.
Allora i giapponesi scappano dalle proprie paure e svaligiano i supermarket per accaparrarsi cibi in scatola, più sicuri dalla contaminazione di questi giorni, con il rischio di privare gli sfollati delle provviste per loro vitali.
Ovviamente dal Giappone fuggono gli stranieri, che forse sarebbero rimasti se il disastro fosse avvenuto altrove. In Francia, in Germania. Non lì.
Tutto questo scappare mi riempie di amarezza.
Dove vogliamo fuggire? Ormai il mondo intero è diventato una sorta di bomba a orologeria. Il pianeta non sopporta più il nostro comportamento irresponsabile, ci sputa come un muco di catarro. E noi dove pensiamo di andare? Pensiamo forse di sfuggire alla catastrofe nucleare percorrendo qualche migliaio di chilometri? Chi ci garantisce che quanto sta succedendo in Giappone non avvenga, un drammatico domani, anche altrove?
Abbiamo avuto il tempo di pensarci: è stato il nostro preludio.
Adesso che è tempo della fuga non sappiamo più dove andare. Perché si impone di non scappare più da noi stessi - la nostra amara specialità di umani immaturi.
Adesso è giunta l'ora di guardarci allo specchio e prendere atto di ogni nostra responsabilità, una dopo l'altra, e finalmente crescere. Per il domani di tutti.

domenica 13 marzo 2011

No al nucleare!

No al nucleare!
Anche nel 2011 siamo riusciti a fare un altro danno con le centrali nucleari. Ormai sembravano essere sicure, e probabilmente lo erano; ma è risaputo che l'uomo non può prevedere tutto, l'imprevisto esiste ed esisterà sempre. E così anche la centrale nucleare di Fukushima è sfuggita al nostro controllo ed è esplosa.
Ed ora la gente di Fukushima deve rimanere chiusa in casa, non bere l'acqua, uscire con gli asciugamani bagnati per non esporre la pelle all'aria. Mi domando: ma perché rischiare questo? Non è più semplice trovare altre soluzioni meno pericolose? Energie alternative ce ne sono tante, elettrodomestici a risparmio energetico, e campagne di responsabilizzazione sull'utilizzo dell'energia elettrica.
Spero a questo punto che anche chi era ancora favorevole al nucleare - perché era una tecnologia sicura e conveniente - si sia reso conto che l'uomo non può essere sicuro al 100% di quello che fa. C'è sempre un imprevisto.
Nella vita di chiunque e di tutti i giorni ci sono imprevisti. Questo dobbiamo apprenderlo ed accettarlo. Gli imprevisti rendono la vita difficile ma anche affascinante proprio perché non può essere tutto un mero e freddo calcolo.

sabato 12 marzo 2011

Il mondo

E' precario, delicatissimo l'equilibrio tra il pianeta e gli esseri umani che lo abitano e lo custodiscono. O quantomeno dovrebbero. Non fosse altro che per il proprio interesse personale. Finché siamo al mondo, custodi del mondo, siamo il mondo. Figli del mondo.
Teologi e scienziati hanno trovato un tratto unitario nel denunciare la rapacità dell'uomo (e anche, duole dirlo ma è così, della donna) nei confronti della terra: un rapporto morboso e difficile, in cui trovano spazio riflessioni di fede che restano inapplicate, esagerazioni razionalistiche, fanatismi ecological-chic e quant'altro.
Mi colpisce l'indifferenza di noi tutti verso il problema ambientale. Che è poi un problema umano, perché noi non siamo disgiunti dalla terra che popoliamo ma ne siamo parte, da essa proveniamo e in essa ritorniamo: ed è questa una evidenza tanto teologica quanto scientifica.
Abbiamo un bell'inquietarci quando il pianeta ci mostra il suo vero volto: un volto incontrollabile. Possiamo erigere edifici antisismici e arriverà l'onda anomala; possiamo proteggerci dagli uragani e arriverà il terremoto. Possiamo costruire le centrali nucleari più sicure al mondo, il vanto dell'umana razionalità, e in poche ore la furia degli elementi rende precaria la nostra immediata sicurezza personale prima ancora di rimettere in discussione la nostra innata fede nel progresso.
E noi (forse i giapponesi adesso no, ma noi italiani ancora sì) poniamo l'attenzione su tematiche grottesche: come e quando permettere o impedire di morire con decenza; chi deve o non deve inseminare chi altro nella procreazione medicalmente assistita; chi può o non può fare sesso con chi altro, e via dicendo.
E in questo modo, atteggiandoci a moralisti artefici del nostro presente, passato e futuro, perdiamo di vista la nostra autentica dignità di fondo: cioè la consapevolezza di essere un grano di sabbia.
Una canna al vento.
Un punto nell'immenso spazio.
Qualcosa che oggi c'è e domani chissà dove sarà.